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Drawn Into Descent - The Endless Endeavour
30/03/2019
( 1126 letture )
Altro giro, altra corsa per l’etichetta-baluardo Avantgarde Music. Accasatasi presso il roster della label meneghina dopo l’uscita del primo lungo omonimo (2015, pubblicato per Immortal Frost Productions), la formazione belga piazza il proprio album “sophomore”, percorrendo ancora una volta i sentieri artistici di un black contemporaneo, dilatato, più diafano che denso, tollerante verso influssi non prettamente votati al culto della fiamma nera (leggi: post rock, darkwave, gothic), che strizza l’occhio ai fan meno puristi, affine, per esempio, all’ultima incarnazione dei Downfall of Gaia ( Ethic of Radical Finitude ), giusto per citare un titolo comparso di recente tra queste pagine.

Entriamo nel merito e spieghiamo rapidamente in quale dimensione opera questo quartetto: la band dei fratelli Verheulpen macina lunghe suite che affondando le proprie radici in un sostrato sicuramente black. Elementi come le atmosfere terse ricreate dagli strumenti cordofoni e dalla sezione ritmica (plauso personale al drumming!), i frequenti passaggi in tremolo picking della coppia Dirickx / Verheulpen, il latrato di marca depressive del vocalist sono qui a segnalarci quanto la band sia perfettamente inseribile in un filone black: poco ortodosso, ma pur sempre black. A questo insieme di “ricorrenze”, si sommino, come si diceva sopra, alcune finezze accorse a supporto da altri generi non propriamente metal, ma che ben si sposano con la matrice del genere di appartenenza (arduo stimare ancora per quanto…) e di ascendenza del quartetto belga. Che la formula funzioni anche nel caso dei Drawn Into Descent lo si può dedurre già dai primissimi ascolti: basti ascoltare, a puro titolo conoscitivo, il singolo di lancio: Wither. Nonostante possa trasparire un certo entusiasmo dalle parole di chi scrive – che, effettivamente, viene pure appagato nella prima sequela di canzoni (Dystopia, Wither, Death…) -, The Endless Endeavour, se ascoltato con l’attenzione che richiede data la mole dei singoli brani, si rivela come un lavoro che brilla e non brilla, splende e si spegne, emoziona e annoia, esalta e delude. Per inciso (e con un po’ di sana retorica da bar): le delusioni sorgono nel momento in cui ci si avvicina ad una band che un potenziale realmente ce l’ha, che lascia scorgere spiragli (più o meno intensi, più o meno massicci) di classe, che lascia intravedere segni di personalità, che una propria identità pare essersela ritagliata. Nel caso dei Nostri, le questioni di disappunto verso le quali si sta puntando il dito riguardano: la durata dei singoli brani (sì, anche quelli migliori sono intaccati da una certa prolissità…), l’amalgama delle idee e come le stesse non vengano fatte fruttare dai musicisti, come vengano diluite in corso d’opera, ma soprattuto come vengano fatte risaltare in quello che si dimostra già un songwriting globalmente più che sufficiente, precisando, comunque, che The Endless Endeavour non apporta di fatto alcuna novità nella loro discografia. Fatto questo doveroso appunto, il full-length si rivela comunque un’opera ben più che gradevole, dotata di alcuni momenti da encomio e di una certa profondità: vuoi per le influenze giunte fragorosamente da altri lidi, vuoi per le sfumature del timbro di Bart Dirickx, vuoi per alcune incursioni sognanti del Verheulpen chitarrista, vuoi per certe reminiscenze curiane e altri passaggi dall’alto tasso emozionale.

Forme e ombre vengono proiettate sulla prima tela da riempire e da squarciare, Dystopia: riffing serrati si alternano con tempismo perfetto ad aperture melodiche disegnate dagli arpeggi di chitarra, lo screaming è di quelli incisivi, ma non chiude del tutto la porta in faccia a certe inclinazioni più soft. Poco o nulla si può criticare alle scelte effettuate in fase di composizione, piuttosto è la struttura del brano ad incassare la nota negativa: poche soluzioni, reiterate per un cinque minuti di troppo nella coda. Wither cerca di cambiare le carte in tavola: nulla cambia nel mood generale del brano, è, piuttosto, sulle influenze e sulla varietà verso i quali si spenderanno qualche elogio. Se il primo minuto pare un netto proseguimento del brano precedente, è a 1.31 che si percepisce la prima vera svolta, in quello che pare essere una versione estremizzata dei capitolini Klimt 1918 (Dopoguerra). Ne seguirà, da questo punto in avanti, uno sfumare costante che dalla darkwave, conduce, quasi enciclopedicamente, verso un blackgaze movimentato (7.59). Di nuovo, con la strumentale Death… ci si addentra in meandri post rock: il finale da assaporare in silenzio religioso, è, insieme a tutto ciò che lo procede, la lampante dimostrazione di come la band sia in grado di scrivere anche brani brevi, risultando ugualmente efficace. …Embrace Me vive di poco splendore, per non dire alcuno, a causa dell’incessante riproporre lo stesso giro da parte dei Nostri, ricalcando alla meno peggio quanto proposto con l’opener Dystopia. Giunti alla title-track si sprofonda nel lato depressive dei Drawn Into Descent, in cui a far la parte del leone non sono le rare accelerazioni, ma, ancora una volta, l’eccellente lavoro di chitarra di Verheulpen, in cui si possono scorgere le geometrie di casa Mgła- con tutti i “se” del caso.

Siamo dubbiosi, siamo perplessi, siamo soprattutto insoddisfatti, ma siamo fiduciosi. Quando pare giungerci qualcosa di concreto all’orecchio durante l’ascolto, sfugge subito via e dobbiamo sempre aspettare qualche minuto di troppo per riacciuffarlo, perdendoci nel frattempo in alcuni passaggi anonimi o simili a quello che è venuto prima, o verrà poi. Critica non da poco, ma da chi spara brani come le prime tre cartucce, seppur ancora relegati alla proposta degli esordi, ci aspettiamo qualcosa di più perché arriverà il giorno del terzo lungo…e noi ci saremo ad attenderli al varco, questi Drawn Into Descent.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
77 su 5 voti [ VOTA]
Dark HOrizons
Venerdì 21 Giugno 2019, 20.06.42
3
Album splendido, altrochè 67...
maldoror
Domenica 21 Aprile 2019, 11.00.13
2
Questo è un gioiellino di disco
Jan Hus
Lunedì 1 Aprile 2019, 9.12.24
1
A me è piaciuto molto. Certo, è migliorabile, ma il voto è basso, magari per questo qualcuno non prova ad ascoltarlo, e se lo perde.
INFORMAZIONI
2019
Avantgarde Music
Black
Tracklist
1. Dystopia
2. Wither
3. Death…
4. …Embrace Me
5. The Endless Endeavour
Line Up
Bart “B” Dirickx (Voce, Chitarra )
Jason “J” Verheulpen (Chitarra)
Glenn “G” van Bael (Basso)
Vincent “V” Verheulpen (Batteria)
 
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