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Devin Townsend - Empath
09/05/2019
( 2610 letture )
Let there be light, let there be moon, let there be stars and let there be you. Let there be monsters, let there be pain, let us begin to live again. From the top to the bottom: Genesis.

Il riassunto dell’opera magna di Mr. Townsend è proprio questo. Ripartire di nuovo, riscoprire follie dimenticate, lasciarsi alle spalle la monotonia per abbracciare l’inesplorato. Empath è un’isola, un paradiso remoto e ricco di colori, creature e sentimenti. Un luogo distante e nel contempo vicino. Uno stato d’animo. E così, dopo lo scioglimento effettivo del Project durato diversi anni, il Mad Canuck torna in sella con enfasi arrembante e voglia di stupire (ancora una volta) con un magnetico e magmatico monolite di 75 minuti. Signore e Signori: il macro-mondo di Empath, voluttuosa crisi di mezza età e sfavillante trave universale del progressive metal mark 2019.
Ci sono suoni che sembrano provenire dalle grotte del tempo, sinfonie recenti (Transcendence), accelerazioni brutali e sconquassanti (Deconstruction), maestria ambient (Ghost) e humor acrobatico (Ziltoid). Ma l’album in questione è molto di più: è un passo in avanti, un raccoglitore di informazioni senza freni inibitori, costruito alla perfezione. La porzione numero uno viene compattata nelle parentesi di entrata e uscita (Castaway e Requiem), dove chitarre caraibiche e sensazioni di pace isolana ci accolgono a braccia aperte, supportate da cori eterei non dissimili dalle multi-voci gregoriane sentite su Epicloud. Ma è ovviamente una facciata, un biglietto da visita fasullo e sibillino, che non ci permette di capire una beneamata mazza, per intenderci. Passiamo dalla quiete all’oblio in un amen, e ciò avviene liberamente e puntualmente sotto forma di Genesis, opener vera e propria e canzone sublime in cui convergono tutte le idee di Townsend, in un glorioso agglomerato progressivo. Riff secchi, prestazione vocale super, modulazioni, fraseggi, assoli acidi e ancora accelerazioni in blast-beat al limite dell’umano, in cui il potentissimo batterista Samus Paulicelli si esibisce senza freni, alternandosi e lasciando le parti più tecniche e sperimentali al collega Anup Sastry e al talento jazz Morgan Agren, già batterista su Casualties of Cool.

If you say in your mind: You better off dead! Well, before the madness comes to claim your name - a million years will go by...

Ed è follia lucida e repentina quella mostrata nel nuovo album solista. Un cerchio che chiude anni di musica, ma anche una ripartenza veloce per cercare di capire cosa porterà il futuro. Ogni pezzo, ogni brano ha il suo perché e la sua scientifica collocazione (un plauso per la scaletta, perfettamente bilanciata). Mentre Genesis è una cascata imperdibile di lucenti suoni sci-fi, la successiva e diretta Spirits Will Collide ricorda il capolavoro Transcendence, puntando tutto sull’epicità e sulla prestazione vocale impareggiabile. Chitarre aperte e “liquide” e un turbinio di emozionanti sensazioni. Empath è un camaleonte che gioca interpretando diverse creature, dalle più innocenti e innocue alle più oscure e brutali. E la lista di special guest ci fa capire che, per creare un’opera del genere, sono necessarie una serie di sfumature, di tocchi extra e di clamorosi colpi di coda. Dal genio visionario di Mike Keneally, direttore artistico e guida spirituale (già con Frank Zappa), alle solite voci perfette di Anneke Van Giersbergen e Ché Aimee Dorval, passando per il nuovo talento di Nathan Navarro al basso e alla sorpresa di Chad Kroeger, con le armonizzazioni nascoste nella furibonda, veloce, aggressiva Hear Me che, esattamente come da titolo, non tarda a farsi ascoltare, portandoci via i padiglioni auricolari a suon di death metal progressivo, a-dinamico e iracondo.
Empath è un viaggio che punta alla connessione spirituale, riscoprendo il genio senza punti di riferimento. Per certi versi, una versione moderna di Infinity che -nel 1998- aveva stupito tutti con le sue sperimentazioni prog al limite di Broadway, le sfuriate metalliche, le tastiere epiche e i suoni extra-mondo. Non c’è quindi da stupirsi se il nuovo nato in casa Canadian Bacon è un ponte virtuoso tra sperimentalismi e suoni che abbiamo imparato a conoscere. Why? è forse il brano migliore del lotto, con la sua particolare natura teatrale, la voce che sovrasta tutto e il retrogusto Disney. Archi e delicatezza, ma anche sprazzi di growl per un sali-scendi emozionale di rara intensità.

Tell us a story! What could I say? What should I say?

… Ma di parole ce ne sono tantissime e, anzi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Perché, in questo caso specifico, si fondono perfettamente con la musica, come nella convincente Evermore, che sposa sia toni lo-fi sia accelerazioni potenti guidate da riff devastanti, bilanciati ad hoc con la vena melodica che tiene banco durante lo sviluppo della canzone, passando per una infinita gamma di sfumature vocali, toni chitarristici differenti e ancora un puzzle ritmico dinamico e vario, grazie al mega-supporto di Nathan Navarro e dei tre batteristi. È praticamente impossibile rimanere impassibili davanti a questo complesso ma fruibile parto sonoro: che sia l’ambient-prog di Borderlands, la vena melodica di Spirits Will Collide o l’aggressività di Hear Me, ci si trova al cospetto di un album praticamente perfetto, unico, vario e sempre avanti. Un concept particolare che non segue regole precise, ma che si ciba della nostra impostazione mentale pre-ascolto. In un giorno piovoso Empath potrebbe salvarci da cattivi pensieri, così come in una giornata distesa potrebbe farci riflettere sul significato dell’universo, della musica stessa e dell’amicizia. È un processo di crescita e riflessione che, durante la prima parte ci pone tante, tantissime domande alle quali otteniamo parziali risposte solo durante lunghissima suite finale: Singularity, suddivisa in sei movimenti per una durata di oltre 23 minuti. Le suite, per definizione, sono spesso ostiche ai più, ma questa volta possiamo tranquillamente affermare che il gran finale dell’album è non solo godibile, ma anche magniloquente, epico e divertente. Non ci si adagia sugli allori, ma si scoprono nuovi colori per dipingere la sabbia dell’isola perduta.

Adrift, I Am I, There Be Monsters (che riprende il concetto di Genesis), e poi ancora Curious Gods, Silicon Scientists e Here Comes the Sun! mescolano le carte in tavola, raccontando una storia nella storia e giocando con la Prog-materia come mai prima d’ora. Non cercate confini perché sarà molto difficile trovarne: dal death alle sezioni atmosferiche, passando per la gradita ospitata di Steve Vai, che impreziosisce il tutto con un mellifluo solo su Here Comes the Sun!. Il ritorno delle chitarre acustiche e dei riverberi, la pace, i sogni e le avventure in un mondo ipoteticamente sconfinato. Presa singolarmente, la suite è forse il brano migliore mai scritto dal talentuoso poli-strumentista che, a discapito dell’immediatezza, offre una versione di se (e dello stesso Empath) decisamente sopra le righe, sfruttando l’abbondanza orchestrale e il suo consueto “wall of sound” per sfondare la parete che divide realtà e fantasia. Il vortice di violenza che esplode intorno al decimo minuto non ha eguali e supera anche le follie atomico-industriali degli Strapping Young Lad, epicizzando ed estremizzando il significato, i riff e la sezione ritmica, sempre impeccabile. L’outro, semplice e corale, suggella Empath nel migliore dei modi, calmando le acque e lasciandoci da soli con i nostri pensieri.

In chiusura, questa nuova e attesa fatica di Devin Townsend è semplicemente entusiasmante. Un vero ottovolante in costante deragliamento, guidato da uno Ziltoid strafatto di proteine e diretto verso l’Isola che non c’è. Che sia Terra, Spazio o un pianeta remoto, il paesaggio dipinto, raccontato e suonato in questo lavoro è semplicemente unico. A distanza di 28 anni, il mastermind canadese non solo stupisce ancora, ma migliora le sue prestazioni. Come sia possibile non ci è dato saperlo, però una cosa saggia possiamo farla: muovere il fondoschiena intorpidito e correre ai ripari ascoltando questo colosso empatico di metallica bellezza.

Remember the flame in your heart burns strong. Remember and the spirits will collide. Remember that Death is not the end.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
81.31 su 19 voti [ VOTA]
Max1
Venerdì 24 Maggio 2019, 10.35.39
16
Come disse qualcuno in un post su Heavy Devy, lui scrive soprattutto per se stesso in base al momento e all'ispirazione e quindi ci può stare che pubblichi anche cose molto diverse e soggette a varie interpretazioni. A me la sua discografia piace più o meno QUASI tutta. Ora già il precedente non mi aveva convinto appieno, Empath proprio faccio molta fatica a sentirlo men che meno ad assimilarlo. Sbaglierò io, ma mi sembra un coacervo di roba saccheggiata qua e là dalla sua immensa produzione oppure (fate vobis) frutto del suo "mood" attuale..ma a me dice poco!
Pacino
Venerdì 24 Maggio 2019, 9.41.48
15
Una rottura di coglioni galattica...bon per chi lo apprezza, io passo. Voto 55.
Area
Mercoledì 22 Maggio 2019, 12.12.41
14
Probabilmente chiedo troppo, ma io vorrei risentire anche solo un pezzo: Devin, Steve Vai, TM Stevens e Terry Bozzio. Magari proprio su un disco di Devin.
vortex surfer
Lunedì 13 Maggio 2019, 22.09.15
13
Solo per curiosità:ma anche questo 98 in media voto è "zavorrato" dal solito 30?😳
SkullBeneathTheSkin
Domenica 12 Maggio 2019, 16.54.50
12
@Salvo: riflettevo giusto di recente che forse si tende ad eleggere un modello di confronto, spesso, valutando un lavoro più per ciò che non è/non ha che non per quanto in realtà offra... per questo nel mio post metto questo album sopra a Transcendence e li vedo pure molto lontani fra loro ma con Devin è la norma. Transcendence ti era piaciuto di più?
Salvo
Domenica 12 Maggio 2019, 8.33.11
11
Ultimamente mi ritrovo sempre meno nelle opinioni dei recensori di Metallized. L'ho ascoltato diverse volte. Ok, non è un cattivo lavoro, però da qui a dire che si tratta di un lavoro entusiasmante ... Boh. Vabbè, de gustibus.
DEEP BLUE
Sabato 11 Maggio 2019, 22.27.45
10
Qualche volta esce fuori strada ma ci sta ...chi non osa, non sbaglia. Spero continui cosi. FORZA...
Mark The Hammer
Sabato 11 Maggio 2019, 21.23.45
9
È peggio di un Clistere
Jo-lunch
Sabato 11 Maggio 2019, 10.49.28
8
Disco folle e strepitoso! Devin è semplicemente superlativo, mai un passo falso, Genesis è il brano che più ho apprezzato, anche se tutto l'album è spettacolare. Ottima rece che rende pieno merito a questo grande signore della musica.
Master
Venerdì 10 Maggio 2019, 23.11.56
7
Concordo coi commenti qui sotto: grande album. Genesis la mia preferita, per i miei gusti qualche parte di brano leggermente fuori fuoco o prolissa, ma in generale siamo sul 90 meritato per me! bravo Devin...
Hellion
Venerdì 10 Maggio 2019, 18.11.44
6
Disco stupendo, inutile aggiungere altro.
Dani3121
Giovedì 9 Maggio 2019, 20.37.02
5
Disco immenso,Why,bellissima, lascia intuire quale sará la sua prossima direzione musicale,Borderlands.Hear me e soprattutto Singularity fuori parametro. Tutto al top produzione prestazioni strumentali,artwork. Devin ha rinegoziato i diritti della sua discografia per 150000 dollari e li reinvestiti tutti in Empath,scelta coraggiosa ma,visto i risultati anche di vendite,vincente. Uno dei piu grandi nel panorama odierno.
Danimanzo
Giovedì 9 Maggio 2019, 20.32.11
4
Ennesimo capolavoro di questo fottuto genio e compendio musicale e personale della sua folle carriera. Per me è abbondantemente già l'album dell'anno. E complimenti per la recensione strepitosa.
Korgull
Giovedì 9 Maggio 2019, 19.33.02
3
Alcune tracce bellissime, altre meno. Va cmq ascoltato decine di volte per essere assemblato, troppi gli umori che lo compongono e le canzoni sono talmente stratificate che necessitano di molta attenzione....per me promosso alla grande, nonostante un paio di tracce un po forzate. Devin è uno dei pochi artisti che ancora riesce a stupire
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 9 Maggio 2019, 16.40.07
2
A mio gusto, nettamente meglio di Transcendence... che già non era certo malvagio (btw, diffido a prescindere di qualunque cosa venga definita perfetta) ... ma qui sento meno compasso e quella follia divertita che sembra accompagnare pochi eletti, come appunto Townsend o Claypool.
Andry Stark
Giovedì 9 Maggio 2019, 15.06.18
1
Ottima recensione, non vedevo l'ora di poterla leggere qui su Metallized. Mi trovo in totale d'accorco con la disamina di questo disco, Townsend ancora una volta stupisce e da lui non mi aspetto di meno, siamo dinanzi ad un altro trip folle, epico, violento e spettacolare. Per me il disco dell'anno. Voto 95.
INFORMAZIONI
2019
Inside Out
Prog Metal
Tracklist
1. Castaway
2. Genesis
3. Spirits Will Collide
4. Evermore
5. Sprite
6. Hear Me
7. Why?
8. Borderlands
9. Requiem
10. Singularity
Line Up
Devin Townsend (Voce, Chitarra, Tastiera, Basso)
Nathan Navarro (Basso)
Samus Paulicelli (Batteria)
Morgan Agren (Batteria)
Anup Sastry (Batteria)
 
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