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Ulver - Vargnatt
11/05/2019
( 865 letture )
Era il 1993 e da pochi anni il fenomeno black metal aveva preso piede, espandendosi in Europa e in tutto il mondo. La madre patria del genere, o almeno, di quella seconda ondata che ne ha definito i canoni, la Norvegia, era destinata a rimanere ancora per qualche anno la regina indiscussa di questa tendenza, sfornando anno dopo anno nuovi gruppi e capolavori destinati a rimanere nella storia.
Si tratta di un fenomeno che non solo aveva attecchito perfettamente in quella fredda terra del nord, ma, più di molte altre correnti musicali, aveva riunito sotto la sua ala tantissimi giovani. Questi ultimi erano accomunati non solo dal fatto di voler suonare musica estrema, ma anche dalla stessa passione per atmosfere oscure e tematiche lugubri, nonché dall'ossessione per un passato, a metà fra storia e leggenda, a cui rifarsi e in cui ritornare, almeno con la musica.
Tra le tante formazioni emerse in quegli anni, una che immediatamente si fece notare per l'originalità con cui aveva dato forma alla propria musica partendo proprio dal Norwegian Black Metal, furono gli Ulver.
Nati a Oslo sul finire del 1992 per volere di Kyrstoffer Rygg, gli Ulver, diventati poi famosi per la loro parabola artistica eclettica e mutevole, agli albori della loro carriera furono forse i primi ad unire al metal estremo una componente musicale e concettuale radicata nel folk della loro terra. E mentre la celebre trilogia composta da Bergtatt, Kveldssanger e Nattens Madrigal è ben conosciuta ed è stata sovente celebrata negli anni, il primo vagito dei Lupi norvegesi, ovvero la demo tape Vargnatt è spesso dimenticata, sottovalutata o messa in secondo piano.

Vargnatt è sicuramente un lavoro ancora immaturo sotto molti aspetti, figlio anche dell'inesperienza dei membri che lo composero all'epoca; è inoltre una produzione che rappresenta un unicum nella discografia dei Nostri e, contemporaneamente, contiene in nuce molti elementi che caratterizzeranno la loro produzione musicale degli anni immediatamente successivi.A registrare la demo nell'ottobre del 1993 -si narra nelle foresta norvegesi- sono sei ragazzi di cui due, probabilmente all'epoca i più esperti del combo, facevano già parte della prima incarnazione dei Satyricon: si tratta di Haavard (alla chitarra acustica) e Czral (Carl Michael Eide, dietro le pelli), che diedero un contributo decisivo tanto al songwriting quanto all’esecuzione. Ad affiancarli, ovviamente, Kris (che solo in un secondo momento avrebbe scelto lo pseudonimo Garm), l'unico membro fondatore e ancora oggi rimanente della band, dietro al microfono, e due semi-sconosciuti di nome Grellmund e Ali Reza, probabilmente avventori dei locali di Oslo che bazzicava proprio Garm, che si occuparono rispettivamente di chitarra ritmica e solista. A completare il sestetto, in veste di bassista session, Mean Malberg, ovvero niente di meno che Robin dei Mysticum. A rimarcare un legame con i Mysticum, troviamo nel booklet della cassetta originale il logo della campagna “Never Stop the Madness”, intrapresa proprio dal trio di Asker.
Metà delle lyrics furono scritte dallo stesso singer, mentre dell'altra metà si occupò J. H. Sværen, che, dal 2000 in poi, sarà un membro fisso della band e che all'epoca era redattore della fanzine “Orcustus”. Questa formazione viene inoltre ricordata per essere l'unica ad aver suonato live per una emittente televisiva norvegese, nel periodo “metal” della band: come è noto, infatti, Rygg non era un amante delle esibizioni dal vivo.
Ciò che salta subito all'orecchio ascoltando Vargnatt è la produzione, che, come facilmente prevedibile, è molto raw. Il sound è molto scarno e soprattutto le chitarre elettriche hanno un suono graffiante e ronzante, che si fa quasi lancinante nelle parti soliste più tristi. Ciononostante, il mix è abbastanza equilibrato e anche il basso, rigorosamente in clean, si fa sentire. A colpire è anche la prova vocale di Rygg: se da un lato il suo talento non è ancora pienamente espresso, soprattutto se paragonato a quanto farà negli anni a venire con gli Ulver -e non solo- dall'altro si nota già come il vocalist provi a spaziare con la voce in un range che va da uno scream molto acerbo, grave e a tratti gracchiato, ad un pulito tendente al falsetto, - che suona particolarmente strano ai primi ascolti- passando per dei sussurri che sembrano riecheggiare nelle foreste norvegesi. Va ricordato comunque che, nonostante qualche difetto qua e là, non è assolutamente comune per dei musicisti così giovani partorire un album del genere: basti pensare che Czral (che peraltro sfodera una prova incredibile, precisa, variegata) aveva appena 19 anni, Haavard 18 e Kris addirittura 17.

La “Notte del Lupo” si apre con Her Begynner Mine Arr (“Qui cominciarono le mie ferite”), canzone scritta da Czral, in cui si mette immediatamente in risalto come le tre chitarre lavorino in perfetta armonia disegnando melodie dal gusto malinconico. Gli assoli sono parecchio semplici ma trasmettono una tristezza incredibile, sono molto d'effetto. La canzone presenta poi quello che forse è l'unico vero e proprio up-tempo del disco, con tanto di blast-beat, su cui si ergono prima i vocalizzi e poi gli ululati di Kris.
Tragediens Trone e Ulverytternes Kamp sono due tracce in qualche modo “gemelle, simili nella struttura e nel mood: introdotte dalle splendide melodie della chitarra di Haavard, a metà tra sogno e tragedia, accompagnate dalla batteria mai banale di Czral (in un pattern usa addirittura la cow bell), si dipanano poi in classici mid-tempo black metal, striscianti e malvagi. Ulverytternes Kamp divenne poi protagonista, nel 1994, di un particolarissimo 7” dall'artwork suggestivo edito dall'olandese Necromantic Gallery Productions, insieme all'inedita Mourning dei Mysticum.

Tra questi due brani, si incastona un piccolo gioiello intitolato Trollskogen. La foresta dei troll, un tòpos della primissima produzione degli Ulver, è l'ambientazione in cui si inserisce uno dei primissimi capolavori di questo gruppo e in particolare del suo autore, Haavard. Quattro minuti e mezzo in cui le dita del chitarrista sfiorano le corde con una delicatezza e una ricercatezza senza eguali: le melodie sono assolutamente indimenticabili e la sensazione che si prova chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare da esse è indescrivibile. La capacità di far viaggiare con la mente di questo brano è unica e la canzone vale da sola il prezzo dell'intero disco.
Nattens Madrigal e Vargnatt sono invece due composizioni più crude ed essenziali: la prima caratterizzata da tempi molto lenti, in cui i riff sanguinosi delle chitarre graffiano le orecchie, fino all'arrivo della solita chitarra acustica ad ingentilire le melodie e a dare un tocco di melancolia in più insieme al falsetto di Kris; la seconda, un po' più movimentata e dinamica, gioca più sull'alternanza riff-assoli distorti, per poi concludersi e porre fine al disco con un urlo straziante del vocalist, l'ultimo ululato del lupo nella notte.

Si conclude così la demo tape, i cui molti pregi non rimarranno certo nascosti all'orecchio dell'ascoltatore attento, ma che, bisogna ammettere, non è affatto easy-listening, e non è forse il disco migliore da cui partire alla scoperta dei Lupi norvegesi. Ciononostante, il valore di questo esordio è innegabile, e rappresenta un capitolo importantissimo per comprendere pienamente l'evoluzione di questo gruppo incredibile e imprevedibile. Inoltre, nel 2009, la Kyrck Productions & Armour si è occupata della pubblicazione di una versione rimasterizzata (di cui esiste anche una bellissima edizione con la copertina in pelle) che appiana la maggior parte dei difetti nel sound e rende l'ascolto, se possibile, un'esperienza ancora migliore, nonostante il fascino dell'imperfezione della prima edizione sarà sempre ineguagliabile. Gli Ulver si apprestavano così a cambiar già pelle dopo pochissimi mesi di vita: Reza e Grellmund (tristemente morto suicida nel 1997) lasciarono la band subito dopo le registrazioni di Vargnatt, e sarebbero stati sostituiti da un certo Stian, ovvero niente meno che Shagrath dei Dimmu Borgir (che però non registrò mai nulla con la band), seguiti poco dopo da Czral. Ma il futuro riservava ancora grandi cose per i Lupi e il resto è storia...



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
63 su 6 voti [ VOTA]
Carmine
Lunedì 13 Maggio 2019, 20.53.50
8
Primo di una lunga serie di gioielli.
enry
Domenica 12 Maggio 2019, 17.59.52
7
Il box del 2014 lo avevo preso anche e soprattutto perchè includeva questa chicca, visto che i tre full li avevo già presi negli anni 90. Non metto voti, fa parte della storia del genere, quella con la S maiuscola.
Typhon
Domenica 12 Maggio 2019, 16.31.53
6
Rehearsal 1993 è, come dice il titolo stesso, solo un rehearsal che ebbe pochissima distribuzione, tanto che probabilmente in origine non aveva neanche copertina, quella che si trova su internet è presa da un bootleg digitale. Difatti come promo in quei primi anni usarono Vargnatt e non il Rehearsal.
Cerberus
Domenica 12 Maggio 2019, 16.25.36
5
Il vero inizio in realtà è Rehearsal 1993. Sarebbe bello leggere una recensione anche di quello!
Poss
Domenica 12 Maggio 2019, 11.31.51
4
L inizio di una carriera straordinaria.
Korgull
Sabato 11 Maggio 2019, 13.34.56
3
Quest'uscita non la conoscevo.... Li ho amati in ogni loro incarnazione
Alex Cavani
Sabato 11 Maggio 2019, 11.30.09
2
Comunque volevo votare ma mi dice che l'ho già fatto (cosa non vera, ma è un problema che si ripete da un po' di tempo, non volevo far polemica). La polemica però la faccio con il solito simpaticone che passa di recensione in recensione ad appioppare dei 30 a caso. Vigliacco.
Alex Cavani
Sabato 11 Maggio 2019, 11.09.26
1
Mamma mia che chicca! L'ho ascoltato la prima volta grazie al box uscito qualche anno fa che comprende la trilogia black metal più questo demo, che mi ha sempre lasciato un po' scosso, probabilmente per il falsetto di Garm, che è quanto di più weird potessi aspettarmi dal primo ascolto. Mi spiace fare il guastafeste oggi non condividendo i voti, ma credo che 82 sia veramente troppo per questa demo, pur riconoscendone il valore storico/musicale: vi sono infatti idee e spunti che verranno focalizzati meglio in Bergtatt e Kveldssanger, ma è tutto molto acerbo secondo me. Rimane un ascolto da fare per venire catapultati in un altro mondo, che anche se non dista da noi così tanti anni, con la velocità con cui viviamo la quotidianità oggi, sembra oramai preistoria. D'accordissimo sul fatto che Trollskogen sia una bellissima perla in mezzo a tante pietre sì preziose, ma da sgrezzare.
INFORMAZIONI
1993
Indipendente
Black
Tracklist
1. Her Begynner Mine Arr...
2. Tragediens Trone
3. Trollskogen
4. Ulverytternes Kamp
5. Nattens Madrigal
6. Vargnatt
Line Up
Kris R. (Voce)
A. Reza (Chitarra solista)
Grellmund (Chitarra ritmica)
H. Jørgensen (Chitarra acustica)
Czral (Batteria)

Musicisti Ospiti
Robin (Basso)
 
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