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Imminence - Turn The Light On
13/05/2019
( 286 letture )
Terzo full-length in cinque anni per gli svedesi Imminence, gruppo alternative/metalcore in attività dal 2009. In un periodo in cui nuovi gruppi appartenenti a questo genere spuntano come funghi dopo un acquazzone autunnale, che sia per moda, per un tentativo di sfondare tra i giovanissimi o semplicemente per la facile accessibilità della proposta rispetto ad altri sottogeneri metal più indigesti, è necessario avere quel quid in più per poter emergere. Qual è, quindi, il marchio di fabbrica dei quattro di Malmö che li rende degni di nota?

Un violino. Ma non un violino messo lì a casaccio, per fingersi finti alternativi e millantare influenze inesistenti. Un violino che, in mano al frontman Eddie Berg, fa da spina dorsale alla proposta del gruppo, in apparenza banalotta e mainstream ma in realtà molto ben ragionata e curata in ogni particolare. Già dalla opener Erase ci accorgiamo di come le chitarre aggressive e le vocals in clean/scream, elementi tipici del genere, si amalgamino in maniera molto fluida con gli inserti elettronici e il violino sopracitato.
La produzione è pulita e moderna, in modo che nessuno strumento risulti stucchevole e prevalga in maniera eccessiva, a parte nei casi in cui ciò viene fatto in maniera volontaria. Ne sono due esempi la conclusiva Love & Grace, traccia completamente acustica che ci rimanda agli esperimenti (non troppo riusciti) già tentati in passato, e Death of You, pezzo elettronico sapientemente posto tra le due mazzate The Sickness e Scars.

L’ordine scelto per la tracklist è senza dubbio uno dei punti di forza dell’album: viene sfruttata in maniera furba la varietà delle canzoni, senza ammassare tutte le potenziali hit all’inizio e poi ritrovarsi con una seconda metà del platter sottotono (come era successo per il precedente This is Goodbye). E così, per esempio, passiamo da Paralyzed, che ci ricorda i Bring Me the Horizon più pop, al ritornello cupo e pesante (oserei dire quasi doom, spero che i colleghi del settore non mi uccidano!) di Room to Breathe, all’elegante tappeto elettronico di Saturated Soul. E non possono mancare i ritornelli catchy, di quelli che non se ne andranno mai più dalla nostra testa, come quello di Disconnected e, soprattutto, Lighthouse, complessivamente una delle tracce migliori del platter, se non la migliore.

Penso avrete già capito che gli Imminence, con questo nuovo lavoro, hanno fatto centro. Non si può ancora gridare al capolavoro, ma i quattro sono stati in grado di limare i difetti dei precedenti album per ottenere una proposta fresca, moderna e coinvolgente. Nel debutto I (2014) c’erano tante, tante idee sfruttate male che dipingevano una band ancora inesperta, ma con grande voglia di osare. Paradossalmente, il successivo This Is Goodbye (2017) era stato un passo indietro da questo punto di vista: poca sperimentazione e un tentativo di adagiarsi nel mainstream che aveva portato a un risultato piuttosto banale e insipido. Turn the Light On, non senza qualche piccola imperfezione, riesce a sistemare tutti queste pecche e si rivela un prodotto molto piacevole. Non un capolavoro, ma la band è giovane e in crescita... se proseguiranno su questa strada, otterranno solo soddisfazioni.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
53 su 6 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Metal Core
Tracklist
1. Erase
2. Paralyzed
3. Room to Breathe
4. Saturated Soul
5. Infectious
6. The Sickness
7. Death of You
8. Scars
9. Disconnected
10. Wake Me Up
11. Don’t Tell a Soul
12. Lighthouse
13. Love & Grace
Line Up
Eddie Berg (Voce, Violino)
Harald Barret (Chitarra, Voce)
Christian Höijer (Basso)
Peter Hanström (Batteria)
 
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