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In The Woods... - Cease the Day
19/04/2019
( 822 letture )
Argomento da sempre controverso, le reunion. Da un certo punto di vista, si ha sempre paura che la band in questione non soddisfi le aspettative e vada a rovinare l’immacolata carriera che si era lasciata alle spalle; ma, d’altro canto, spesso il fan che è in noi prevale sull’obiettività e il sogno di un nuovo lavoro in studio di una delle nostre band preferite diventa realtà. Certo, nel caso degli In The Woods... le aspettative sopracitate sono a livelli altissimi: tre dischi, come tre sono i puntini di sospensione che lasciano campo libero all’immaginazione, che sono lì, intoccabili e inimitabili, nella storia della musica estrema degli anni Novanta.

Quindi, com’è questo Cease The Day? Molto semplicemente, gli In The Woods... proseguono sul solco già tracciato dal primo album post-reunion Pure, un raffinato ibrido tra avantgarde, black e gothic che però aveva ben poco della band che ci aveva lasciato con Strange in Stereo. Scelta azzeccata? Nessuno aveva la minima idea di cosa aspettarsi, e per certi versi un cambio così radicale non è stata una brutta idea: la follia che permeava i lavori precedenti era stata un unicum, inutile tentare di imitare beceramente il passato senza la dovuta ispirazione. Nel 2016 ci siamo trovati quindi di fronte a un disco discreto, di cui nessuno sicuramente poteva lamentarsi, ma con ancora diversi dettagli da limare. Dopo la pubblicazione, però, abbiamo avuto la dipartita dei fratelli Botteri, che ha lasciato il batterista Anders Kobro come unico membro della formazione originale e ha visto James Fogarty (Mr. Fog) assumere sempre più un ruolo predominante all’interno della band. Reclutati Bernt Sørensen e Kåre André Sletteberg, arriviamo finalmente al 2018, e il risultato è decisamente sorprendente: un prepotente ritorno al black sperimentale che era stato il marchio di fabbrica della band sin dal lontanissimo HEart of The Ages ( certo, senza raggiungere quei livelli fuori portata), senza però tralasciare le parti acustiche e progressive. E così, sin dai primi minuti ci troviamo a vagare per le strade vuote di una città deserta, sentendo i corvi che gracchiano in lontananza, per poi venire travolti all’improvviso dallo scream acido di Mr.Fog: la canzone, così come tutto l’album, si regge su quest’alternanza tra chitarra acustica e distorta, tra clean e harsh vocals, tra progressive e black, con piccole differenze che rendono ( quasi) ogni track un piccolo gioiello dotato di propria personalità. Dalla successiva Substance Vortex, permeata da un’aura oscura e caratterizzata da un riff intricato e tra i più riusciti dell’album, si passa poi al romantico arpeggio acustico che introduce le atmosfere grigie intrise di doom di Respect My Solitude. Cloud Seeder si muove sulle stesse coordinate della traccia precedente: scelta probabilmente non ottimale, perché risulta uno dei momenti più fiacchi del platter. Purtroppo la seguente Still Yearning non è da meno, e rimane forse l’episodio più anonimo dell’album a causa di ritmiche blande, aggressività forzata non proprio messa a fuoco e un minutaggio eccessivo. Ma subito si ritorna ai massimi livelli con Strike Up With the Dawn: ritmo incalzante e coinvolgente e guitar work veramente ispirato sono i punti di forza di una delle track più riuscite del lavoro. La conclusiva Transcending Yesterdays ( permettetemi di considerarla tale dal momento che l’epilogo Cease The Day dura poco più di un minuto) è forse il più evidente richiamo alla genialità che accompagnava i lavori di un tempo: essa si apre con una registrazione di applausi del pubblico, quasi a voler simulare un live, per poi esplodere in quella che forse è la traccia più vicina al black nudo e crudo, senza però abbandonare l’eleganza inconfondibile del combo norvegese.

Nonostante da Pure non ci sia stato un cambiamento di stile così profondo, ciò che differenzia i due album ( e che posiziona Cease The Day una spanna sopra in termini di riuscita complessiva) sono la qualità delle composizioni e l’attenzione ai dettagli. Ogni canzone ha una sua particolarità e, sebbene ci sia qualche traccia non proprio riuscitissima(Still Yearning su tutte), l’album si fa ascoltare e riascoltare, non annoia e fa godere chiunque voglia dedicarvi un’ora del suo tempo. Omnio e Strange in Stereo non torneranno mai più, ma è giusto così; meno pazzia, meno sorprese, ma sempre tanta eleganza e cura per ogni particolare: questi sono gli In The Woods... del 2018; per quanto mi riguarda, a me non dispiacciono affatto... e sicuramente saranno ancora in grado di stupirci in futuro.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
72.25 su 4 voti [ VOTA]
Mauroe20
Domenica 8 Marzo 2020, 15.19.55
1
Conosco solo questo disco è devo dire che mi ha colpito.Da riascoltare più volte.Voto 75
INFORMAZIONI
2018
Debemur Morti
Avantgarde
Tracklist
1. Empty Streets
2. Substance Vortex
3. Respect My Solitude
4. Cloud Seeder
5. Still Yearning
6. Strike Up with the Dawn
7. Transcending Yesterdays
8. Cease the Day
Line Up
Mr. Fog (Voce, Chitarra, Tastiera)
Bernt Sørensen (Chitarra)
Kåre André Sletteberg (Chitarra)
Anders Kobro (Batteria)
 
RECENSIONI
s.v.
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