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Judas Priest - Priest...Live!
04/05/2019
( 1050 letture )
1986: un gruppo inglese formatosi quasi vent’anni prima ha appena dato alla luce il suo decimo album in studio. Questo gruppo ha un "discreto" passato alle proprie spalle, un passato che ha semplicemente ribaltato l’universo che da allora accompagna un determinato genere musicale. Ma questo decimo lavoro è, a suo modo, sconvolgente per la critica e per molti fan e, probabilmente per questo, rimarrà un unicum nella loro discografia. Parliamo di Turbo e, naturalmente, parliamo dei Judas Priest. I Difensori della fede hanno provato ad avvicinarsi ad un sound maggiormente radiofonico cercando similitudini con i colleghi statunitensi, ma il risultato non fu apprezzato più di tanto e nemmeno rivalutato nel tempo, nonostante la classe e le abilità compositive fossero sotto le orecchie di tutti. Fatto sta che in casa Priest si dovette promuovere quest’album e, contestualmente, si pensò bene di immortalare su disco l’imminente Fuel for Life Tour per avere un riscontro live del periodo post Unleashed in the East, uno dei live album più importanti della storia del rock. Così viene realizzato Priest…Live, nel quale sono presenti registrazioni delle serate di Atlanta e Dallas del giugno 1986, due degli innumerevoli show della tranche nordamericana del tour in compagnia dei Dokken: un live album dalla scaletta praticamente unica, dato che quasi tutti gli estratti da Turbo non saranno mai più eseguiti dal vivo, ma anche pregno della solita contagiosa energia profusa dal combo capitanato da Rob Halford, nonché disco pieno di classici intoccabili della loro storia. Prodotto da Tom Allom ed edito per la Columbia Records, uscì nell’estate del 1987 in vari formati tra cui anche il VHS e Betamax, con la registrazione dell’intero video della prestazione texana.

Cala il sipario, iniziano le danze: da quella che possiamo immaginare una coltre di fumo artificiale, che erano soliti usare prima dell’inizio dei loro show, giungono a noi le prime note di tastiera registrate seguite dall’ingresso delle sei corde con i primi riff di Out in the Cold, probabilmente la seconda miglior canzone del bistrattato (ingiustamente) Turbo, dopo la “quasi” titletrack: il pubblico pare entusiasta sullo sfondo e la band esegue senza sbavature d’alcun tipo il pezzo apripista per lanciarsi immediatamente su un brano che sarebbe diventato tra i più anthemici, se così ci è ammesso scrivere, dei Judas Priest. Heading Out the Highway è una perpetua scarica di adrenalina che non può oggettivamente lasciare indifferente l’ascoltatore e in questa versione gli assoli dei magici Tipton e Downing differiscono dagli originali incisi su Point of Entry, dimostrando se mai ve ne fosse l’impellente bisogno che i Nostri non hanno alcun problema legato all’improvvisazione. Non c’è sosta che possa essere giustificata nel bel mezzo di uno spettacolo degli “dei del metallo” perciò, a ruota, l’inno ufficiale degli inglesi risuona all’interno del palazzetto statunitense di turno, non facendo prigionieri e proseguendo “through the wicked ways” il cerimoniale di riproduzione del sacro materiale sonoro. Rob Halford si prende trenta secondi per annunciare la prossima canzone ed è l’ennesimo giubilo di pubblico, intento subito dopo a cantare a squarciagola ogni parola di Breaking the Law, fino all’acuto da brividi del vocalist che spezza in due una composizione che ha un unico difetto, quello di finire dopo nemmeno tre minuti. Un quartetto iniziale di questo livello se lo possono permettere giusto sei o sette gruppi al mondo, di qualsiasi genere si stia parlando, ma il momento di alleggerire i toni è d’obbligo se si vuole reggere due ore di concerto; ecco dunque che Love Bites assurge a tale compito evitando in ogni caso di lesinare i soliti colpi da Maestri, tra cui gli sforzi sottoposti dal buon Halford alle proprie corde vocali sul finale. Rimaniamo su Defenders of the Faith come album da cui attingere, è il turno della atipica e da sempre sottovalutatissima Some Heads are Gonna Roll, il cui passaggio di chitarra liberatorio effettuato alla fine della recitazione del titolo ci provoca emozioni ad alta intensità; si chiude il trittico consecutivo dedicato al 1984 come meglio non si sarebbe potuto e l’esecuzione di The Sentinel detta legge in maniera imbarazzante in quanto fa risultare naturale suonare/cantare un pezzo che facile non è, anzi. Dopo aver sfoggiato tali piccole perle anche i Judas Priest si ricordano di provenire dall’Inghilterra, patria del liberalismo che professa la sacralità della proprietà privata, ergo un pezzo dedicato anche ad essa non stona sebbene non sia tra i grandi classici che un accanito fan spera di assistere al concerto della propria vita; una categoria a cui non appartiene nemmeno Rock You All Around the World, ma quest’ultima possiede una marcia in più, dai due stupendi assoli al ritornello commerciale all’inverosimile, perfetto per l’interazione con la folla festante. Si torna su terreni da hit indimenticabili con Electric Eye e Freewheel Burning, quest’ultima suonata al doppio della normale velocità grazie ad un mostruoso e tentacolato Dave Holland, intervallate dal caposaldo dell’allora ultima release accolto molto calorosamente, forse l’unico brano di questo lavoro ad esserlo. La sensazione, derivante dal classico senno di poi, è che Turbo non sia affatto stato un passo falso all’interno dell’imponente discografia Priestiana ma un album diverso, con sonorità catchy e importanti alleggerimenti stilistici che non devono essere messi alla berlina poiché, alla fine, sempre di classic metal stiamo parlando. Ok, per Parental Guidance si può forse parlare di uno pseudo-arruffianamento da classifica, ve lo concediamo; se poi, come avviene su Priest…Live, tale creazione precede due mostri sacri del metal i giudizi rischiano di scemare ulteriormente: di fronte ad una chiusura impersonata dal duo Livin’After Midnight e You’ve Got Another Thing Comin’ non c’è santo che tenga, solamente grande libidine come direbbe il compianto Dogui.

Cosa dire ancora, per concludere il discorso? Siamo di fronte ad un reperto storico, senza alcun dubbio, non ai livelli di Unleashed in the East riguardo ad importanza e fascino ma la qualità non latita affatto. D’altronde, anche solo il nome della band è ed è sempre stato garanzia di ottimi prodotti e questo non fa eccezione. Consigliato soprattutto a quei pochi di voi che non hanno avuto (ancora) la possibilità di vederli dal vivo, Priest…Live è in grado di trasportare, sia visivamente che atmosfericamente, in ognuno di noi il significato e l’essenza dei Judas Priest quando calcano il palco, oggi come ieri, fra i numeri uno indiscussi del settore. Chissà quanti, in quegli anni, avrebbero messo la mano sul fuoco riguardo al fatto che trent’anni dopo i Nostri sarebbero stati ancora in giro per il mondo (sebbene loro stessi abbiano annunciato due o tre volte di essere al tour d’addio). Di certo umili fan come noi li vorrebbero “sfruttare” fino all’ultimo delle loro forze come successo con Lemmy. Semplicemente unici e se ascoltate Priest…Live ve ne renderete conto per l’ennesima volta.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
77.12 su 8 voti [ VOTA]
Area
Lunedì 13 Maggio 2019, 12.43.17
14
Non sono un fan dei dischi LIve, a meno che non si tratti di dei live tipo Unleashed in the east che sembrano più album da studio.... Sinceramente a questo preferisco la versione filmata. E' un concerto della tournee di Turbo e si sente... non che mi dispiaccia visto che quel disco non era poi così terribile. Come han già detto altri poi la copertina fa schifo.
tino
Giovedì 9 Maggio 2019, 15.44.21
13
Pienamente d'accordo
Graziano
Giovedì 9 Maggio 2019, 14.25.19
12
Rock you around the world, Perental guidance e Private property scarsucce?? Commerciali e molto anni 80 ok, ma dal vivo sono degli inni che tutti cantano (cantavano). Il 99% delle bands metal in circolazione vorrebbero aver scritto canzoni così "scarsucce".....
Steeler
Martedì 7 Maggio 2019, 10.08.44
11
Produzione molto 80's .. 3 su 5 dei pezzi da Turbo rimangono imbarazzanti come all'epoca della release:.Rock you around the World, Parental Guidance e Private Property sono invero scarsucce. Peccato non abbiano MAI eseguito dal vivo Reckless che di Turbo è, a mio parere, tra i pezzi migliori....lo avessero dato alla soundtrack di Top Gun sarebbe diventato pezzo storico , ma tant'è..
Galilee
Domenica 5 Maggio 2019, 21.19.55
10
Ahah..è vero, la copertina è orribile.
Sadwings
Domenica 5 Maggio 2019, 17.11.32
9
A parte l orrenda copertina per il resto ottimo livello ottantiano
Carlos Satana
Domenica 5 Maggio 2019, 15.10.21
8
Troppo plasticone, troppi pezzi da Turbo (vabbeh, quello era purtroppo inevitabile), non mi piacque al tempo e non mi piace oggi.
maurilio
Domenica 5 Maggio 2019, 14.05.00
7
e nella versione video ci sono anche le ottime Desert plains e the green manalishi !!
Rik bay area thrash
Domenica 5 Maggio 2019, 9.50.57
6
... mentre '... in the east' certificava i Judas priest come entità heavy metal 'borchiata', '... live' ne decreta il passaggio negli eighties, a fronte di album come '... of entry' e 'turbo' non propriamente bel accolti dai metal head. Suona molto distante, ed è gelido come suoni, parlo ovviamente per me. Forse è il tipo di produzione, ma ogni volta che lo ascolto mi dà queste impressioni. Oggi ad 2019 abbiamo comunque il piacere di leggere questa review con i Judas in tour (forse l ultimo) e con uno slab of vinile che ci ricorda quanta strada è passata dall anno di pubblicazione (1987), in ricordo di un periodo memorabile per l heavy metal.
cowboy big 80
Domenica 5 Maggio 2019, 0.23.48
5
io invece ho la versione canadese del vinile, perche' il negoziante da cui mi rifornivo aveva un stock di quella stampa. Risultato? all epoca pagato due mila lire in meno rispetto la pregiata stampa USA, per il fatto che avevano risparmiato per le buste interne con fotocopie da obbrobrio. Il doppio vinile comunque e' eccellete e per i seguaci del rock vero, come registrazione, vale Show of hands dei Rush, stessa dinamica di produzione, lussuria vinilica per palati fini
LAMBRUSCORE
Sabato 4 Maggio 2019, 21.42.17
4
Davvero bello, ho ancora una mc registrata, mi sembra di averlo visto in qualche mercatino a prezzi osceni...
Galilee
Sabato 4 Maggio 2019, 19.50.08
3
Live molto particolare e atipico per i Judas, ma proprio per questo riuscito in pieno. C'è l'ho in mc, in vinile in cd, in dvd e in whs... 😁. La sola out in The cold merita l'acquisto.
tino
Sabato 4 Maggio 2019, 17.25.51
2
Io ho il dvd, e' un live splendido con il gruppo stile bon Jovi a livello estetico, trasuda anni 80 e si fa fatica ad associare questi con i borchiatissimi di 4 anni prima che erano il simbolo del metallaro coperto di pelle nera. Comunque paradossalmente i pezzi che mi prendono di più sono quelli di turbo che in questo contesto sono perfettamente riusciti. Mitici i balletti alla Springsteen di un Rob halford marocchissimo con la vokujila...anche se lo preferisco con la tenuta di pelle che in quegli anni era tornata di moda causa Jovanotti. PS tristissimo vedere il chiodo tornato di moda in questa primavera
maurilio
Sabato 4 Maggio 2019, 17.15.47
1
Mitico live. Ce l ho in vhs,comprato nel 1988. Unico punto negativo il pubblico,troppo pacato , non rende onore all impatto dei Priest.
INFORMAZIONI
1987
Columbia Records
Heavy
Tracklist
1. Out in the Cold
2. Heading Out the Highway
3. Metal Gods
4. Breaking the Law
5. Love Bites
6. Some Heads are Gonna Roll
7. The Sentinel
8. Private Property
9. Rock You All Around the World
10. Electric Eye
11. Freewheel Burning
12. Turbo Lover
13. Parental Guidance
14. Livin' After Midnight
15. You've Got Another Thing Comin'
Line Up
Rob Halford (voce)
K.K. Downing (Chitarra)
Glenn Tipton (Chitarra)
Ian Hill (Basso)
Dave Holland (Batteria)
 
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