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The Beatles - Rubber Soul
06/05/2019
( 1085 letture )
C'è un gruppo con cui tutti, ma proprio tutti, prima o poi, devono fare i conti: non solo gli appassionati di ogni genere musicale mai concepito dall'uomo, ma anche i musicisti, qualunque sia il tipo di arte che intendono proporre. Stiamo parlando, naturalmente, dei The Beatles: ebbene sì, non se ne scappa. Chiunque, prima o poi, in qualunque momento della propria carriera o della propria formazione musicale, ha dovuto (o dovrà) fare i conti con l'inimitabile quartetto di Liverpool, con ogni probabilità il gruppo più amato della storia della musica, nonché uno dei più importanti in assoluto.

Quest'oggi, in particolare, ci occuperemo di Rubber Soul, sesto album della carriera dei quattro Scarafaggi; prodotto subito dopo lo splendido Help!, sempre nel 1965, riuscì nell'impresa di superarlo, mostrando un lato più maturo e meno “adolescenziale” di Lennon e soci, tanto dal punto di vista squisitamente musicale, quanto da quello lirico. La copertina, che ci mostra i Fab Four in una veste vagamente distorta (secondo i sostenitori della leggenda metropolitana della morte di McCartney, si tratterebbe nientemeno che del riflesso del sepolcro del bassista!), preannuncia in qualche modo un lavoro eclettico e variegato: non veniamo delusi in tal senso, dato che ad un primo pezzo squisitamente rock, una Drive my Car ricolma di allusioni sessuali, segue una delicata ballad, che costituisce peraltro un pezzo da novanta della discografia del gruppo: abbiamo naturalmente a che fare con Norwegian Wood (The Birds Has Flown), tanto semplice quanto incredibilmente capace di fissarsi nella mente dei suoi ascoltatori. Da segnalare che, per la prima volta, un pezzo dei The Beatles vede la presenza del sitar, suonato naturalmente da George Harrison e successivamente divenuto un “ospite” piuttosto comune nei brani del gruppo. You Won't See Me è una canzone più leggera ed ancor più orecchiabile di quella che la precede, ma, pur risultando meno brillante, conquista grazie ad un ritornello semplice e dannatamente efficace. Del resto, questi ragazzoni sono stati veri maestri in questo campo! Segue un altro classico, la splendida ed introspettiva Nowhere Man, dove John Lennon analizza con dolore i propri demoni interiori, fra cui la droga ed il progressivo fallimento della relazione con l'allora moglie Cynthia. Si torna brevemente a sonorità più rock con Think for Yourself, prima di immergerci in sfumature blueseggianti, dai toni qui e là fieramente hippie, con la gradevole tHE Word: tuttavia, lungi dall'essere considerabili dei riempitivi, questi due pezzi scompaiono di fronte alla celebre Michelle, altra perla della discografia dei Fab Four, una unione perfetta di melodie ed armonie, divisa fra inglese ed una celebre frase in francese, che sarebbero valsi al gruppo il Grammy Award nel 1967. What Goes On è una delle tracce più semplici del disco e, onestamente, anche una delle meno valide, ma ci permette comunque di ascoltare la voce del sempre troppo sottovalutato Ringo Starr. Girl, in compenso, è un altro pezzo splendido: invocazione di Lennon ad una immaginaria donna ideale, che più tardi avrebbe trovato in Yoko Ono (de gustibus...), sviluppa una bellissima melodia che cattura già al primo ascolto. I'm Looking Through You è più semplice e persegue sonorità quasi hawaiane, ma non rinuncia a saltuarie incursioni nel rock, grazie al sempre efficace Harrison. Che altro manca all'album per imporsi come uno dei più importanti della storia del gruppo? Semplice, una canzone suggestiva ed autobiografica come l'immortale In My Life. C'è poco da dire al riguardo, ma, in compenso, molto da ascoltare. Dopo questo brano straordinario, le canzoni restanti sembrano quasi “poca cosa”, ma naturalmente non è così: Wait, ad esempio, che passa quasi in secondo piano in questo disco, farebbe probabilmente la fortuna di molte band, al pari di f I Needes Someone, un piccolo pezzo di bravura di Harrison. Chiude le danze Run for your Life, forse l'unico brano per cui, effettivamente, vale l'impressione di un livello qualitativo inferiore. Poco male, si tratta di una piccola sbavatura in un album che non ne possiede praticamente nessuna.

Rubber Soul, come detto, venne considerato un album fondamentale per completare il passaggio dai The Beatles più giovani a quelli più maturi, un passaggio già iniziato con Help! e che troverà la definitiva consacrazione prima in Revolver, poi nell'immortale Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, unanimemente ritenuto uno dei lavori più importanti della storia della musica. Qualunque amante delle sette note, insomma, non dovrebbe lasciarsi scappare questo sesto lavoro degli Scarafaggi...e, in generale, non dovrebbe perdersi per alcun motivo al mondo il loro straordinario lascito.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
66.12 su 16 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 8 Giugno 2019, 7.59.47
15
L'ho messo su dopo tempo. Le emozioni sono quelle di sempre: 35 min di pressoché perfezione. E all'epoca si potevano permettere di lasciare fuori We can work it out e Day Tripper (con un riff che hanno preso in prestito o citato in tanti). Quando leggo le tesi negazioniste (passatemi il termine) di Scaruffi resto allibito. Qua si apre con il proto hard-blues di Drive my car; si prosegue con quel gioiellino di Norwegian wood - come scrivere una canzone sulle corna messe alla moglie - che fece scoprire il sitar all'occidente (che siano stati i primi o meno poco importa); Nowhere man e Think for yourself di Harrison ti stendono al tappeto. Ci si rialza giusto il tempo di essere ubriacato dalle armonie di The world, e dal saccarosio di Michelle, sino a quando arriva Girl, una delle canzoni più belle concepite da Lennon in assoluto. I'm Looking Through You ha l'eleganza tipica della semplicità e In my life è un micro-capolavoro che beneficia dell'assolo barocco di Martin. E si definitivamente KO. E qualcuno ogni tanto scrive che sono sopravvalutati o si sono limitati a copiare idee/melodie/arrangiamenti di altri. Mah...95
Hackerino
Venerdì 7 Giugno 2019, 23.28.02
14
Basta la sola Girl a spazzare via tutto il resto.
Jericho
Venerdì 7 Giugno 2019, 20.10.54
13
I Guns possono solo pulirgli gli strumenti ai Beatles. Un solo buon album e poi si sono persi. I Beatles tra le 5 band più influenti di tutti i tempi.
Area
Lunedì 13 Maggio 2019, 15.57.53
12
Il penultimo disco della fase "Teen" dei Beatles, infatti il vero estro geniale inizia qui, per poi venire perfezionato in Revolver. Da qui in poi solo capolavori leggendari. Miglior pezzo del disco per me Norwegian Wood insieme a In my life. Come non amare poi Michelle e Nowhere Man?
DEEP BLUE
Sabato 11 Maggio 2019, 22.15.50
11
Per tornare al disco... "Rubber Soul" e il 45 giri "Day Tripper / We can work it out" hanno segnato la svolta. Fara' ridere ma all'epoca queste sonorita' spiazzarono, nelle settimane successive all'uscita dell'album, gli ascoltatori di mezzo mondo.
DEEP BLUE
Sabato 11 Maggio 2019, 22.10.12
10
Jan Hus non so se i Beatles siano stati piu' importanti dei Rolling Stones. Magari hanno sbagliato di piu' ma e' anche vero che hanno osato di piu'. I Gun's and Roses hanno fatto solo un disco capolavoro e una manciata di grandi pezzi sparsi, non possono essere considerati allo stesso livello di queste due band.
Galilee
Sabato 11 Maggio 2019, 20.24.28
9
Rubber soul, il disco che mostra al mondo chi sono veramente i The Beatles, 4 ragazzacci. In realtà musicalmente non è un cambiamento netto, la vera differenza si noterà con Revolver, però la copertina è una dichiarazione d'intenti. Non è il mio preferito, ma da qui in poi è storia.
Replica Van Pelt
Mercoledì 8 Maggio 2019, 15.29.36
8
La Beatlesmania al suo tramonto e tempi che necessitavano un nuovo modo di rapportarsi,anche musicalmente,mi sono sempre chiesto se fossero i Beatles a "influenzare/dettare " quelli che erano i tempi (o sarebbero stati) o viceversa.Forse più semplicemente e verosimilmente la seconda,ma qualche volta non escluderei la prima,ed è una sensazione a pelle.Rubber non è il mio album preferito,ancora troppo di maniera,ma si percepisce che il suono e il modo di comporre stava cambiando,e Revolver sarà un nuovo passaggio,più marcato,di questo cambiamento,ed il bello degli album dei Beatles,anche minori (che poi minori non sono),è questo seguire musicalmente una evoluzione che cesserà solo nel momento del raggiungimento della totale maturità e perfezione (Abbey Road,o Let it be cronologicamente come uscita),come se il mondo in quel preciso momento fosse arrivato alla fine di un ciclo,e in un certo senso era così,dopo non sarebbe stato più uguale,e sembra nemmeno meglio.
Andry Stark
Martedì 7 Maggio 2019, 1.13.56
7
Insieme ad Abbey Road è il mio preferito dei Beatles, da qui in avanti un capolavoro dietro l'altro. Voto perfetto, aggiungo 3 punti per affetto, 98.
No Fun
Lunedì 6 Maggio 2019, 23.53.36
6
Stavo per scrivere un commento su questo album che ascolto da sempre e mi è arrivata Wait in testa e non se ne va. Inutile scrivere altro.
Rob Fleming
Lunedì 6 Maggio 2019, 22.44.59
5
Da qui in poi non ce n'è più per nessuno (anche perché ai magnifici due si aggiunge il terzo con brani sempre più belli)
Alex Cavani
Lunedì 6 Maggio 2019, 22.16.14
4
La prima vera bomba dei Beatles!
InvictuSteele
Lunedì 6 Maggio 2019, 22.14.55
3
Con Revolver il miglior album dei Beatles, a mani basse.
Blessed
Lunedì 6 Maggio 2019, 21.26.56
2
Jan Hus: bella scoperta
Jan Hus
Lunedì 6 Maggio 2019, 21.09.07
1
Quindi i Beatles sono più importanti dei Rolling Stones e dei Guns’n’Roses.
INFORMAZIONI
1965
Parlophone
Rock
Tracklist
1. Drive My Car
2. Norwegian Wood (This Bird Has Flown)
3. You Won't See Me
4. Nowhere Man
5. Think For Yourself
6. The Word
7. Michelle
8. What Goes On
9. Girl
10. I'm Looking Through You
11. In My Life
12. Wait
13. If I Needed Someone
14. Run For Your Life
Line Up
John Lennon (Voce, Chitarra, Organo, Tamburello)
Paul McCartney (Voce, Chitarra, Piano, Basso, Maracas)
George Harrison (Voce, Chitarra, Sitar, Maracas, Tamburello)
Ringo Starr (Batteria, Percussioni Tamburello, Maracas)
 
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