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Mekong Delta - Kaleidoscope
27/04/2019
( 763 letture )
Raramente la genialità di una band basta ad assicurarne il successo. Ne sono esempio lampante i Mekong Delta, per i quali la disproporzione fra valore artistico e popolarità è lancinante. Tuttavia, se l’ascoltatore medio si compiace nel ricordare quando il gruppo sia sottovalutato, bisogna anche considerare una lunga lista di sfortune, decisioni infelici e, soprattutto, una proposta musicale non proprio per tutti i palati. La band tedesca è stata fra le prime ad accostare il thrash metal a partiture progressive e di musica classica, creando assieme a Coroner, Voivod, Toxik e Watchtower quello che si potrebbe chiamare prog thrash. Dopo un debutto di transizione, i Mekong Delta pubblicano una tripletta di album eccezionali. The Music of Erich Zann, The Principle of Doubt e Dances of Death (and other Walking Shadows) spostano l’asticella della sperimentazione e dell’audacia ogni volta più in alto. La band evolve, si migliora, osa sempre di più. Il rovescio della medaglia è un suono cerebrale e stratificato, dall’assimilazione lenta e laboriosa.

Kaleidoscope rappresenta a questo proposito una novità, candidandosi come l’album di gran lunga più accessibile realizzato fino a quel momento dai tedeschi. Non un prodotto “facile” o easy listening, ma una buona spanna sotto i suoi predecessori in termini di complessità e stratificazione. Ne è esempio l’opener Innocent?, che malgrado i suoi riff vorticosi e tecnici, è soprattutto un solido brano thrash metal. Si distingue da subito una sezione ritmica sopra le righe. La batteria di Peter Haas, vero e proprio polipo, fornisce un drumming implacabile e variato, mentre il fenomenale basso del leader Ralph Hubert è il vero protagonista dell’intera tracklist, non di rado più in vista della chitarra, che comunque non è da meno. Giunto alla sua seconda prova in studio, il cantante americano Doug Lee si dimostra ancora una volta superiore al predecessore, grazie ad un timbro acidulo quando evocativo. La seguente Sphere Eclipse pende decisamente di più verso il progressive, con i suoi riff sincopati e gli stop’n’go che ne ritmano l’intera durata. La ricetta resta però la stessa: partiture complesse al servizio di una struttura tutto sommato basilare, una netta separazione fra strofa e ritornelli, alcuni dei quali anche memorabili. La solida Shadow Walker applica la stessa ricetta, ampliandosi però nella seconda parte in un pregevole momento solistico, dove il basso fa da preludio al lungo assolo di Uwe Baltrusch. La cadenzata Heartbeat, atmosferica e avvolgente, ricorda talvolta i Voivod. Da sottolineare l’ottima interpretazione di un Lee quasi teatrale. Se Misunderstanding non convince a pieno, non si può dire lo stesso della conclusiva About Science. Basso e chitarra sembrano quasi andare ognuno per conto proprio in questo brano complesso che sembra voler sfuggire alla nozione di tempo. Presente pure una cover dei Genesis, Dance on a Volcano. Un brano originariamente già parecchio ostico, eseguito dai tedeschi in maniera corretta ma nulla di più. Come da tradizione poi, i Mekong Delta realizzano un arrangiamento in chiave metallica di un brano di musica classica. Questa volta tocca a Sabre Dance del compositore armeno Aram Chačaturjan, riproposta in maniera magistrale. Menziona a parte anche per la suadente strumentale Dreaming, che permette all’ascoltatore di respirare un momento.

In definitiva, non si può che applaudire la scelta del Quartetto di semplificare la propria proposta musicale. Le canzoni di Kaleidoscope restano ben inteso impressionanti, quanto la perizia dei musicisti e l’esecuzione delle parti. Non stiamo certo parlando di un album punk, perché il quinto lavoro dei Mekong Delta risulta comunque molto più tecnico e cervellotico della media delle uscite thrash metal e non solo. Il risultato è però enormemente più leggero da assimilare rispetto agli album precedenti, ciò che rende l’ascolto più scorrevole e godibile. Kaleidoscope è un album potente e parecchio variato, un ottimo punto di partenza per affrontare l’ostica discografia dei tedeschi, oltre che un’ulteriore gemma all’interno dell’opera di questi pazzi e sfortunati musicisti.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
81.5 su 2 voti [ VOTA]
Aceshigh
Giovedì 12 Settembre 2019, 9.35.52
7
Ottimo album, ma questa è una costante di tutta la discografia della band. Giustamente, per differenziare la nuova proposta da quanto fatto nell’immenso predecessore Dances of Death, proposero un album con brani dalla struttura più “normale”; ma, a mio avviso, laddove c’è stata su un piano generale una semplificazione delle strutture musicali (a livello formale in altri termini), come contraltare nel particolare la complessità delle ritmiche e dei vari passaggi a cui i musicisti si sottopongono è sempre sbalorditiva, azzarderei anche affermare che è incrementata. Quindi un album dall’approccio più semplice all’inizio, ma che ascolto dopo ascolto rivela le sue complessità. Certo, Dances of Death complessivamente è una spanna sopra, ma Kaleidoscope è un altro degli album dei Mekong Delta che vale la pena ascoltare, così come pure il successivo Vision Fugitives (per me un altro picco della band). Voto 83
Crimson
Giovedì 2 Maggio 2019, 14.13.16
6
Grande disco, come praticamente tutta la produzione dei Mekong Delta. Dopo il magnum opus Dances of Death Hubert doveva cambiare direzione, così con questo disco si misura con la forma canzone "semplice" e immette sempre più melodia heavy (e sempre più psichedelia), un album di prog thrash ma vicino al progressive (heavy) metal.
Pacino
Lunedì 29 Aprile 2019, 4.22.19
5
Grande band, sound particolare e personalissimo, il problema, se così si può dire, sono i tre predecessori che gli sono superiori, anche se non esageratamente. Voto 80
Diego
Domenica 28 Aprile 2019, 9.26.44
4
Ricordo che li scoprii con Dances od Death, attratto dalla copertina. Credo di aver preso i precedenti (di non facile reperibilità) nell'arco di un mese Nell'epoca del senza internet riuscirono a nascondere le vere identità a lungo, portandosi dietro un alone di mistero che ne aumentava l'appeal. Comunque, e aggiungo purtroppo, musica per pochi (intenditori).
duke
Sabato 27 Aprile 2019, 19.33.53
3
...un nome....una garanzia......grandi musicisti......
Dead again
Sabato 27 Aprile 2019, 18.23.18
2
I Mekong delta.... Avanti anni luce!!! Andai per acquistare i Living death e acquistai the music of Eric Zann in lp per caso attirato dalla copertina. Ogni tanto lo riascolto con piacere...e li trovo ancora freschi.... Per chi non li conosce dategli un ascolto può darsi che vi possano piacere.
Rik bay area thrash
Sabato 27 Aprile 2019, 18.06.57
1
Band di non facile assimilazione. Sicuramente una base thrash è presente, ma camaleontica a livelli assoluti. Si passa da parti speed/thrash con riff serrati a momenti 'quasi' atmospherici se mi passate l espressione. Per eseguire i complessi cambi di tempo e le innumerevoli 'sfumature' sonore si deve essere musicisti di notevole capacità e valore. A me personalmente piacciono i primi due album, questo è 'forse' un pochino più 'mainstream' se mi lasciate passare il termine. Nel titolo kaleidoscope è racchiusa tutta l essenza della loro proposta musicale. Uno spettro incredibile di suoni che si materializzano e mutano in continuazione. I dischi dei mekong delta necessitano di numerosi ascolti prima di riuscire ad assimilare queste piccole (grandi) opere di techno/thrash. (imho)
INFORMAZIONI
1992
I.R.S. Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. Innocent?
2. Sphere Eclipse
3. Dance on a Volcano
4. Dreaming
5. Heartbeat
6. Shadow Walker
7. Sabre Dance
8. Misunderstanding
9. About Science
Line Up
Doug Lee (Voce)
Uwe Baltrusch (Chitarra)
Ralph Hubert (Basso)
Peter Haas (Batteria)
 
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