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Witchlords - Demons in the Dark
15/05/2019
( 87 letture )
Inutile negarlo, quando veniamo a conoscenza della nascita di una nuova band metal, il nostro cuore si riempie di gioia; un altro minuscolo, forse addirittura insignificante, tassello di quella che è la Storia di una passione che trascende qualsiasi limite e qualsiasi requisito d’appartenenza viene inserito nel puzzle e dà vita, a sua volta, ad un’altra micro-storia interna. Oggi introduciamo, per voi, i Witchlords, gruppo belga senza particolari pretese d’originalità sia nell’ideazione del loro moniker sia nella proposta musicale, la quale non va certo ostracizzata per questo. Nati per volontà dei due “battle brothers”, loro stessi si definiscono in tale bizzarra maniera, Kristof Dedene e Thomas Laimber, ragazzi appassionati, oltre che di metal, di giochi di ruolo incentrati appunto sul tema della battaglia, entrano di prepotenza, anche se non in pompa magna, nell’agorà metallica con il debutto Demons in the Dark: proprio il tema bellico è fondamentale nel momento in cui ci approcciamo a questo lavoro autoprodotto perché ogni singolo testo dell’album è incentrato su un particolare ricollegato al mondo della guerra, degli uomini valorosi, e di quant’altro si può trovare da svariati anni in un fac-simile di un testo power metal. Già, non l’avevamo ancora specificato, ma va da sé che i Witchlords suonano un grezzissimo e antichissimo power metal; no, non quello sinfonico e orchestrale dei Blind Guardian di seconda metà anni novanta, nemmeno quello delicato e cristallino degli Stratovarius o dei Sonata Arctica, bensì quello impregnato fino al midollo di heavy spinto, quello che poco ci manca fosse classificato thrash metal, quello, per semplificare, di Walls of Jericho e di Primal Fear. La lineup ufficiale del gruppo non prevede un bassista, le parti col quattro corde sono registrate dallo stesso Kristof assieme a entrambe le chitarre e le parti vocali; per le date dal vivo invece ci hanno confermato che sono presenti due session man che stanno provando insieme, preciso segnale del fatto che abbiamo a che fare con una two-man band e che i processi compositivi sono esclusivo appannaggio dei fondatori.

Demons in the Dark è composto da dieci canzoni che si ispirano apertamente a quanto fatto dai mostri sacri del passato heavy/power, dai Priest ai già citati Helloween passando anche per nomi insospettabili quali i Visigoth: i Nostri hanno fatto man bassa di ciò che la storia ci ha regalato, senza metterci davvero niente di personale, e hanno la classica gran bella faccia tosta (in senso positivo) di presentarsi nel 2019 con album di questo tipo. Capirete che le valutazioni ex post non potranno raggiungere numeri elevati, ben che vada siamo sullo scontatissimo “più che sufficiente” senza bacio accademico, ma con ciò non intendiamo sminuire l’operato degli Witchlords che, in ogni caso, è degno di attenzione da parte di qualsiasi fan del genere. C’è sicuramente un elemento che penalizza il risultato finale, ed è la produzione, veramente pessima e fautrice di un appiattimento generale di ogni strumento, cosa che toglie molto ai pregi che può avere un disco che basa tutto sull’attacco frontale e sulla presa di petto dell’ascoltatore come questo in esame. Andando nello specifico delle tracce, troviamo che la titletrack e la penultima Green Menace siano i migliori esempi del “tiro” e del coinvolgimento scaturente da questo Demons in the Dark: voce sguaiata ma sempre intonata e capace di acutizzarsi a livelli Halford, chitarra di Dedene tagliente come uno stiletto, discreta abilità di songwriting. Cosa importante è l’aver mantenuto un basso minutaggio, soprattutto nella seconda parte, fondamentale per certi album al fine di mantenere l’attenzione su buoni standard; sembra una banalità ma non serve certo un recensore di Metallized che vi spieghi come funziona la nostra psiche di fronte a suoni altamente ripetitivi e facilmente derubricabili all’immancabile “già sentito”.

Non serve dilungarsi più di tanto quando abbiamo a che fare con prodotti basilari come il primo, e speriamo lo sia di una lunga serie, album degli Witchlords; hanno svolto il loro compito, possiedono talento, piaceranno solamente agli affezionati di heavy/power chiaramente ma quest’ultima cosa la sapevano ed è da mettere in conto quando si sceglie di imbeccare questa strada, ci vuole coraggio. Detto ciò, c’è ancora da lavorare, magari a proposito della personalità di un ensamble che ancora pare non averla, oppure nei dettagli del sound, limare le sbavature che ancora sono evidenti. Tutti accorgimenti che, non abbiamo dubbi, i due musicisti di Heist-op-den-Berg sapranno fare propri, mentre continueranno a “difendere il loro (e nostro, ndr) amore” chiamato heavy metal.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
64.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Autoprodotto
Heavy/Power
Tracklist
1. Demons in the Dark
2. The Hero’s Fate
3. The Horde
4. The Sorcerer’s Spell
5. Tomb Kings
6. Blood for the Bloodgod
7. Master of Fear
8. Slaughter
9. Green Menace
10. Chaos
Line Up
Kristof Dedene (Voce, Chitarra, Basso)
Thomas Lambeir (Batteria)
 
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