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Grand Magus - Wolf God
18/04/2019
( 2615 letture )
Il processo compositivo attenente alla realizzazione di LP musicali è un’azione fortemente soggettiva, tra le più variabili di questo mondo per svariati motivi legati a quattro ambiti: tempistiche, stati d’animo, stati relazionali e situazioni legali-contrattuali. Vi sono casi di gruppi ridotti a “dover” mettere costantemente sul mercato un proprio lavoro inedito dopo un periodo fissato in precedenza mentre altri che si possono permettere maggior libertà di movimento; nel primo esempio il rischio di scadere nei cliché e in situazioni ridondanti è molto alto, gli uomini non si comportano da automi nemmeno nelle funzioni umane basilari quindi, immaginiamoci, in una creazione artistica, quanto sia complicato andare a comando. Nel secondo caso, questo rischio è teoricamente tendente allo zero ma non per questo l’ipotetica riuscita dell’album avrà percentuali statistiche più elevate. Tutto ciò per dire che in realtà parlare per assiomi o assecondando esageratamente le “analysis” ci chiude gli occhi e potrebbe non permetterci di osservare le grandi eccezioni che puntualmente arrivano. Oggi questa eccezione ha un nome ben preciso, quello dei Grand Magus, i quali, nonostante tengano un ritmo di uscita costante che potrebbe far invidia a quello di un maratoneta olimpico, riescono nella non banale impresa di presentarsi sempre all’appuntamento con album solidi, qualitativi e apprezzabili da gran parte del pubblico metal. In 19 anni di attività la band capitanata dal barbuto JB Christoffersson si è posizionata ai blocchi di partenza per ben nove volte, un’uscita ogni due anni grazie ai quali difficilmente hanno suscitato malumori sia tra critica specializzata che tra semplici appassionati; eppure non crediate che i Nostri siano autentici fenomeni del panorama metallico, semplicemente hanno trovato (o per meglio dire creato, data la loro abilità nell’essersi costruiti un trademark) una sorta di sezione aurea dell’heavy a tinte epic, se perdonate il paragone blasfemo, con cui la procedura di scrittura diventa, non dico automatica, ma sicuramente canonica e regolarizzata. Sarebbe sicuramente interessante scoprire come se la caverebbero i Grand Magus al di fuori da certe coordinate ma per ora ci facciamo bastare questo Wolf God, affidato all’esperto produttore Staffan Karlsson, già al lavoro insieme in passato nonché alle dipendenze di Spiritual Beggars e Arch Enemy.

Gli svedesi, si sa, come tutti i popoli scandinavi possiedono un retaggio culturale che attinge a piene mani dalla mitologia norrena, dal paganesimo e dalla vicinanza dell’uomo alla natura, agli animali dei boschi, e proprio alla figura del lupo è dedicata quest’ultima fatica. Il titolo dell’album potrebbe riferirsi al mitico Fenrir, figlio di Loki, animale dotato di intelletto e di parola, quindi superiore a tutti i suoi simili, ma non ne abbiamo la certezza assoluta poiché Wolf God non è stato sviluppato come concept album. Lo stile è al solito imperniato su un metal per metà classic e per metà epic, ricco di ritornelli potenti e catalizzatori d’attenzione, sezione ritmica mai su di giri, mantenuta su ritmi blandi ma pesanti in termini di sonorità. Non c’è spazio né voglia di cavalcate a là NWOBHM, né di aperture verso note radiose (e in tal senso l’artwork non mente), al contrario l’universo in cui ci si muove trasuda tristezza, l’atmosfera è plumbea, fosca, come fossimo nel momento di attesa di un evento nefasto. Sul piano della velocità d’esecuzione fanno eccezione Spear Thrower e la conclusiva Untamed, la prima costruita su un’impalcatura quasi speed ma non a caso è la peggiore traccia del lotto, mentre la seconda vive di accelerazioni nella propria prima parte ma la spinta si affievolisce in fretta per tornare alla casa madre con il roccioso e lento refrain. Come affermato da JB in un’intervista recente, i Grand Magus in occasione di questo nono parto hanno invertito la tendenza dominante, ovverosia hanno lavorato insieme per sei mesi in sala prove e in studio di registrazione jammando, scrivendo e soprattutto registrando in presa diretta i nuovi brani, ponendosi come obiettivo quello di ricreare la pesantezza e il groove che era uscito quasi spontaneamente durante le registrazioni del precedente Sword Songs; la missione è compiuta brillantemente e pezzi come la title-track, la redentrice Hall Clad in Gold (con un testo pregno di pathos) e Glory to the Brave sono pronti a testimoniarlo con alto carico di epicità incorporato. Oltre al già citato leader e co-fondatore, vero mattatore dalla voce stentorea e buon chitarrista, abbiamo il suo fido compagno Fox Skinner al basso e cori, che dona un apporto fondamentale al sound, ma il vero fuoriclasse del combo nordico rimane Ludwig Witt, Maestro delle pelli di scuola hard rock dei 70’s cresciuto a pane e Led Zeppelin che, a onor del vero, si mette molto più in mostra quando impegnato con gli Spiritual Beggars che non sulle canzoni del Grande Mago; nonostante ciò, questo terzetto è ormai unito da sette anni passati tra studio, tour solisti o in compagnia di leggende come i Motörhead, ormai vanno a comando e non si fanno riguardi nel dimostrarlo. I Grand Magus portano a casa il risultato in scioltezza mettendo sul piatto tutte le loro migliori armi, quindi non c’è da stupirsi della bontà del prodotto, rimarrà quel giusto pizzico di amarezza a coloro che amano essere sorpresi e che attendono le novità dei propri beniamini nella speranza, o illusione in alcuni casi, di assistere ad inedite rappresentazioni musicali.

In realtà affermare che la proposta dei tre ragazzi provenienti da Stoccolma sia sempre stata monolitica è errata: tutti ricordiamo le prime uscite sotto la Rise Above Records, casa discografica notoriamente impegnata nel mondo doom/stoner, ma queste ultime sonorità da una decina d’anni sono ormai sparite dal modus operandi del gruppo, venendo rimpiazzate da una ripresa marcata di alcuni stilemi manowariani; ecco quindi che uno spiraglio per un futuro cambiamento va tenuto ragionevolmente in vita, fermo restando che non crediamo sia un esigenza particolarmente sentita dalla maggioranza degli ascoltatori. Incanalare all’interno dell’heavy propriamente detto un concentrato di soluzioni calde, al limite dell’opprimente, riuscendo ad esaltare suonando un genere da maneggiare con cautela perché a elevato rischio di scopiazzature: questo sono i Grand Magus e questo è Wolf God. Apprendiamo che Il nuovo tour è in preparazione in questi giorni, allora non possiamo che attenderli con felicità, il Mago quando arriva difficilmente non vale il prezzo del biglietto.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
70.75 su 8 voti [ VOTA]
enrico86
Lunedì 29 Aprile 2019, 19.39.53
10
quello che mi è piaciuto di questa band è che con poco hanno sempre fatto molto. suonano vecchia scuola e questo è un bene: chiatarra basso batteria e pochissimo altro. Come album mi sembra leggermente meglio degli utlimi due, sicuramente di the hunt, che a mio modesto parere è stato il loro momento meno ispirato. confermo il voto della recensione
AL
Domenica 28 Aprile 2019, 22.36.17
9
Riff azzeccati ma non troppo coinvolgenti. Album che stanca velocemente. Per me vale 70
Grezzo
Venerdì 26 Aprile 2019, 16.27.28
8
Confermo l'andazzo, niente di che. Un paio di bei pezzi heavy metal e poi tanti mid tempo abbastanza pallosi.
Enrico 86
Venerdì 26 Aprile 2019, 15.46.50
7
Sono curioso per questo disco...vedremo
Ovest
Giovedì 25 Aprile 2019, 15.01.51
6
@Grezzo ehehe
entropy
Mercoledì 24 Aprile 2019, 15.01.15
5
Direi in linea con le loro ultime cose. Bello, ma zero sorprese. Aggiungerei un po' cortino per gli standard odierni.
Grezzo
Sabato 20 Aprile 2019, 18.03.20
4
Tra l'altro il titolo è anche un gran bel bestemmione, se letto all'italiana...ahahah
Grezzo
Sabato 20 Aprile 2019, 18.02.12
3
Ormai è un bel po che viaggiano col pilota automatico attingendo da Manowar e Priest, talvolta anche pesantemente. Lo ascolterò perché li ho amati si dal primo disco fino a Hammer of the North, ma ormai per me sono passati...
AkiraFudo
Venerdì 19 Aprile 2019, 19.42.51
2
Nulla di nuovo sotto il sole, grazie al cielo... loro sono una garanzia, per quel che mi riguarda dischi SEMPRE preordinati all'annuncio...
Metal Shock
Giovedì 18 Aprile 2019, 20.41.46
1
No, ma veramente?? Esce domani e c'è già la recensione?? Qualcosa non quadra..🤣 Scherzi a parte devo sentirlo meglio ma già oggi per quel che ho sentito posso dire che, pur senza fare niente di nuovo od eccezionale, i Magus hanno tirato fuori un gran bel disco di puro Heavy Metal, 9 pezzi, meno di 40 minuti, senza filler. Echi di Manowar, Priest e pure Twister Sister per un gran bel lavoro.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Heavy
Tracklist
1. Gold and Glory
2. Wolf God
3. A Hall Clad in Gold
4. Brothers of the Storm
5. Dawn of Fire
6. Spear Thrower
7. To Live and Die in Solitude
8. Glory to the Brave
9. He Sent Them All to Hell
10. Untamed
Line Up
JB Christofferson (Voce, Chitarra)
Fox Skinner (Basso, Cori)
Ludwig Witt (Batteria)
 
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