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Cenotaph - The Gloomy Reflection of Our Hidden Sorrows
06/04/2019
( 426 letture )
Nati dalla mente di Daniel Corchado, musicista che i fan degli Incantation conoscono molto bene, i Cenotaph sono considerati il gruppo death più importante e noto del Messico. E non c'è da stupirsi. Parliamo infatti di un paese che non ha mai sviluppato una scena death grande come quella statunitense o di rilievo come quella cilena –nonostante la presenza di gruppi validi come Shub Niggurath, Ravager, Necroccultus, Disgorge, Ereshkigal e altri- ma poco importa, perché la qualità presente nell'esordio del gruppo è sicuramente degna di attenzione.

Dopo una serie di demo ed EP, The Gloomy Reflection of Our Hidden Sorrows dà l'inizio ad una carriera di tutto rispetto, e non solo, perché dietro quel titolo sicuramente atipico per un gruppo death si nasconde tutta l'inventiva e la particolarità compositiva di Corchado e compagnia. Sì, parliamo di death metal, ma nulla di semplice o scontato; ciò che colpisce e rende il disco un gioiello sono innanzitutto le composizioni, tutt'altro che quadrate e, anzi, varie, ricche di momenti diversi. Dal death metal pià ferale si passa infatti ad attimi più “prog oriented” con l'utilizzo di arpeggi, voci pulite, melodie e tastiere che seppur non invasive rafforzano il carattere dell'intero lavoro. Le chitarre di Guillermo Delgado e César Sánchez non avranno registrato riff memorabili come quelli di McEntee, ma guai a ritenerle poco incisive o valide: a confermare quanto detto vengono incontro splendidi pezzi come ...a Red Sky, Evoked Doom o In the Cosmic Solitude, brani in cui le caratteristiche che contraddistinguono il lavoro prendono piede e donano al disco un'impronta molto definita. L'utilizzo delle melodie, delle tastiere e degli effetti sulle chitarre, donano al lavoro un'atmosfero diversa da quelle a cui si è generalmente abituati in ambito death: niente richiami all'inferno o demoni vari, ma si ha a che fare con atmosfere più vicine al mondo onirico/cosmico. Tali sensazioni sono enfatizzate anche dai testi, introspettivi e che, almeno in Infinite Meditation of an Uncertain Existence sfociano in una vera e propria poesia (presente solo nel booklet).

I'm clearly in meditation
Late at night
While I'm staring, through one's Soul
(Questioning one's existence in the universe)

Gloomy memories are wandering in myself
Remembrance of the cold cosmos
The immensity of my eternal world


Verrebbe da considerarlo un disco perfetto, e tutto sommato potrebbe esserlo. I brani sono coinvolgenti, vari e colpiscono tutt'oggi. Si potrebbe dire, al massimo, che certe soluzioni sono effettivamente un po' acerbe e che la produzione non renda pienamente giustizia all'operato. Non che vi siano strumenti non in risalto, anzi, il basso di Corchado ha un ruolo/peso tutt'altro che marginale e le tastiere sono dosate a dovere, ma in termini di qualità è sicuramente inferiore a dischi usciti in quell'anno (ricordiamo: 1992).
Dopo questo splenido disco, Daniel Corchado lascerà i Cenotaph per dedicarsi ad un altro suo interessante progetto (e che ovviamente si porta dietro la filosofia compositiva del messicano), i The Chasm, per poi entrare negli Incantation e registrare il bestiale Diabolical Conquest.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85.5 su 2 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Lunedì 8 Aprile 2019, 20.01.00
2
Bel disco, all'epoca non ricordo di averli ascoltati, ne sentivo solo parlare su alcune riviste specializzate o sulle fanzine. Dopo qualche anno li ho apprezzati, anche se per me i capolavori sono altri, un 70 per me lo merita.
Pacino
Lunedì 8 Aprile 2019, 5.12.18
1
Disco storico del Death Metal sud americano, anche se sono messicani. Voto 82
INFORMAZIONI
1992
Horus Productions
Death
Tracklist
1. Requiem for a Soul Request
2. Ashes in the Rain
3. ...a Red Sky
4. Evoked Doom
5. Tenebrous Apparitions
6. The Spiritless One
7. Infinite Meditation of an Uncertain Existence
8. In the Cosmic Solitude
9. Repulsive Odor of Decomposition
Line Up
Daniel Corchado (Voce e basso)
Guillermo Delgado (Chitarra)
César Sánchez (Chitarra)
Oscar Clorio (Batteria)

Musicisti ospiti:
Hans Mues (Tastiere)
 
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