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Fallujah - Undying Light
19/04/2019
( 1435 letture )
Undying Light: un’espressione che, lasciando per un momento da parte il concept legato all’album stesso, sembra decisamente calzante per descrivere la carriera dei Fallujah. Nel mare di uscite prog/technical/death degli ultimi anni, la band di Los Angeles è stata in grado di emergere con uno stile personale e subito riconoscibile: un interessante scontro di composizioni ariose, parti atmosferiche, tastiere e voci femminili con rapidi cambi di tempo, momenti ipertecnici e un growl cavernoso proveniente direttamente dagli inferi. Già, tutto molto bello... ma inevitabilmente destinato al cambiamento. La dipartita, nel 2017, di Alex Hofmann, frontman e addetto al programming, ha lasciato un vuoto difficile da colmare: il sostituto scelto per l’arduo compito è Antonio Palermo che, per quanto sappia decisamente il fatto suo e si sia anche dimostrato una macchina da guerra in sede live in occasione della data di Milano, a livello di stile è quanto di più lontano ci possa essere dal singer precedente. Sarà quindi stata una scelta vincente?

Non dilunghiamoci oltre, è tempo di passare al disco. Molti di voi, alla data di pubblicazione di questa recensione, l’avranno già ascoltato e riascoltato, e alcuni potrebbero storcere il naso alla definizione prog death qui a destra: in effetti, in Undying Light troviamo poco prog, molto death e pure un po’ di -core. Scelta naturale e coerente, dati i cambiamenti di line-up descritti in precedenza: la vocalità di Palermo, infatti, tagliente e piuttosto monocorde, è molto distante dal growl di Hofmann, e i nuovi pezzi subiscono questa differenza. La formula è cambiata, e ce ne accorgiamo fin dalle prime tracce: predominanza di riff aggressivi, ritmiche incalzanti e ritornelli più che mai diretti e accattivanti; dall’assolo funambolico di Glass House all’ipnotica linea di basso di Ultraviolet, la parola d’ordine è una sola: immediatezza. Le complesse architetture sinfoniche erette nei lavori precedenti possiamo pure scordarcele, a questo giro i Fallujah puntano su un approccio semplice e coinvolgente, in grado di far scapocciare l’ascoltatore dall’inizio alla fine del platter. Il minutaggio totale è un altro punto a favore di questo Undying Light: si passa dall’ora riempita a forza di filler di Dreamless a quarantaquattro minuti suddivisi in dieci tracce che scorrono via veloci senza risultare difficili da digerire. Non mancano però anche le parti più eleganti e raffinate, come ad esempio le incursioni atmosferiche in Dopamine, sempre al proprio posto nell’amalgama generale del disco e mai invadenti: l’esempio perfetto di ciò è Distant and Cold, traccia atmosferica dalle grigie tinte post che fa da giusto intermezzo tra il riff tritaossa di Eyes Like the Sun (a parere di chi scrive, il migliore dell’album) e la solenne Departure, azzeccata chiusura per un lavoro in cui il cuore e le emozioni predominano, ma nessun dettaglio è lasciato al caso.

So che avete già sbirciato il numerino e vi starete chiedendo: "perché solo 72, dopo una disamina del genere?". La risposta è semplice: l’immediatezza che tanto è stata incensata in precedenza è anche il punto debole del disco: seppur Undying Light sia un album molto più fruibile del precedente, pecca decisamente di longevità. Nonostante ai primi ascolti la qualità possa sembrare alta, non passerà molto tempo prima che si inizi a premere il tasto skip in corrispondenza delle tracce meno riuscite (collocate soprattutto nella parte centrale). E se proprio vogliamo essere sinceri, manca un grande pezzo al livello di Abandon, di quelli che ti lasciano a bocca aperta dalla prima all’ultima nota. Tutto molto interessante insomma, ma ben pochi sono i momenti memorabili e questo album rischia di finire presto nel dimenticatoio; la solita produzione made in Nuclear Blast purtroppo non aiuta, anzi tende ad appiattire ancora di più il tutto. I Fallujah hanno comunque superato ampiamente la prova del cambio di line-up: non resta che attendere il definitivo salto di qualità.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
49.14 su 7 voti [ VOTA]
Skydancer
Giovedì 25 Aprile 2019, 20.33.38
7
@JC posso consigliarti i Blotted Science, per stare in tema di death strumentale, in caso tu non li conosca già
JC
Martedì 23 Aprile 2019, 18.53.19
6
Opinione da profano del genere attirato dalla bella copertina: facessero musica solo strumentale, come gli Animals as Leaders, ne guadagnerebbero moltissimo. Oppure utilizzando voci effettate e filtrate come gli ultimi Cynic.
Andry Stark
Lunedì 22 Aprile 2019, 15.50.50
5
Vedo che i commenti precedenti non sono positivi, io vado dalla direzione opposta. Tutto sommato è un buon album, inferiore a Flesh Prevails e alla prima metà di Dreamless? si, rappresenta un passo indietro per la band che comunque è giustificata dal cambio di line up e quindi si è dovuta adattare, ma nonostante ciò non ci vedo tutto sto disastro, è un album più diretto e meno ricercato ma per nulla banale, anzi lo strumentale è come sempre raffinato e gradevole e le tracce scorrono lisce come l'olio. Spero solo che da qui in avanti possano fare solo passi avanti e trovare una nuova maturazione. Voto 78.
livio
Lunedì 22 Aprile 2019, 1.16.15
4
Una vera ciofeca
clè
Sabato 20 Aprile 2019, 23.51.11
3
Mah...no, non mi è piaciuto per niente sto disco..
Lyuk
Sabato 20 Aprile 2019, 10.35.51
2
Il mio disprezzo verso questo disco é incalcolabile. Dopo un buon disco come Dreamless e un capolavoro come the flesh prevails mi sarei aspettato tutto, tranne che questo (in senso negativo).
Earthformer
Venerdì 19 Aprile 2019, 23.03.00
1
Disco deludente, dopo 2 dischi come the flash prevails e dreamless non te ne puoi uscire fuori con sta roba......
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Prog Death
Tracklist
1. Glass House
2. Last Light
3. Ultraviolet
4. Dopamine
5. The Ocean Above
6. Hollow
7. Sanctuary
8. Eyes Like the Sun
9. Distant and Cold
10. Departure
Line Up
Antonio Palermo (Voce)
Scott Carstairs (Chitarra)
Rob Morey (Basso)
Andrew Baird(Batteria)
 
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s.v.
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