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Witchers Creed - Awakened From The Tomb…
07/04/2019
( 1397 letture )
Più di qualcuno sbotterà con una proverbiale uscita, del tipo “ancora con la solita band clone dei Black Sabbath?” Risponde il saggio: “Calma e sangue freddo, non è l’artwork che fa il monaco..”. E aggiunge il sottoscritto, che, poco ma sicuro, non rientra nella categoria dei saggi: “E diamola una chance, a questi ragazzi!”. Proviamo a calarci nei panni del lettore e teorizziamo alcuni pensieri che gli baleneranno per la testa alla vista di questo platter: sguardo alla copertina…colore predominante? Viola. Forse il colore per antonomasia nell’iconografia doom di derivazione sabbathiana. Occhiata rapida rapida ai titoli dei singoli brani, e cosa spunta? Occultismo, corvi, rituali e negromanzia. Giunti a questo punto, ci troviamo, pardon, vi trovate ad un bivio, poiché il problema ve lo siete creati voi, con le vostre mani. “Pillola blu o pillola rossa?” Ricordate la celebre scena di Matrix? O inserite Master of Reality, Vol. 4 o Sabbath Bloody Sabbath perché incapaci di scindere il concetto di plagio/tributo, perché sostenitori di alcune malsane teorie recitanti “meglio l’originale” o “siamo nel 2019” (questa è divertente, come se la musica avesse un età…) e negate, in questo modo, ogni possibilità a questi Witchers Creed di girare nei vostri tablet, lettori o altri supporti fisici. La seconda opzione consiste nell’ascoltare l’album e dedicare cinquanta minuti del vostro tempo. Né più, né meno: un ascolto, è quello che vi si sta chiedendo. Non si sta mandando nessuno alla gogna o al patibolo: se considerate questo invito un rimando a qualche tortura medievale, forse forse, la fiamma doom non arde così “potente in voi” oppure si è affievolita con lo scorrere inesorabile del tempo.

Se, chi sta leggendo, si rivede nella prima categoria di ascoltatori, nessun problema: può interrompere qui la sua lettura, voltare pagina e tante care cose. Awakened From The Tomb… proviene, acusticamente, dalla prima degli anni ’70, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Chiaro che se uno si attende da parte di questi Witchers Creed uno slancio pindarico che proietti la musica nel futuro, di certo non lo troverà in questo lavoro. Scelta, giustamente, inattaccabile, ma, permettetemi, che porta in dote una valanga di riserve. Ora, la seconda categoria. Restiamo in pochi indissolubili: nostalgici, cultori di materia, die hard fans, menefreghisti e, soprattutto, figli di un credo e di un suono. Se qualcuno si rispecchia in taluni soggetti, dall’alto della sua conoscenza della “Bibbia” (leggi: Black Sabbath), avrà già intuito che dei Black Sabbath s’odono solo le scorie…ma per definire i Nostri “cloni dei Black Sabbath” ci vuole un gran bel coraggio talmente è variegato questo lavoro. Un esempio piuttosto eloquente è il vocalist: timbro lontano anni luce da quello di Ozzy, nessun filtro adoperato (una delle piaghe di questo genere…), ma soprattutto nessun tentativo di scimmiottamento della storica voce del Sabba Nero. Emil Lundin è una voce carismatica, prestata al doom, figlia dell’hard seventies, squillante e profonda a seconda della situazione. Purtroppo, sarà anche l’ultima volta che sentiremo parlare di Lundin (classe ’94) in questo progetto (almeno per il momento…), uscito dalla line up poco dopo le registrazioni di questo lavoro e sostituito dal più “anziano” (classe ’91) Dennis Blohm Hedlund. Sconvolgente, invece, l’età media degli strumentisti, tutti e tre classe ’98. La band, il cui quartier generale risiede a Katrineholm, Svezia, nasce nel 2016 e prima di questo lungo d’esordio, vantava due demo, Witchers Creed e Depths of the Black Void (2017), contenenti i brani convogliati nel lavoro oggetto d’analisi, e un singolo, Salem (Ressurection) , pubblicato l’anno scorso per la statunitense Ripple Music. Awakened From The Tomb… presenta nove brani maturi e uno diverso dall’altro, dove vengono chiamate in cause le doti migliori dei quattro membri: Witchers Creed è l’opener perfetta per chi si appresta ad affrontare il lavoro per la prima volta. Si viene subito scaraventati in un brano doom tinto di rock: guitarwork di Andersson semplice, crudo ed efficace, linee vocali e backing vocals accattivanti e sezione ritmica in primo piano. È ancora un brano di metallo primordiale come Depths of the Black Void, a fungere da altro grande biglietto di visita, in cui la coppia Bjällerhag/Rangstedt si ritaglia uno spazio da protagonista nella seconda metà, in una sorta di tributo/rimando alla sezione centrale di Whole Lotta Love. Victims of Retribution riassume, nei suoi cinque minuti, circa mezzo secolo di storia del genere: Andersson riesuma dall’armadio del doom un riff tagliente e malvagio, lo abbina ad bridge psych elegante e conclude con un assolo in bilico fra le lezioni di Sabbath e Maiden. Raven’s Claw è la quarta bordata consecutiva di classe, dove linee di basso sgargianti (la prima su tutte) e la chitarra di Andersson sciorina un numero misero di riff…ma che si stampano subito in testa, e la fanno muovere pure, la testa. Nel cuore dell’opera c’è pure spazio per un fisiologico rallentamento dei bpm al sapore di phaser: Larissa dimostra come la band sia in grado di scrivere lentoni che scavano nel blues, con un bel crescendo heavy nel finale. Non il miglior brano fin qui sentito, ma come primo tentativo si lascia ascoltare tranquillamente. Si ritorna ai tempi delle prime demo, ai “classici” del repertorio Witchers Creed: Rituals of Decay, uno dei carichi da novanta della band, ricomincia con un tributo a Iommi, ai suoi storici riff in slide, per poi lasciare spazio a un basso delicato. Dalla seconda metà in poi, i Nostri abbandonano la cappa doom e lasciano fluire altre incursioni rock, assoli al fulmicotone, per poi ritornare sotto il tetto di partenza con quel grande lampo sabbathiano che illumina il brano a 4.43. In Salem (Resurrection) , l’ombra dei Black Sabbath si percepisce maggiormente, soprattutto nel main riff, ma in un mondo revivalista in cui Tizio deriva costantemente da Sempronio ritmiche e altri spunti, e a volte nemmeno ci riesce, possiamo dire che anche in questo caso i Nostri si difendono piuttosto bene. Non temete, Monolith fugherà ogni vostro dubbio, in un battesimo lisergico riuscitissimo, lontano da ogni epoca e ogni riferimento, con un epilogo esaltante (5.52), punto d’incontro immaginario fra Zeppelin e Sabbath, in una soluzione tanto cara ai primi Orange Goblin. La title-track conclusiva sembra fagocitare ed espellere nei suoi quattro minuti scarsi tutti i rari tetri umori (ossimoricamente trattasi di un lavoro doom “solare”), condensati in linee chitarristiche sepolcrali.

La seconda opzione (pillola, se preferite) non è una scelta dettata solo dal cuore e dall’inossidabile passione per il genere. È una ben precisa presa di posizione. È un invito a non lasciar soccombere un genere morente, quello del doom classico, sovrappopolato da giovani baldi privi di personalità, originalità e doti di songwriting. Leviamo ogni dubbio sulla questione: al momento, Witchers Creed non è sinonimo di originalità e la personalità si scorge ancora a tratti. Ma di sicuro i Nostri hanno dalla loro, considerata l’età, diverse doti importanti: miscelare con successo più di un genere, fantasia nel non riproporre mai la stessa formula e la capacità di scrivere brani diretti, di facile presa e che invogliano ad ulteriori ascolti, anche se della durata di una suite. Awakened From The Tomb è un album che dev’essere assolutamente preso in considerazione dalla seconda categoria di ascoltatori, e ci auspichiamo, anche dalla prima. Da oggi, il futuro del genere è anche nelle mani dei Witchers Creed. Noi restiamo in trepidante attesa dei prossimi passi discografici…



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85.66 su 3 voti [ VOTA]
Alex HeavySound
Martedì 23 Aprile 2019, 11.09.07
6
Buon album, qualche influenza chiaramente percepibile dai grandi maestri, ma alla fine risulta piacevole e scorre che è una bellezza. voto 80
Replica
Giovedì 11 Aprile 2019, 18.40.26
5
Per ora me lo sto ascoltando sulla piattaforma che ormai è un ricettacolo di italoidioti,mi sta aiutando il mio stereino che credo mi aiuti in qualche modo nell'ascolto.Sempre che non arrivi l'ultimo "unto dal signore" con la verità in tasca e in testa provo a scrivere qualche impressione personale (ripeto,personale).Recensione sentita e giusta,ma qualcosa non va nel voto,eppure mi piace,è un bell'album,ma c'è qualcosa che manca,il suono non mi convince,è buono,ma forse non è mixato bene o le voci mancono di corposità.Poi non sono un tecnico.I pezzi ci sono tutti e stanno sulla sottile linea di confine fra doom e stoner,forse potevano osare di più,scavare di più a fondo.Larissa punto debole,non l'avrei inserita,non è brutta ma è troppo ammicchevole e ci perde l'insieme.Il bello è che ci sono piccole perle sparse qua e la ed è un piacere scoprirle.Osare di più,perchè questo richiede la musica come forma d'arte.Il voto,io scelgo 70,per arrivare a 80 serve più rischio anche a costo di sbagliare.ciao Replica Van Pelt
LC
Giovedì 11 Aprile 2019, 9.29.16
4
Ok i riferimenti a cui si ispirano sono chiarissimi, però si ha pur sempre a che fare con un album di esordio (al netto di demo, singoli ed ex band). A mio parere un buon album, mancante di quel tocco di originalità che potenzialmente però c'è.Leggendo la recensione pare che il cantante non farà più parte del progetto e potrebbe essere una grossa perdita. Voce non banale che unita al suono della band poteva creare mix interessanti. Sui testi, niente di mai letto, ma complessivamente ben scritti (it's the pride that leads to pain). Son già curioso di sentire il prossimo lavoro, per ora voto 85
Giaxomo
Lunedì 8 Aprile 2019, 21.44.13
3
@No Fun: uh sì, gli Obsessed assolutamente, solo che ho optato per il "metro di paragone", ma a livello grafico cfr. questo e la reissue degli Obsessed che trovi in database (trovi pure un mio commento dell'avanti Cristo)..siamo lì, certamente, ma rimuovi Trouble e lo Stregone del Bong. Mi raccomando, ti attendo al varco per un parere, come ho detto e ridetto: vale la pena spenderli, questi 45 minuti, se si naviga nel doom / heavy metal..poi se "altri" si fanno avanti apprezzando il lavoro, beh, ben venga. Pertanto a presto. 😉 @El Faffo: Ciao e benvenuto! Anche per me gli esordi di Kadavar e Witchcraft, e i loro relativi percorsi, ormai agli antipodi, sono stati folgoranti! Spero di leggerti spesso, data la tua devozione al genere...😉
El Faffo
Domenica 7 Aprile 2019, 14.51.08
2
La personalità c'è eccome.. E pure i Toni giusti di chitarra! Era credo dai primi Witchcraft o Kadavar che non mi intrippavo cosi. Non per tutti, OK. Non il disco per ogni momento, OK. Un gran buon lavoro si
No Fun
Domenica 7 Aprile 2019, 13.26.08
1
Non ho letto ancora né la rece e nemmeno il nome del gruppo... ma la copertina mi sembrano gli Obsessed e i Trouble che si mettono a fare gli Electric Wizard e la cosa mi piace assai...
INFORMAZIONI
2019
Ripple Music
Doom
Tracklist
1. Witchers Creed
2. Depths of the Black Void
3. Victims of Retribution
4. Raven’s Claw
5. Larissa
6. Rituals of Decay
7. Salem (Resurrection)
8. Monolith
9. Awakened from the Tomb…
Line Up
Emil Lundin (Voce)
Filip Andersson (Chitarre e voce)
Emil Bjällerhag (Basso e voce)
Charlie Rangstedt (Batteria)
 
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