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Dødsfall - Døden Skal Ikke Vente
09/04/2019
( 1286 letture )
Al primo ascolto di Døden Skal Ikke Vente, dopo soli pochi secondi, non potevo fare altro che respirare il profumo di Norvegia: c’è aroma di fiordo in questo disco. Non si tratta certo di un capolavoro -ne descriveremo pregi e difetti- ma è dannatamente scandinavo, scava all’interno delle radici del genere, ne prende i canoni classici e li rende più fluenti ed armonici- senza colpire sempre il bersaglio ma chi non risica... I Dødsfall, con questo lavoro, hanno appena realizzato il disco della svolta stilistica, il loro primo passo verso nuovi lidi sonori: sono passati quattro anni dal precedente Kaosmakt, un lasso di tempo così ampio che per forza porta cambiamenti di stile: bisognerebbe stupirsi del contrario. Non sempre, tuttavia, questi mutamenti riescono con lo schioccare delle dita. La band, da sempre, non ha mai eccelso in termini d’inventiva: con questo non rinnego l’entusiasmo sull’inziale metafora dell’odore di Norvegia, ma avere carattere ed ispirazione è tutt’altro. Døden Skal Ikke Vente propone dieci canzoni e dieci papabili singoli, che farebbero la gioia di molti gruppi là fuori, ma che si incentrano su ritmiche troppo similari ed un’incerta base compositiva, facendo diventare i tre quarti d’ora del lavoro difficili da sopportare senza avvertire cali di attenzione. L’opener, Hemlig Vrede, è l’unica in grado di sorprendere positivamente l’ascoltatore, lasciandolo per qualche secondo stordito grazie alla sua attitudine marcia e priva di compromessi; già dalla seconda Tåkefjell la versione più thrash ed epica della band inizia ad emergere, con riff che ricordano alla lontana i primordiali Taake. La mutazione prende la sua forma più completa con la terza Svarta drömmar, dove l’ispirazione dei Bathory periodo Blood Fire Death rende tutto più visionario ed epico: il cielo si tinge di nuove stelle. Peccato che il cielo oggi sia leggermente offuscato per i Dødsfall, sereno variabile potremmo dire, dal momento che dall’appena citata Svarta drömmar il percorso per arrivare alla conclusione si farà leggermente più contorto. Ogni brano mostra scarsa personalità, la tradizione norvegese si mescola alla voglia di pagan ed epic, arrivando persino a toccare il thrash/black più primordiale, sino i cantanti in clean vocals. Un contorto pot-pourri che si divincola senza tregua: come uno degli esempi più lampanti di tutto questo non posso non citare Ondskapelse. La partenza energica del primo minuto va a perdersi nei meandri di un mid-tempo poco ispirato, prima di riprendersi ottimamente per poi ricascare nel solito errore: l’apertura melodica a 3:45 ci conduce ad una conclusione lenta e prolissa che stona paradossalmente dall’incipit inziale. Non si tratta certo di una traccia “brutta”, ma conferma come l’evoluzione del gruppo non sia ancora compiuta. Certi passaggi non riescono al meglio, lasciano emergere -come nella parte centrale di Ødemarkens mørkedal- una vena più melodica che stenta a decollare. Le possibilità del gruppo sono infinite, sia chiaro, ma attualmente sembrano non sfruttare appieno il loro potenziale. La conclusiva Skogstollet è un minuto strumentale ottimamente composto, la somma delle volontà di un disco che vorrebbe volare su quelle nubi nel dipinto di Peter Nicolai Ardo presente sulla cover di Blood Fire Death, ma che ancora deve comprendere la fare di slancio. La crudeltà degli album precedenti è andata a perdersi, lasciando entrare nei suoi meandri partiture più melodiche che aiutano ad intravedere il cielo oltre la tempesta. V’è ancora necessità di tempo prima che la voglia di rimanere legati alle proprie radici smetta di pulsare. Døden Skal Ikke Vente è un album onesto, che porta a casa la sua corposa sufficienza ma che non lascia nulla nell’ascoltatore a fine corsa. La mancanza di chiarezza compositiva non deturpa l’intero lavoro, che costa di ottimi passaggi -come la già citata Hemlig Vrede. L’ultimo tassello per il gruppo è quello di capire da che parte della carreggiata stare: successivamente il resto verrà spontaneamente, poiché di certo si può imputare qualsiasi cosa a questi ragazzi, ma non la carenza di coraggio. Perseverate!


VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Stagger Lee
Martedì 9 Aprile 2019, 20.50.15
3
A me non è dispiaciuto ma neanche mi ha fatto impazzire...diciamo che se capita lo ascolto volentieri.
DF800
Martedì 9 Aprile 2019, 16.32.14
2
Un disco suonato molto bene e prodotto ancora meglio ma di una pesantezza disarmante. Impossibile da ascoltare tutto insieme prche rischi di spararti in testa. Peccato, avesse avuto più varieta al proprio interno si starebbe parlando di un gran disco. 65
dave
Martedì 9 Aprile 2019, 10.05.29
1
ma al North non sono stanchi di queste minestre???
INFORMAZIONI
2019
Osmose Productions
Black
Tracklist
1. Hemlig vrede
2. Tåkefjell
3. Svarta drömmar
4. Grå himlar
5. Kampsalmer
6. I de dødens øyne
7. Ødemarkens mørkedal
8. För alltid i min sjæl
9. Ondskapelse
10. Skogstrollet
Line Up
Isthar (Voce, Chitarra, Basso)
Telal (Batteria)
 
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