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King Crimson - THRAK
13/04/2019
( 1021 letture )
Dire King Crimson vuol dire rinchiudere in un nome decenni di storia del rock progressivo. Dal '68 in poi -con le dovute pause- è doveroso ricordare le gesta della band londinese, capace di imporsi come pilastro del genere e innovare il sound di volta in volta con influenze di ogni tipo. Nel 1995 esce THRAK, album che si pone l'obiettivo di emergere tra capolavori senza tempo quali In the Court of the Crimson King e Discipline (per citarne due) e che vede in studio il consolidato "doppio trio", una line-up composta da due organismi eterogenei capaci di gestione autonoma e che sono la chiave di volta della produzione, in particolare la doppia batteria di Bill Bruford e Pat Mastelotto che si saprà ritagliare momenti di puro delirio.

L'ascolto di THRAK non inizia nel migliore dei modi. Le prime due tracce sono infatti piuttosto spente, e a tratti la piattezza pervade sia il guitar work che la sezione ritmica. Doveroso annotare nell'iniziale VROOOM la presenza del doppio trio summenzionato, i cui musicisti si ritrovano a cooperare nel mix centrale, per poi staccarsi nelle successive quattordici canzoni nel canale destro e sinistro. Marine 475 forse sa essere più convincente della precedente traccia, nonostante la sua atmosfera ansiogena e ben riuscita sia rovinata da una struttura accostabile a una cantilena. Dinosaur alza la qualità, e il buon numero di musicisti all'opera convince maggiormente, grazie anche alla discreta sezione vocale che fa da cornice. Un pezzo che nel complesso saprà entrare nella mente dell'ascoltatore per via del suo ritornello orecchiabile e della struttura non troppo articolata. La carrellata continua con un altro brano leggermente stucchevole, dimenticabile seppur non pessimo, ovvero Walking on Air. Sono però la quinta e la sesta traccia a rendere THRAK decisamente più interessante e carismatico alle orecchie degli ascoltatori più pignoli. Da una parte B'Boom è un'ascesa dai lontani rimandi tribali, la cui sezione ritmica sa stupire grazie al ruolo da protagonista assoluta di un solipsismo tecnico, un grande assolo di batteria sotto forma di brano prog rock in un climax che saprà accontentare chiunque. La title track invece è probabilmente la traccia meglio riuscita, soprattutto grazie alle intricate sonorità e alle buone linee di chitarra, il tutto gestito e orchestrato da una frizzante energia rock capace di innalzare il tono di un disco non proprio memorabile. Volendo porre una linea di demarcazione con la prima parte dell'album, THRAK risulta quindi portatore di un clima ansiogeno, frastornante e a tratti giocherellone con le tonalità prog tipiche del Re, il tutto marchiato però da una scarsa inventiva compositiva che non sempre rende appetibile ai palati più esigenti questa prima tranche.
Inner Garden è un momento di quiete e rilassatezza concretizzate in un arpeggio convincente e in linee vocali calzanti. Inner Garden II, dodicesima traccia, conclude il cerchio continuando in perfetta simbiosi con la prima parte: sonorità, down-tempo e impatto emotivo; lavoro compositivo sufficiente, capace di immergere in ambienti meditativi l'ascoltatore. Discorso pressoché identico per le ultime VROOOM VROOOM e VROOOM VROOOM: Coda che insieme creano un organico finale della traccia d'apertura. Riff apprezzabili, musicalità claustrofobiche e picchi di puro rock; un'eco lontana di marcia militare rende queste tre tracce un unico organismo di discreta qualità. Manca all'appello il pezzo più progressive del lotto, ossia People, con il suo stile jazz sincopato e ricco di intrecci, il buon accompagnamento di basso e il guitar work fresco. La conclusione è una fonte da cui sgorgano sonorità stoner, jazz e fusion condite da linee vocali convincenti, un brano quindi che sa farsi valere e lo fa con carattere. I quaranta secondi circa di Radio I sono superflui da valutare, così come Radio II (entrambe tracce di mera transizione), mentre One Time ritorna su tonalità pacate e conseguentemente piatte, manifestazioni di un disco in cui la ricercatezza più "romantica" si perde in un bicchier d'acqua di banalità e piattume sonoro. Sex Sleep Eat Drink Dream è un altro piccolo gioiellino di influenze jazz. Un riff piacevole accompagna brevi sezioni solistiche e un lavoro vocale da non disdegnare. Le esplosioni del brano riescono a valorizzare la formazione della band londinese, le goliardiche sfuriate rock prendono il sopravvento soprattutto negli istanti finali facendo rinsavire dall'asetticità di alcuni dei pezzi citati.

THRAK non è un capolavoro, non è un disco imperdibile e difficilmente l'opinione può salvaguardare questa dura verità. Condannarlo risulterebbe scorretto, poiché i King Crimson non hanno certamente dimenticato come si compone musica di qualità e considerare questo disco un vero e proprio flop risulta eccessivo. È quindi un disco consigliato? Risulta eccessiva anche tale affermazione. Indifferente è invece calzante per l'undicesimo lavoro in studio di questi pilastri del progressive, un lavoro che presenta brani divertenti, piacevolissimi a tratti, alternati a brani dimenticabili ed estremamente privi di mordente. Può essere quindi ascoltato o può essere ottusamente ignorato, e sicuramente il Re Cremisi ha sfornato ben altri capolavori con cui graziarsi l'udito.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
83 su 3 voti [ VOTA]
Bloody Karma
Sabato 13 Aprile 2019, 19.00.45
8
Concordo con i vari commenti, questo Thrak, pur essendo ancora legato al Rock, inaugura la metallizzazione del sound dei Crimson che avverrà nel successivo Construktion e The Power To Believe. Personalmente preferisco il successivo tra i tre, ma avendo comprato il box di Thrak, da vero fan terminale che sono, i brani hanno una resa sonora molto migliore dal vivo.
jaw
Sabato 13 Aprile 2019, 17.49.36
7
ah la copertina e' in pieno stile 90, potrebbe essere NIN ma la musica appunto prende vagamente spunto da quelle austerita', ma volete mettere? Poi vabbe' ad ogniuno il suo
jaw
Sabato 13 Aprile 2019, 17.43.55
6
Anche per me il disco e' almeno da 75, ma infatti all'epoca ricevette ottime recensioni, pero' si puo' solo commentare
Paolo
Sabato 13 Aprile 2019, 17.13.23
5
Ok, i gusti altrui vanno rispettati, ma questa recensione è follia! Non sono d'accordo riguardo a niente di quello che ha espresso il recensore. Non so quanti anni abbia, ma sicuramente dev'essere molto giovane e con scarsa cultura musicale per esprimere certe opinioni. Magari sarà più portato per altri generi, ma lasci perdere i King Crimson.
Claudio
Sabato 13 Aprile 2019, 15.14.01
4
Che cosaaaa!!!??? 68!!! Discone, perfetta unione dello stile anni 80 e 70. Disco bellissimo con un Belew geniale
Rob Fleming
Sabato 13 Aprile 2019, 14.16.02
3
D'accordissimo con @Galilee. A me è sempre piaciuto moltissimo. Per me Inner Garden I e II, One time e Walking on air sono perle assolute. Però c'è da dire che non lo ascolto da tempo immemore e quindi...al momento 80
Galilee
Sabato 13 Aprile 2019, 13.44.00
2
Non sono affatto d'accordo con la recensione. Track negli anni 90 fu accolto come il disco della rinascita. Fu recensito ottimamente dovunque e fu adorato dai fans, soprattutto quelli più old School. I King con questo lavoro prendono tutte le loro influenze e ripartono da zero realizzando uno dei loro dischi migliori. Track è anche uno dei lavori preferiti dalla band. Sono tantissimi difatti i brani riproposti dal vivo da questo immenso lavoro. Un'altra cosa da rimarcare è la musicalità e l'orecchiabilità sicuramente più easy che in passato. Alcuni brani dal vivo sembrano delle vere hit rock, tipo dinosaur. Insomma un Must da posso ere assolutamente 90/100
Alex Cavani
Sabato 13 Aprile 2019, 13.25.56
1
Gli album di questo periodo dei KC - questo recensito qui e The ConstruKction of Light - penso che siano abbastanza ostici da godere "su disco", mentre invece gli stessi brani proposti live acquistano una freschezza schizofrenica che li eleva quasi al livello dei capolavori del passato. Ma niente di ciò che Fripp & Co. han creato è banale o scontato, ostico sì, quasi sempre, e dagli anni '90 in poi sempre di più, ma alla fine ogni singolo brano proposto da questo monstrum musicale ha il suo dannatissimo perché.
INFORMAZIONI
1995
Virgin Records
Prog Rock
Tracklist
1. VROOOM
2. Marine 475
3. Dinosaur
4. Walking on Air
5. B'Boom
6. THRAK
7. Inner Garden I
8. People
9. Radio I
10. One Time
11. Radio II
12. Inner Garden II
13. Sex Sleep Eat Drink Dream
14. VROOOM VROOOM
15. VROOOM VROOOM: Coda
Line Up
Adrian Belew (Chitarra, Voce)
Robert Fripp (Chitarra, Soundscapes, Mellotron, Voce)
Trey Gunn (Chapman Stick, Cori)
Tony Levin (Contrabbasso, Basso, Cori)
Bill Bruford (Batteria)
Pat Mastelotto (Batteria)
 
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