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Guthrie Govan - Erotic Cakes
05/04/2019
( 1689 letture )
Lascia sempre un certo senso di perplessità leggere quanti anni avesse Guthrie Govan quando è stato rilasciato questo Erotic Cakes. Per un chitarrista, debuttare a 35 anni è indubbiamente tardi. Sicuramente i suoi primi passi nel mondo della musica non sono stati facili e si è sempre occupato più della parte didattica come insegnante che della parte pratica come musicista vero e proprio. I primi ad averlo notato furono gli Asia nei primi anni del nuovo millennio, ma la sua carriera con il gruppo prog rock inglese non è stata longeva, è durata circa un lustro durante il quale la band ha inciso due album. Dopo la sua dipartita, rimasto orfano di un progetto e possedendo una tecnica da far invidia ai mostri sacri della sei corde, venne contattato dal produttore di amplificatori Paul Cornford che, tra gli altri, fornisce i suoi prodotti al chitarrista statunitense Richie Kotzen, che non ha certo bisogno di presentazioni. Possiamo solo ringraziare questo benefattore che ha reso possibile la creazione di questa perla strumentale. Con queste premesse, dal momento che Paul possedeva un’etichetta discografica con il suo nome e Guthrie Govan non poteva autofinanziare la pubblicazione di un disco, è stato concepito Erotic Cakes il cui titolo è tratto da una puntata del celebre cartone animato I Simpson, cioè “La Paura Fa Novanta”. Le tracce che lo compongono in realtà non sono proprio tutte inedite, anzi. Una di queste, Wonderful Slippery Thing, aveva consentito al musicista britannico di vincere il titolo come miglior chitarrista dell’anno nella competizione organizzata nel 1993 dal magazine “Guitarist”. La lineup è completata dal fratello Seth Govan al basso e da Pete Riley alla batteria. Sono presenti due vere e proprie guest star nella formazione e parliamo del già citato Richie Kotzen, nel cui studio sono state incise le parti di chitarra dell’album, e di Ron Thal, meglio conosciuto come Bumblefoot, protagonista di un’infelicissima parentesi con i Guns N’Roses e una ben migliore partecipazione in Psychotic Symphony dei neonati Sons Of Apollo.

Ci vorrebbe una giuria di esperti e forse innumerevoli ore di dibattito per stabilire l’etichetta da affibbiare a questo pregevole prodotto musicale sui generis. Jazz, fusion, shred, progressive e chi più ne ha più ne metta. Pertanto in alcuni casi è bene godere dell’ascolto senza porsi troppo domande sulla natura etimologica del lavoro oppure sul filone al quale esso possa appartenere. Quel che è certo è che riusciamo ad udire contemporaneamente artisti come l’irraggiungibile Jason Becker oppure “Satch” Joe Satriani, il tutto in un solo disco. Le cullanti note marine di Waves ci fanno subito capire su che lidi verremo traghettati, onirici e paradisiaci. Siamo di fronte ad un capolavoro e ce ne si può accorgere immediatamente dopo pochi secondi. La continuazione è del tutto eclettica con il duo shred/fusion Erotic Cakes-Wonderful Slippery Thing, delizia per le orecchie di chi apprezza la tecnica sopraffina e la chitarra graffiante. Poi Ner Ner, più melodica come l’opener con cui condivide lo scettro di miglior brano, dove figura l’apparizione di Richie Kotzen. È la traccia più lunga dell’album con i suoi otto minuti eppure le note di cui è composta sono talmente piacevoli e rilassanti che in un batter di ciglia siamo già giunti a Fives, che non per niente è la quinta. Qui troviamo un frenetico tapping di chitarra seguito da un dolce assolo di basso, l’atmosfera in cui si snoda la melodia è molto simile allo stile di Kiko Loureiro nel suo spettacolare No Gravity. Le note della chitarra si spostano verso suoni acutissimi in una disperata distorsione che caratterizza tutti i cinque minuti e mezzo di Uncle Skunk, una jam session dalla creatività davvero sconfinata. La settima, neanche a dirlo, si chiama Sevens: evidentemente Guthrie Govan ci teneva particolarmente a scandire l’ascolto dei propri fan utilizzando una numerazione cardinale nel nome delle tracce in scaletta. Le padrone indiscusse del brano sono la tecnica esasperata e la rapidità nel tapping, mentre di matrice completamente opposta è la successiva Eric, una dolce ballad strumentale, in cui si sentono fortemente le sonorità neoclassiche di Jason Becker del suo eccezionale album d’esordio Perpetual Burn. Da qui fino alla conclusione, in un trittico che comincia con Slidey Boy, sentiamo un preludio di ciò che ci proporranno dal 2011 gli Aristocrats , con questi ritmi molto scherzosi e ludici. Come esempio possiamo prendere proprio Rhode Island Shred, dove compare Bumblefoot per l’esecuzione del frenetico shredding. Chiude i giochi Hangover, un palcoscenico soprattutto per i due fratelli Govan che si prendono la scena con assoli alternati di chitarra e basso.

Non facciamo fatica ad immaginare quale sia il motivo per cui il polistrumentista Steven Wilson abbia deciso di affidarsi proprio a Guthrie Govan per il suo progetto solista. Basterebbe ascoltare l’assolo di Regret #9 contenuto in Hand. Cannot. Erase. per comprendere il valore di poter annoverare un fenomenale chitarrista di questo calibro tra le fila della propria band. Un assolo che, nella mia umilissima opinione, vale anni di carriera di un sacco di band odierne…



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
87 su 5 voti [ VOTA]
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 18.04.58
16
Una bomba questo album... Khaine ritorna su metallized a fare le recensioni
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 13.51.44
15
Ora ricordo me lo avevi fatto sentire... Ottimo disco veramente
Khaine
Domenica 14 Aprile 2019, 13.41.00
14
grande fammi sapere se ti piace!
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 13.35.12
13
Ottimo... Ora me lo ascolto
Khaine
Domenica 14 Aprile 2019, 13.28.39
12
Boia, si, ma è facile che lo abbiamo anche ascoltato in qualche occasione.
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 13.24.16
11
Ok mi consigli questo disco?
Khaine
Domenica 14 Aprile 2019, 13.20.42
10
in effetti non è cambiato granchè :/ dai non spammiamo!
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 13.16.23
9
Sei un grande era da una vita che non scrivevi nulla
Khaine
Domenica 14 Aprile 2019, 13.11.26
8
Si, mona!
thrasher
Domenica 14 Aprile 2019, 13.05.03
7
Sei il khaine che dico io?
Khaine
Domenica 14 Aprile 2019, 12.57.24
6
Un disco piacevolissimo, Fives e Sevens sono i miei pezzi preferiti. Parliamo di uno dei chitarristi più meritevoli attualmente in circolazione, non per nulla fa parte dell'entourage di Hans Zimmer. La speranza è sempre che ci sia un nuovo album da solista. Incrociamo le dita!
enrico86
Martedì 9 Aprile 2019, 16.28.24
5
io govan lo conosco perchè l'ho sentito sugli aritocrats e devo dire che mi piace molto. ci darò un' occhiata
ugh
Domenica 7 Aprile 2019, 21.16.25
4
Semplicemente inascoltabile.
Raven
Domenica 7 Aprile 2019, 14.27.01
3
Disco eccellente, chitarrista eccellente, persona eccellente.
Jimi The Ghost
Sabato 6 Aprile 2019, 12.41.00
2
artista poliedrico, eclettico, tecnicamente difforme e inarrivabile, costantemente proiettato verso una produzione finemente chirurgica e perfetta nelle sue mille e mille contaminazioni, ma che, alla fine, non conducono mai ad un unica radice. Questo è Guthrie Govan. Ha reinventato l’approccio alle corde, ridisegnando lo Stile e i modi spazzando, in un sol colpo di plettro, anni di chitarristi più o meno sempre ripetitivi. Certamente Govan tende a rivolgersi ad un ascoltatore maggiormente attento, forse peculiare, sicuramente non dozzinale. Questo è Un grande lavoro, probabilmente uno dei suoi migliori prodotti insieme con Jan Cyrka. Per me, ovviamente e per tantissimo motivo rappresenterebbe l’innovazione moderna, quindi merita un bel 10 con lode. Jimi TG
Alex Cavani
Venerdì 5 Aprile 2019, 14.14.36
1
Non ci sono parole per questo capolavoro! Un disco strumentale, chitarristico, che si assimila con la stessa facilità di un disco pop. E con questo ha già vinto in partenza; aggiungiamoci poi la tecnica sopraffina (per me Govan è attualmente, e in realtà già da qualche anno, il miglior chitarrista sulla piazza, in generale), il buonissimo gusto degli arrangiamenti e delle melodie, la voglia di non prendersi sul serio e di suscitare anche il sorriso e l'ilarità attraverso i brani, la simpatia stessa dell'artista e la scelta di non strafare mai, mettendo in primo piano la "canzone" attraverso la tecnica e mai il contrario e abbiamo un disco azzeccatissimo e senza tempo. Per me un capolavoro vero, da ascoltare sempre e comunque, in ogni occasione possibile.
INFORMAZIONI
2006
Cornford Records
Fusion
Tracklist
1. Waves
2. Erotic Cakes
3. Wonderful Slippery Thing
4. Ner Ner
5. Fives
6. Uncle Skunk
7. Sevens
8. Eric
9. Slidey Boy
10. Rhode Island Shred
11. Hangover
Line Up
Guthrie Govan (Chitarra)
Seth Govan (Basso)
Pete Riley (Batteria)

Musicisti Ospiti
Richie Kotzen (Chitarra nella traccia 4)
Bumblefoot (Chitarra nella traccia 10)
 
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