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We Came As Romans - To Plant A Seed
11/05/2019
( 289 letture )
Il primo lavoro dei We Came As Romans rientra per poco nella prima decade degli anni 2000, affiancandosi a tutti quegli album che hanno segnato la nascita, la crescita e l'affermazione del sottogenere più affermato del metal moderno: il metal core. Il loro contributo al genere è sicuramente dato dall'introduzione di inserti sinfonici e orchestrali che ampliano la resa melodica dei brani e che danno una solida ed elevata impalcatura sonora all’impronta emotional core. La loro melodia abbraccia infatti l’interiorità e il trasporto emotivo, tramite sensazioni agrodolci e intense, sottotoni soffusi e tratti psicotropi.

Notevoli le parti orchestrali sperimentali in stile soundtrack (Intentions, Broken Statues) che estremizzano l’utilizzo delle basi digitali ricordando i precedenti The Devils Wears Prada ma trovando un ulteriore stile personale che caratterizzerà i We Came As Romans da ora in avanti. Questo album, così come la successiva discografia, è il lascito del clean singer Kyle Pavone, deceduto a 28 anni nel 2018. Così le dolci clean vocals di questo lavoro sono il suo primo retaggio come cantante e memorie preziose: intense, sognanti, efebiche in pieno stile emo core ma non troppo smielate proprio grazie al background strumentale corposo. Il corredo sinfonico fa da cornice alle chitarre squadrate che vertono per lo più su riff melodici in stile swedish metal e solo di rado sono in dissonanza con la batteria sincopata e i breakdown cubitali. L’ottima produzione è ulteriormente cruciale per la resa complessiva del disco. Molto importante inoltre è la componente testuale di questa band, improntata su temi di analisi interiore, crescita personale, sentimenti contrastanti, fratellanza. Essa, quasi come un flusso di coscienza, si accompagna alla discorsività delle linee vocali e alla scorrevolezza della melodia, ottenendo per questa band una capacità comunicativa davvero rara, perpetuata poi in tutti i loro lavori. In apertura, la title track e la successiva Broken Statues sono già fra i pezzi più notevoli ed esemplari, così come Dreams e We Are The Reasons, anche se ogni brano ha il suo significato, sia intrinseco che nel complesso dell’album. Degna di nota anche la traccia aggiunta nell’edizione deluxe dell’album, intitolata To Move On is to Grow.

La teatralità emotiva che i We Came As Romans mostrano in To Plant a Seed è indimenticabile, e si estende non solo alle parti melodiche ma anche alle cornici più rabbiose –che di certo non mancano- e alle caratteristiche harsh vocals di David Stephens. Oltre al songwriting efficace e alla componente estrema, è proprio questo a renderlo un album che non può assolutamente mancare negli ascolti degli amanti del metal core o di chi si avvicina al genere attualmente, sia come album di debutto che come album a sé stante; è inoltre parte del testamento del compianto cantante Kyle Pavone, meritevole di essere onorato da un ascolto partecipe che certamente non vi lascerà indifferenti.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
36.66 su 6 voti [ VOTA]
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 13 Maggio 2019, 21.41.26
7
@No Fun: trovati, grazie però manca la rece di With Roots Above And Branches Below Che é il loro terzo album, quello di cui mi interessava leggere...
No Fun
Lunedì 13 Maggio 2019, 21.15.45
6
@Skull, ci sono ci sono, cerca col The davanti. Non li conosco ma con un nome così, impossibile non ricordare di aver visto una loro rece (apprezzo che hai usato un acronimo anziché il nome intero o storpiature tipo Devil Eats Piada o robe simili)
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 13 Maggio 2019, 21.03.26
5
... a leggere @Sentenza invece sembra che sia ciò che ricordavo
Sentenza
Lunedì 13 Maggio 2019, 20.58.28
4
È un classico album del periodo più commerciale del Metalcore, non dà un contributo significativo al genere di cui loro non rappresentano comunque una base fondante ma sicuramente tra i gruppi che hanno saputo più giocarsi meglio le loro carte. Questo esordio era valido, il secondo album già meno interessante ma che ho comunque rivalutato, i successivi davvero mediocri e dimenticabili, con l'ultimo album Cold Like War avevano dato segnali di ripresa evidenti. La dipartita di Pavone è stata una grave perdita, non sarà semplice sostituirlo
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 13 Maggio 2019, 20.30.34
3
Li ho conosciuti insieme ai DWP (di cui si fa menzione ma inesistenti in archivio... dai reda, almeno roots/branches) e devo ammettere che non mi fecero né caldo né freddo, ma l'album era uno dei successivi e a leggere Valeria questo sembra proprio altro.... magari li riascolto, anche se il genere non è il mio preferito
Demetrio
Sabato 11 Maggio 2019, 11.50.18
2
Bel disco, ma il voto è decisamente esagerato
Alex Cavani
Sabato 11 Maggio 2019, 11.03.13
1
Questo mi è sempre piaciuto, dopo li ho completamente persi.. Ma questo disco l'ho sempre trovato molto piacevole. Per i miei canoni non è da 80, però sicuramente ben oltre la media del "metalcore" di quell'anno.
INFORMAZIONI
2009
Equal Vision
Metal Core
Tracklist
1. To Plant a Seed
2. Broken Statues
3. Intentions
4. Roads That Don't End and Views That Never Cease
5. Dreams
6. We Are The Reasons
7. Beliefs
8. I Will Not Reap Destruction
9. Searching, Seeking, Reaching, Always
10. An Ever-Growing Wonder
Line Up
Kyle Pavone (Voce)
David Stephens (Voce)
Joshua Moore (Chitarra)
Lou Cotton (Chitarra ritmica)
Andi Glass (Basso)
Eric Choi (Batteria)
 
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