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Myrath - Shehili
14/05/2019
( 1885 letture )
The sky is raining fire
We dance between the bombs
The curtain falls tonight
Over the ruins and tombs
We dance to celebrate
Our history and fate
We're shining to exist
Injustice and hatred can't makes us fall in the night


Storia millenaria, un destino ancora da scrivere ma una quantità di problemi sconosciuti agli abitanti del mondo occidentale. Violenze, tensioni religiose ed etniche, in mezzo ad una cultura complessa, variegata e affascinante. La descrizione del medio oriente è un coacervo di contraddizioni, dove le certezze sono poche ed essere manichei impossibile (perdoneranno i lettori più attenti per l'equiparazione tra medio oriente e quello che sarebbe corretto definire come Maghreb, ma la descrizione di cui sopra è facilmente applicabile ad entrambe le realtà). Eppure, in barba a chi vive limitato dal proprio eurocentrismo, in quei luoghi si produce anche musica metal.
In realtà, se fino a qualche anno fa ci si poteva ancora -legittimamente o meno- stupire della quantità (e della qualità) delle band metal provenienti da quelle aree, più progrediamo in questo terzo millennio e più la cosa tende a sembrarci normale. Tali band, tra cui i qui presenti Myrath, non sono più meteore ma -come direbbe un noto "intellettuale televisivo" attivo sulle reti minori- "solide realtà". La band di Ez-Zahra (sobborgo a sud-est di Tunisi) è infatti da anni l'act di punta del metal tunisino e uno dei più importanti del Maghreb e del medio oriente in generale (insieme agli israeliani Orphaned Land) e arriva con Shehili al suo quinto album in studio, a tre anni di distanza dal predecessore, Legacy.
I Myrath nacquero nel 2006 e pubblicarono il loro esordio, Hope, nel 2007, per certi aspetti profondamente debitori dei Symphony X ma con idee che inquadravano il loro progressive metal come qualcosa di comunque originale.

Shehili è il nome un antico vento caldo che soffia dal Sahara, che in questo caso più che portare cambiamento reca con sé un album incredibilmente accessibile e diretto da ascoltare, nonostante gli elementi prog che continuano comunque a costellare il sound dei quintetto tunisino. Senza farci totalmente distrarre da brani gradevoli ed easy listening come Dance (con tanto di video sufficientemente "tamarro"), credo sia abbastanza sicuro affermare che la struttura dei brani dei Myrath si stia confermando quella con l'impostazione refrain-oriented che permette alla band di tenersi in quella sottile terra di confine tra il metal dall'approccio più "poppy" e il progressive (senza trascurare la componente tradizionale che può o meno essere inclusa nell'ultima categoria).
Dopo l'opener Asl (atmosfere arabeggianti, strumenti tradizionali e cantato che ricorda quello dei richiami alle preghiere dei muezzin dai minareti), si susseguono undici brani direttissimi senza cali di intensità e di qualità. Autentico mattatore il chitarrista Malek Ben Arbia, che imposta delle ritmiche spesso complesse (Darkness Arise), con l'ausilio di tecniche come il palm muting (Wicked Dice) e in grado di passare da fraseggi relativamente aggressivi a momenti clean. Il grosso del lavoro lo fa però con le parti soliste, in assoli particolarmente complessi e lunghi, dove gioca con la melodia della canzone per costruirvi sopra solismi con bending pulitissimi, cambi di ottava, sweep picking e tanto buon gusto. Non mancano anche inserti più brevi durante il cantato, che si armonizzano adeguatamente con le parti di Zaher.
Come da tradizione per gli album con una componente sinfonica che impiegano poi archi e strumenti veri, il lavoro di Elyes Bouchoucha è stato organizzare le partiture eseguite poi dai violini in Tunisia, che sono forse l'elemento che più conferisce l'atmosfera magrebina ai brani, il tutto senza mai mostrarsi troppo invasivi e lavorando di sottofondo. Non mancano anche parti di pianoforte molto ben fatte (seppur prive di virtuosismi esasperati) come possiamo sentire in Stardust (unica vera quasi-ballad del disco), che completano un landscape sonoro estremamente variegato.
La sezione ritmica funziona in maniera impeccabile e risultando perfettamente omogenea nella fusione tra batteria e basso. Quest'ultimo è l'ennesima prova di alto livello di Anis Jouini, che mette forse leggermente un freno ai virtuosismi a cui ci ha abituati, per linee comunque complesse, di gusto e più amalgamate nel tessuto sonoro dei brani, il tutto in perfetta sincronia con il drumming di Morgan Berthet, che ha tiro senza esagerare con la "violenza" d'esecuzione e senza costruire fill che vadano a prendere la "prima fila", giocando invece molto su crash e charleston (Lili Twil) e creando un dialogo con il basso che talvolta richiama da solo le atmosfere magrebine anche solo dal punto di vista percussivo.
Dietro il microfono, se da un lato è triste notare l'assenza -de facto- dell'apporto di Elyes (che -come ricorderanno i fan della prima ora- ha una voce in grado di reggere albumi interi da sola), dall'altro fa piacere vedere un Zaher Zorgati così in forma. Il singer tunisino usa tutte le frecce al suo arco: quasi tre ottave d'estensione (ascoltate solo i rapidi cambi di registro in You've Lost Yourself), un'agilità incredibile nel cambio di nota, la capacità di sporcare leggermente la voce facendola "grattare" dove richiesto e una "potenza" di esecuzione seconda veramente a pochi nella scena metal moderna. Se aggiungiamo la sua capacità di giocare con i vocalizzi arabeggianti e un'interpretazione intensa (Mersal su tutte) completiamo un quadro che era già decisamente bello com'era.

Shehili è stato registrato in Francia, più precisamente a Nanterre (un sobborgo di Parigi), presso gli X Fade Studio (tranne i violini, che sono stati incisi direttamente in Tunisia). Non una scelta mainstream, non uno studio di quelli inflazionati, eppure il risultato ha certamente premiato la band nord-africana. La produzione è infatti allo stato dell'arte: combina timbri particolari e studiati con un mixaggio chirurgico che rende udibile qualsiasi strumento e valorizza la prestazione di ogni singolo musicista. Tutto ciò mantenendo contemporaneamente ben bilanciate la parte metal e quella folk (che pur essendo minoritaria non passa mai in secondo piano). Il tutto viene restituito con un'impostazione estremamente in your face e suoni molto "grossi" e moderatamente compressi, quindi aspettatevi un suono potente ma che ha sacrificato parte delle dinamiche. Nei punti più tirati il basso tende un po' a perdere in definizione (pur risultando udibile), ma compensa con delle linee decisamente ben apprezzabili nei momenti meno saturi. Se tale approccio sia o meno gradito viene lasciato all'ascoltatore, ma per il tipo di proposta è assolutamente coerente.

Si potrebbe stare a discutere per giorni su quanto il termine progressive sia abbinabile a brani come Dance e in generale all'attuale corso dei Myrath. Per quanto siano certamente ravvisabili elementi power e sinfonici, la commistione tra metal e parti provenienti da una musica tradizionale che impiega scale totalmente aliene a quella occidentale e talune scelte ritmiche fanno ancora pendere la bilancia verso la liceità dell'uso di tale classificazione. Da un lato i Myrath sembrano essersi "smorzati" in tal senso, continuando ad insistere su strutture che rendano i brani più semplici da assimilare per l'ascoltatore, ma le particolarità che li hanno fatti "esplodere" permangono e rendono Shehili un disco assolutamente da non perdere per chiunque, anche se magari non raggiunge i livelli di Tales of the Sand.

I will wait for the sun
To make my demons run
After they fed overnight
It's consuming my life
Burning deep in my soul
It will come back tonight



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
69.35 su 14 voti [ VOTA]
tino
Mercoledì 29 Maggio 2019, 21.22.19
17
disco veramente bello, come d'altronde gli altri, su questo hanno indurito di nuovo il sound pur mantenendo intatta la svolta melodica del disco precedente, ormai hanno definito uno stile ben definito e dimostrano una personalità enorme. Come al solito musicisti straordinari e un cantante di razza, vero punto di forza di un gruppo di per se perfetto. Tra le migliori realtà moderne, grande ritorno, ovviamente il voto lettori non rende giustizia, quello recensione invece sì.
Room 101
Venerdì 17 Maggio 2019, 18.52.12
16
@Nagash: Ciao! Piacere di rileggerti!
AkiraFudo
Giovedì 16 Maggio 2019, 9.29.33
15
Bravo Pacino!!!
tino
Giovedì 16 Maggio 2019, 7.57.37
14
Grande pacino...chissà magari a zorgatti preferisce la polenta del ministro degli esterni al cous cous
Pacino
Giovedì 16 Maggio 2019, 7.40.25
13
Attenzione che il pezzo di merda di Salvini vi chiude il sito per aver dato 82 a dei Tunisini...In che schifo iamo andati a finire, intanto ascoltiamo questo buon disco. Voto 75.
Nagash
Mercoledì 15 Maggio 2019, 21.24.48
12
@SkullBeneathTheSkin: il tempo me lo dirà, questo genere di valutazioni tendo a farle dopo qualche tempo, posso però dirti che su Legacy c'è forse il brano che più mi emoziona di tutta la loro discografia (ad oggi) che è Nobody's Lives
SkullBeneathTheSkin
Mercoledì 15 Maggio 2019, 20.37.44
11
@Nagash: curiosità, quali sono a tuo parere i 2/3 pezzi di Legacy che ritieni superiori a quelli di Shehili? Sono curioso perché io al contrario di quel disco salvo the unburnt (ma è un outtake), duat, storm of lies (LA migliore dell'album) e the needle. Se Legacy fosse stato un EP con quei 4 pezzi l'avrei adorato... tutto il resto non mi ha entusiasmato... Shehili invece mi ha eibuttato in groppa al cammello!
Nagash
Mercoledì 15 Maggio 2019, 16.54.48
10
Legacy in moltissime edizioni presenta il titolo bilingue, Inglese/Arabo, il gioco semantico è voluto, Legacy/(Myrath scritto in arabo). Potrà essere al limite, ma dal mio punto di vista linguistico è il disco omonimo
Davide
Mercoledì 15 Maggio 2019, 16.22.21
9
Non mi ha detto granché. Mi coinvolgeva di più Legacy.
Graziano
Mercoledì 15 Maggio 2019, 16.09.41
8
Sicuramente più orecchiabile e meno progressive, ma il risulato è clamoroso comunque. Mi devono ancora deludere. Un album omonimo in effetti non esiste proprio, anche il primo EP autoprodotto aveva un titolo.
SkullBeneathTheSkin
Mercoledì 15 Maggio 2019, 13.21.30
7
Capito, però "omonimo" in italiano significa che ha lo stesso nome, l'hai usato al limite del significato anche tu non avevo colto di quale album parlassi. A parte questo secondo me Tales è un buon paragone, in Shehili c'è tanto di merciless time, però penso che quell'album abbia palesato il grande potenziale della band, non lo vedo come il loro capolavoro. Spero debba ancora arrivare
Nagash
Mercoledì 15 Maggio 2019, 13.07.05
6
Myrath in arabo significa Legacy...
SkullBeneathTheSkin
Mercoledì 15 Maggio 2019, 12.12.41
5
@Nagash: che io sappia non esiste un "omonimo" in ogni caso ho usato la parola evoluzione ma concordo sia al limite del significato stesso: in Tales avevano in qualche modo condensato la dispersiva della matrice prog e qui trovo che abbiano ripreso a compattare/condensare affinando ed arricchendo di melodia. Non lo trovo superiore a Tales semplicemente in base ai pezzi che scarto... time to grow ad esempio non è superiore a nulla di Shehili, imho.
Nagash
Mercoledì 15 Maggio 2019, 11.50.37
4
Concordo praticamente in toto con la recensione, Stilisticamente ripesca dall'omonimo e da Tales of the sands, interessanti e poco sfruttate le parti tribali di ispirazione berbera. Rispondendo a chi ha già commentato, non penso che qui si possa parlare di evoluzione del sound di Tales of the Sands, quanto una semplificazione delle strutture e, Gianluca non vergognarti a dirlo , delle progressioni, sempre meno e sempre di minor rilevanza nel songwriting generale. Una scelta che non discuto, perché la qualità c'è, ed è tanta. Interessante notare come Berthet abbia agevolato dal suo arrivo, con il suo stile, questa strutturazione delle canzoni, con un drumming più diretto, a tratti "schematico", comunque di alto livello, rispetto a Saif (Desfray non lo considero nemmeno, non ha scritto mezzo fill) che su Tales of the Sands assecondava maggiormente la struttura dei brani senza compartimentali. Mi faceva piacere sottoporvi queste riflessioni. Numericamente sono in linea con te Gianluca, probabilmente tra sei mesi potrei andare un poco più a ribasso, ma quello semplicemente per un mio gusto personale, l'omonimo ha 2-3 brani di un livello a cui forse nessuno dei brani di Shehili riesce a toccare, ma questa è una riflessione su cui potrei smentirmi io stesso. Ultimissima cosa, più utopica, sarebbe bello se crescendo con le possibilità e la distribuzione potessero provare una cosa già attuata dai Misanthope cona enigma mystica, ovvero il disco in due edizioni, una regolare ed una completamente in lingua originale, perché trovo che in ogni disco le parti più ricche e interessanti siano quelle con Zorghati che da sfogo alla sua ugola in arabo, per me lì il livello sale enormemente.
SkullBeneathTheSkin
Martedì 14 Maggio 2019, 23.14.46
3
Meraviglioso, da quando è uscito non ascolto altro. Poppeggiante ma leggermente meno delle cose (imho) peggiori di Legacy tipo Believer o Endure the silence. Richiama Tales of the sand evolvendone il sound in qualcosa di più organico, dove difficilmente il riff di chitarra è portante o presente per tutto il brano (nonostante questo c'è più metal in Shehili che non in Legacy. imho). You've Lost Yourself la mia preferita, tanta roba l'hammond in Darkness Arise e la cover pop del '72 Lili Twil sorprende e travolge per intensità. Zaher fantastico, grande prova di tutti, hanno cesellato un altro gioiellino. Voto 90
tino
Martedì 14 Maggio 2019, 22.11.24
2
Appena ordinato sono una delle mie giovani band preferite e i precedenti lavori sono splendidi, i singoli fin qui sentiti mi piacciono tantissimo
duke
Martedì 14 Maggio 2019, 22.11.13
1
...ho un paio dei loro dischi.....curiosissimo di sentire questa loro ultima fatica.....insieme agli orphaned land sono il meglio di quanto.....proposto dalle bands metal mediorientali.......
INFORMAZIONI
2019
earMUSIC
Prog Metal
Tracklist
1. Asl
2. Born to Survive
3. You've Lost Yourself
4. Dance
5. Wicked Dice
6. Monster in Closet
7. Lili Twil
8. No Holding Back
9. Stardust
10. Mersal
11. Darkness Arise
12. Shehili
Line Up
Zaher Zorgati (Voce)
Malek Ben Arbia (Chitarre)
Elyes Bouchoucha (Tastiere)
Anis Jouini (Basso)
Morgan Berthet (Batteria)
 
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