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Tonton Macoute - Tonton Macoute
04/05/2019
( 254 letture )
Il cielo del progressive britannico è disseminato di meteore che hanno lasciato segni più o meno marcati. Alcuni gruppi sono rimasti sepolti negli archivi delle label ma qualcuno, per nostra fortuna, viene salvato e riportato alla luce. Questo è il caso dei Tonton Macoute. Il gruppo, che prende il nome dalla milizia haitiana della fine degli anni ’50, si formò in Inghilterra nel 1968 con il nome di Windmill, dedicandosi all’esecuzione di cover pop rock. Dopo due anni trascorsi a suonare in patria e in Germania, entrarono in sala per incidere il loro primo e unico disco. Tonton Macoute fu pubblicato sotto l’etichetta Neon Records, un’etichetta satellite della RCA che fallì l’anno successivo, impedendo l’uscita del loro secondo album che restò difatti incompiuto. La versione di cui parliamo oggi però non è l’originale, che risulta difficile da trovare se non a prezzi proibitivi, ma della versione ristampata nel 2001 dalla nostrana Akarma Records. Il genere proposto è sostanzialmente un jazz rock dalla spiccata vena progressiva caratterizzata da una forte presenza del flauto che ricorda a tratti i Traffic secondo periodo, ma con picchi strumentali più marcati. Non mancano però derivazioni psichedeliche e rock blues.

Un punto molto importate di questo album è senz’altro legato alla firma dell’artwork, di quel Marcus McMillan meglio conosciuto con il nome d’arte Keef, che negli anni ha elaborato copertine storiche come quella di The Man Who Sold The World di David Bowie e i primi tre dischi dei Black Sabbath, solo per citare alcuni dei nomi più altisonanti. La bellissima immagine raffigura un tronco di un albero morto immerso in uno stagno con un rubinetto da cui sgorga ancora la sua linfa vitale che viene raccolta in una tazza sotto lo sguardo torvo di una cicogna.

Il disco si articola in sette tracce mediamente lunghe. A Just Like Stone è affidata l’overture dell’album. Il brano viaggia su una parte musicale molto simil Traffic con linee vocali corali che rimandando alla psichedelia di Crosby, Stills, Nash & Young. Si prosegue con Don't Make Me Cry dove Dave Knowles si cimenta in bellissimi soli di sax accompagnati da una ritmica tipicamente jazz rock. Flying South In Winter nelle sue variazioni più rock rimanda alla dolcezza delle linee dei Camel. Dreams, al contrario di quanto possa far pensare l’inizio, è il brano più spinto dell’album, con evidenti similitudini con i contemporanei lavori degli Who. You Make My Jelly Roll si slega totalmente del resto del platter abbandonando ogni tratto progressivo e viaggia su lidi pienamente jazz blues. La chiusura dell’album è affidata alle due parti di Natural High: si tratta del brano più progressivo dell’album che naviga sapientemente tra le atmosfere distensive di Bill Evans, le incalzati galoppate dei Traffic e richiami medievali in stile Gentle Giant.

L’omonimo dei Tonton Macoute, come moltissimi altri ottimi dischi, ha avuto la grandissima sfortuna di uscire nel periodo sbagliato. Se solo proviamo un attimo a ricordare la quantità impressionante di capolavori assoluti usciti in quell’anno ci rendiamo conto di quanto potesse essere difficile riuscire ad affermarsi sul mercato. Purtroppo, il non raggiungere vette eccelse lo ha relegato in una buia nicchia per molti decenni. Non è un disco seminale, né un prodotto imprescindibile, ma contiene una miriade di piccoli momenti di grandissima musica che allieteranno senz’altro le orecchie degli appassionati del genere.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
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Titus Groan
Lunedì 6 Maggio 2019, 12.52.09
2
Il mio nick proviene da un'altra underground band prog inglese che spero un giorno venga almeno ascoltato, non pretendo una recensione. Quindi capirete il mio amore per le sfortunate band "da una botta e via" i Tonton Macoute di cui possiedo varie edizioni, sono una magnifa band a volte un po ingenua ma basta ascoltare la suite finale "natural Hugh" divisa in due parti per poter ascoltare il talento e lo straordinario uso dei fiati di questa sfortunata band. Se avessero avuto modo di continuare ora staremo parlando di una band capostipite e di grande fantasia che solo il jazz prog anni 70 ha avuto ed creato dal nulla. Immensi da ascoltare a chi vuole creare pezzi fantasiosi ricchi di melodia dalla durata contenuta.
Voivod
Domenica 5 Maggio 2019, 13.58.00
1
Non un capolavoro, ma un buon album progressive dei primi seventies. Comunque da ascoltare!
INFORMAZIONI
1971
Neon Records/Akarma Records
Prog Rock
Tracklist
1. Just Like a Stone
2. Don't Make Me Cry
3. Flying South in Winter
4. Dreams
5. You Make My Jelly Roll
6. Natural High Part I
7. Natural High Part II
Line Up
Dave Knowles (Voce, Sax Soprano, Sax Tenore, Flauto, Clarinetto)
Chris Gavin (Basso, Chitarra Acustica, Chitarra Elettrica)
Paul French (Organo, Piano Elettrico, Piano, Vibrafono, Voce)
Nigel Reveler (Batteria, Percussioni)
 
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