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Battle Beast - No More Hollywood Endings
29/04/2019
( 768 letture )
Band profondamente divisiva quella dei Battle Beast. Considerata da alcuni come di grande presa in virtù di un uso amichevole delle tastiere, arrangiamenti a volte zuccherosi e "ritornelloni" ad effetto valorizzati dalla gran voce di una cantante capace di dare forza al tutto, ma odiati da una gran fetta di pubblico praticamente per le stesse ragioni. Con il solo punto fermo della Louhimo a mettere d’accordo tutti. Dopo il deludente/normale Bringer of Pain del 2017, la scelta che i Battle Beast dovevano fare era caratterizzarsi più come realtà prettamente heavy/power capace di strizzare l’occhio ad una parte dell’audience più generalista, oppure virare più chiaramente verso quest’ultima. Ed hanno scelto la seconda strada.

Messa in archivio l’era Kabanen - a sua volta alle prese col progetto Beast in Black, spin off non certo particolarmente superiore al qui presente in esame – i Battle Beast confezionano con No More Hollywood Endings un prodotto costruito scientificamente per soddisfare un po’ tutti, senza escludere affatto un uditorio più leggero; in particolare vi è un utilizzo di arrangiamenti e soluzioni produttive che in alcuni passaggi risulta stucchevole, se non proprio fastidioso. La partenza è abbastanza buona con Unbroken, un pezzo quadrato registrato con l’aiuto di un ensemble di archi, ruffiano quanto serve, ma non in maniera eccessiva; l’uso delle tastiere è oculato nella resa sonora e la Louhimo risulta performante come al solito (considerazione valida per l’intera scaletta, quella sulla cantante). Anche la successiva title-track può essere considerata valida se presa per ciò che è: un singolo da video promozionale con una linea melodica piacevole e leggermente inconsueta per i canoni del gruppo. Dignitosa anche Eden, non certo originale, ma tutto sommato piacevole da ascoltare senza badare troppo a quanto sopra. Arrivando alla parte centrale del CD, però, le cose si fanno veramente pesanti; e non nel senso metal. La produzione di Unfairy Tales sembra concepita inizialmente per la svolta heavy di Michael Jackson e si risolve in un pezzo AOR/rock di scarsa presa. Tutti problemi che Endless Summer fanno subito dimenticare, dato che la sua scrittura sposta l’asticella ulteriormente in basso con la “Sagra del già Sentito” in ambito rock anni 80 per le masse. Inascoltabile. In tema di arrangiamenti più che easy, in stile finto rock anni 80 ed effetto 8 bit - voluto, certamente, ma non per questo meno irritante - The Hero tocca l’apoteosi, con la batteria che a tratti ricorda certi brani da discoteca di quel periodo ed appunto il finto rock cantato a suo tempo da Battiato. Senza contare il suono delle tastiere, terribilmente in carattere. Ed ancora una volta sono solo le parti vocali e quelle delle chitarre a tenere su un brano che sembra essere nuovamente il prodotto di un saccheggio di tracce escluse da innumerevoli album di quel decennio. Accettabile comunque la parte finale, ben più decisa. Heavy di stampo americano (una costante di una discreta parte del prodotto questa presenza di sound U.S.A.) con Piece of Me. Canzone passabile, indovinate ancora per merito principalmente di chi? Si: voce e chitarre, ma il pezzo di per sé non è certo memorabile. Inizio da colonna sonora per I Wish, che poi evolve con naturalezza in una sentita ballata condita da elementi orchestrali, ancora una volta basata sulla riproposizione di una melodia regolare e prevedibile. Nulla che possa rimanere in mente a lungo. Epicità in salsa power a badilate con Raise Your Fist, canzone tipicamente made in Battle Beast che non stupisce, ma almeno si stampa in testa per merito del ritornello e di una certa melodrammaticità. Più potente e veloce The Golden Horde, anche questa decentemente congegnata e adatta ai concerti, ed album che taglia il traguardo finale con World on Fire, altro brano piacevole, ma senza significative qualità da segnalare, al di là della sua piacevolezza e del suo equilibrio tra forza e melodia, con chiusura in crescendo.

Alla fine della fiera a balzare all’occhio è lo stridere tra la proposizione d’intenti sintetizzata nella frase: ”100% heavy metal - 0% bullshit” sottolineata nel press-kit ed i reali contenuti dell’album. A tratti, infatti, le scelte produttive del gruppo (album registrato con l’aiuto di Viktor Gullichsen dal tastierista Janne Björkroth e dal chitarrista Joona Björkroth presso il JKB Studios; prodotto e mixato dallo stesso Janne) sembrano tendere in direzione opposta. Specialmente nella parte centrale, con il ricorso ad effetti pop/disco anni 80 poco in linea con l’assunto iniziale. Questo porta ad una “plasticosità” di alcune canzoni, aggravata dal suono “giocattoloso” delle tastiere in determinati frangenti, che le prestazioni eccellenti della Louhimo e delle chitarre non riescono a salvare, se non garantendogli la sufficienza dal punto di vista della professionalità. La pecca di fondo di No More Hollywood Endings risiede infatti nell’assoluta mancanza di spunti di rilievo e nel più che massiccio ricorso a melodie prevedibilissime che saccheggiano a piene mani da quanto fatto in altre epoche da troppi altri, portando i pezzi ad assomigliare il più delle volte ad un patchwork di arrangiamenti e melodie sentiti mille volte che ad un prodotto connotato dal minimo sindacale di personalità. Al netto di quanto il vestito tecnologico e gli effetti più o meno speciali usati in sede di registrazione riescano a mascherare. Tanto fumo ed un arrostino striminzito che lascia con tanta, troppa fame in corpo.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
35 su 10 voti [ VOTA]
Maurizio
Mercoledì 1 Maggio 2019, 17.47.06
3
A me è piaciuto molto, non un capolavoro ma 75 se lo merita sicuramente
HeroOfSand_14
Mercoledì 1 Maggio 2019, 10.23.34
2
Qualche canzone buona c'è e nel complesso è un disco divertente da ascoltare, se si apprezza il pop rock e l'AOR ottantiano. Certo che emerge un pò di piattezza, dovuta anche al fatto che non è nel DNA del gruppo suonare certi generi, e loro sono molto più bravi a fare del power classico. Però, nel complesso, disco sufficientemente divertente che non mi dispiace, Endless Summer a me garba parecchio (mi ricorda Bonnie Tyler), la titletrack e l'opener sono altri due bei brani divertenti. Certo che Noora è un pò sprecata a cantare certe cose con la voce (pazzesca) che possiede
Luky
Martedì 30 Aprile 2019, 21.09.21
1
Nonostante ci siano alcune canzoni non male (ad esempio la title track per me è una bomba), ce ne sono altre decisamente piatte. Album pienamente sufficiente, ma mi aspettavo di piú dato il singolo-title track che, come ho già scritto, mi era piaciuto. 65
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Power/Symphonic
Tracklist
1. Unbroken
2. No More Hollywood Endings
3. Eden
4. Unfairy Tales
5. Endless Summer
6. The Hero
7. Piece Of Me
8. I Wish
09. Raise Your Fists
10. The Golden Horde
11. World On Fire
Line Up
Noora Louhimo (Voce)
Joona Björkroth (Chitarra)
Juuso Soinio (Chitarra)
Eero Sipilä (Basso)
Janne Björkroth (Tastiere)
Pyry Vikky (Batteria)
 
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