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Evol - The Saga of the Horned King
20/04/2019
( 1457 letture )
Nel corso della prima metà degli anni novanta, arco temporale in cui il picco creativo ha portato al relativo susseguirsi di una ingente mole di pubblicazioni che hanno scolpito la storia del black metal della seconda ondata, vennero a delinearsi, parallelamente alle correnti più tradizionaliste, nuove sfumature interpretative di un genere ormai sempre più orientato alle contaminazioni, spesso avulse dalla sfera propriamente heavy. La tumultuosa e proficua attività dei celebrati colleghi d’oltreconfine è stata in particolar modo recepita in Italia, e rivisitata secondo una visione originale derivata da una sensibilità artistica strettamente legata alla cultura tradizionale. Il progetto Evol, nato in quel di Padova nel 1993 per volontà di Giordano Bruno, alias Prince of Agony, si prefigurò come espressione artistico-musicale di un cammino filosofico nonché di un percorso di ricerca interiore, temi più volte ricorrenti all’interno di un certo tipo di arte profondamente radicata nell’occultismo. Ma la novità, nello specifico caso in questione, risiede nella maniera in cui vengono veicolati tali contenuti: la musica medioevale, una ammaliante miscela di elementi folk, acustici e narrativi, messa in opera grazie anche all’apporto di strumenti classici d’epoca. A ciò si aggiunge un approccio alla composizione di stampo prettamente teatrale. Ecco pertanto che tale influenza -di cui al tempo si ebbero rari esempi- applicata al substrato black metal, getta le basi per una innovativa visione musicale.
Su tali punti fermi, il combo veneto realizzò, tra il 1993 e il 1994, due demo tape, The Tale of the Horned King e The Dark Dreamquest Part I. Il successivo interessamento della francese Adipocere Records permise al mastermind, coadiuvato dalla singer Princess of Disease e dal polistrumentista Lord of Sorrow, di rieditare e riregistrare con un budget più cospicuo i pezzi del primo demo. Questi ultimi quali andarono, fra gli altri, a comporre il primo full length dei Nostri, The Saga of the Horned King, stampato dalla label transalpina nel 1995. La struttura stessa della tracklist, di durata complessiva piuttosto contenuta, mostra diverse novità rispetto ad un canonico album del genere. Consiste, difatti, di dieci episodi, cinque dei quali completamente strumentali, fungenti da atti intermedi secondo una modalità funzionale alla narrazione.

The Present Age dischiude l’opera. Si tratta di un intermezzo atmospheric/ambient evocativo, costruito su semplici melodie di tastiera a ricreare un opportuno sottofondo per la voce narrante di Princess of Disease, che, in poche battute, espone i contenuti lirico-filosofici a supporto del concept degli Evol:

Living in a world of solitude, submerged by falsity and ignorance,
where man live for his own, forgiving his Source,
this is our Age, Godsless, as Nietzsche said,
but Gods will never die, and the time will come,
when our Forger will rise in front of his creatures,
and the Revenge of the Black Souls, banished from this Society,
will take place…"


Sulla medesima falsariga si colloca The Chant of the Witch, sin dal principio adornata di malefiche spoken vocals e di discreti cenni di chitarre a scandire le soffuse linee sinfoniche. Proseguendo, si incontrano le prime due tracce strumentali che delineano i caratteri di una proposta avulsa dagli schemi fino ad allora conosciuti nel metal estremo. From the Unknown Domain… (The King Awakes) idealizza l'oscurità di una selva abitata da malvagie creature che prendono vita mediante raccapriccianti vocalizzi, laddove in Through Foggy Plains and Mystic Woods He Rides affiorano reminiscenze horror e psichedeliche settantiane, ancora una volta generate dal prevalente utilizzo di sintetizzatori. L’intensità aumenta progressivamente con Prologue (Waiting for His Coming), all’interno della cui stesura si distinguono, in prima istanza, elementi declinati secondo un classic doom con voci in growl. La seconda parte del brano, invece, si serve di un registro differente, che va ad attingere direttamente dalla tradizione folkloristica, dando vita ad un brano solenne, accentuato da leggere chitarre distorte in plettrata alternata. The Eve, dal canto suo, dedica i suoi sessantadue secondi ad una ispirazione ambient che molto deve ai lavori della seconda era di Burzum. A partire dalla successiva metà del platter, si nota come il processo di scrittura abbia virato con decisione verso i meandri del metal estremo, calcato ora con più decisione. The Return of the Horned King assume così definiti connotati di una song old school, sebbene, all’interno di un minutaggio piuttosto consistente, possiamo ravvisare venature doom, folk, nonché miasmi occult black tastieristici, il tutto arrangiato con ordine e fluida coerenza sul tessuto di un riffing elementare ripetuto ad oltranza. The Feast, ulteriore composizione strumentale, riesce perfettamente nel musicare il convivio celebrativo della civiltà medioevale, fedelmente ricreato grazie all’ausilio del clavicordo, uno strumento tipico del diciassettesimo secolo suonato per l'occasione dal musicista ospite Roberto Scarpa Meylougan. Tempi di batteria cadenzati ed un lavoro alle sei corde ancora vecchia scuola costituiscono l’ordito di Sorrow of the Witch (Path to a Greater Knowledge), arricchito da leggeri arrangiamenti acustici, con una chiusa contrassegnata da inquietanti voci femminili declamanti ed una serie di urla strazianti che profondono un’aurea angosciante al finale del brano. L’epilogo è simbolicamente affidato alla titletrack, un outro sinfonico dove riecheggiano gli scorci di un’epoca lontana.

Affascinante ed evocativo, l’esordio discografico a firma Evol, per peculiari caratteristiche e tratti distintivi, si erge come uno dei più significativi esempi di black metal medievale. Esso rappresenta un viaggio sonoro che accompagna l’ascoltatore nei meandri di un momento storico tanto travagliato quanto fondamentale per lo sviluppo culturale del mondo contemporaneo. Nonostante il livello del songwriting sia ancora genuinamente elementare, The Saga of the Horned King costituisce tuttavia, nel contesto generale in cui vide la luce, un lavoro di avanguardia, il primo capitolo di una trilogia all’interno della quale si racchiude tutta l’essenza dell’idea artistica degli Evol. Il combo può essere difatti collocato fra le seminali realtà approccianti un nuovo linguaggio che avrebbe successivamente influenzato in maniera pregnante anche altre branche dell’heavy metal.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
99 su 10 voti [ VOTA]
Diego
Mercoledì 10 Luglio 2019, 21.00.16
6
Band poco seguita poiché i ragazzini dell'epoca preferivano il norsk black metal...Gli Evol avevano un approccio e stile originale che naturalmente venne capito da pochissimi. Onore a loro.
Area
Martedì 23 Aprile 2019, 15.05.31
5
Quando ascoltavo metal estremo li avevo conosciuti per "vie traverse" diciamo... sinceramente in questo disco di black metal non c'era così tanto, c'era molta roba atmosferica che a me personalmente mi annoiava. Non era male Portraits... lì si che c'era del black metal (in molti punti anche melodico) Sicuramente in Italia erano qualcosa di diverso eh, anche perché in line up c'era una ragazza che cantava "pulito" , nonostante si senta meno chiaramente rispetto agli screaming (e parlo di registrazione) L'intento poi secondo me era quello di fare un amalgama tra il Black e le atmosfere dei Goblin (il gruppo Prog) Similmente ai Necromass le tematiche occulte e fatansy erano puraente Italiane/Mediterranee.
Typhon
Domenica 21 Aprile 2019, 9.15.07
4
Mi sono sempre piaciute le atmosfere di questo gruppo italiano, molto bravi secondo me. Dreamquest forse è un po' più maturo di questo ma non saprei dire quale mi piace di più.
Pacino
Domenica 21 Aprile 2019, 8.20.06
3
Mai sentiti nominare, o non ricordo, proverò a dargli un ascolto.
Alex Cavani
Sabato 20 Aprile 2019, 15.02.33
2
Che bel disco questo qui, come poi fu Dreamquest. Tanta nostalgia.
Galilee
Sabato 20 Aprile 2019, 13.08.24
1
Visti in concerto un bel pò di volte. Non ricordo se avevo questo album, comunque mi piacevano. Bravi, anche dal vivo, erano molto evocativi.
INFORMAZIONI
1995
Adipocere Records
Black
Tracklist
1. The Present Age
2. The Chant of the Witch
3. From the Unknown Domain… (The King Awakes)
4. Through Foggy Plains and Mystic Woods He Rides
5. Prologue (Waiting for His Coming)
6. The Eve
7. The Return of the Horned King
8. The Feast
9. Sorrow of the Witch (Path to a Greater Knowledge)
10. The Saga of the Horned King
Line Up
Prince of Agony (Voce, Tastiera)
Princess of Disease (Voce)
Lord of Sorrow (Chitarre, Basso, Cimbali, Tambourine, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Tomas (Batteria)
Roberto Scarpa Meylougan (Clavicordo)
 
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