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Bush - Sixteen Stone
18/05/2019
( 1076 letture )
La pesante eredità lasciata da Kurt Cobain in seguito alla morte avvenuta il 5 aprile 1994 verrà raccolta da parecchi gruppi e non solo facenti parte della famosa scena di Seattle. Meno risaputo è che alcune di queste band riuscirono ad emergere, probabilmente più in termini strettamente legati alle vendite, piuttosto che artistici. Gli inglesi Bush ad esempio, formatisi nel 1992, riusciranno nella non facile impresa di fare breccia nel mercato discografico americano. Gli oltre sei milioni di dischi venduti negli U.S.A. con l'album d'esordio Sixteen Stone furono il risultato di un insieme di fattori: il cospicuo apporto al progetto da parte dell'etichetta Interscope, che proprio nel 1994 stabilì una joint venture con la Trauma Records investendo ben due milioni e mezzo di dollari da dedicare alle uscite rock; la rotazione sistematica dei video su MTV, la quale fra il 1995 ed il 1996 passerà a manetta i singoli del disco; infine, l’effetiva qualità di alcune delle tracks presenti. Se è vero infatti che la band non apportò nulla di innovativo e significativo nella compagine grunge, avvicinandosi persino all'emulazione dei Nirvana e replicando il timbro di Eddie Vedder tramite il cantato del frontman Gavin Rossdale, va detto anche che le composizioni sono di ottima fattura e facilmente assimilabili. Decisive a tal proposito la sezione ritmica impostata su toni decisamente bassi a rimarcare la natura malinconica del prodotto e la preziosa prova vocale dai connotati pseudo drammatici.

I brani di punta di Sixteen Stone sono l'opentrack Everything Zen sulla quale le distorsioni onnipresenti, i bassi cupi ed il ritornello potente ottengono il sound marcio delle periferie delle metropoli americane, tanto lontane geograficamente quanto vicine alla visione di musica dei quattro ragazzi londinesi. Little Things è sorella gemella della canzone appena menzionata nonché di Smells Like Teen Spirit, data l'asprezza della proposta ed il tentativo d'incattivire l'hard rock emanato dai taglienti refrain, dalla rabbiosa melodia del chorus e dalle urla generose del singer. Comedown segue a ruota e pur avendo raggiunto anch'essa un ottimo successo nelle charts, annoia un po' sui giri di basso infiniti delle strofe scarne ed opprimenti e non colpisce come dovrebbe con lo scontato ritornello. Di ben altro spessore Machinehead, la canzone alternative rock novantiana per antonomasia. Essa si mette in mostra per la prova vocale intensa di Gavin e per le emozionanti strofe, a sostegno delle quali arrivano persino gli archi. Ma il colpaccio vero e proprio i Bush lo mettono a segno con l'avvilente e romantica ballata Glycerine. Quando la voce si apre enfatizzando la melodia profusa, pronunciando la frase: Don't let the days go by, si assiste al climax del pezzo e probabilmente al maggior momento di gloria della storia del gruppo. Va detto che vi sono altre tracce di livello, seppur meno conosciute. Swim e Bomb sono perfette per chi ama le strutture dai tratti oscuri e depressi riconducibili all'epopea grunge pur palesando grossi debiti nei confronti dei capostipiti del genere; invece Monkey è un inaspettato e gradito episodio racchiuso fra passaggi funk metal ed uno strepitoso finale con Pulsford e Rossdale a farla da padrone fra assolo roboanti e grida misurate.

Se è giusto quindi rimarcare la stazza della tracklist, così come la prova del cantante (magari non del tutto autentica ma tecnicamente valida), è altrettanto giusto sottolineare la volontà fin troppo esplicita di imitare band che avevano raggiunto l'apice nei primi anni 90. Si denota peraltro un tratto ancora alquanto immaturo nelle liriche (la breve e punkish X-Girlfriend racchiude solamente la frase You only call me when you're down, ovvero mi chiami solo quando sei giù di morale) e persino il titolo dell'album riprende un episodio di vita abbastanza bizzarro di un amico di Gavin Rossdale. Egli, sentendosi solo, decise di chiamare un numero di telefono scritto su un muro riportante la scritta "bella ventunenne scandinava appena arrivata in città". Questa sconosciuta si rivelerà in realtà una quarantenne di oltre cento chilogrammi, "sedici stone" appunto, dove lo stone sta ad indicare l'unità di peso britannica.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
78.75 su 4 voti [ VOTA]
wingo
Giovedì 19 Marzo 2020, 16.16.32
6
Gran bel disco rock,con brani tutti potenziali singoli,con sonorità molto aggressive caratterizzate da taglienti riff di chitarra. Non sono d'accordo con chi ritiene i bush una copia dei nirvana,la band ha un suo caratteristico stile che sarà maggiormente definito negli album successivi. I dischi migliori del gruppo sono i primi due,e il probabilmente poco conosciuto men on the run,del 2014,che consiglio a tutti. In questo 2020 uscirà il nuovo album the kingdom,e a giudicare dai due singoli usciti finora,si prospetta molto interessante. Negli ultimi anni il sound della band e un po cambiato,si e passati dal post-grunge a un'alternative hard-rock,genere che personalmente ho sempre apprezzato.
Macca
Martedì 21 Maggio 2019, 16.20.56
5
Album che ha segue i trend in voga allora, tuttavia l'ho sempre trovato un buon album con brani molto ben riusciti (Comedown, Machinehead e Glycerine su tutti). Anche la voce di Rossdale la trovo adatta alla proposta, l'ho sempre trovato un buon cantante per questo genere. Molto bello anche il successivo Razorblade Suitcase, dopo li ho persi di vista ma non ricordo album fenomenali da The Science Of Things in poi. Voto 75
VomitSelf
Lunedì 20 Maggio 2019, 19.14.03
4
Non mi piacque. Non lo riascolto da allora, magari cambio idea...in base a quel che ricordo, davvero poco originali, a tratti sfioravano la parodia. Voterei un bel 50, neither fish nor flesh. Lo riascolterò prima o poi.
ObscureSolstice
Domenica 19 Maggio 2019, 18.09.30
3
George W. Bush?
InvictuSteele
Sabato 18 Maggio 2019, 23.53.41
2
Gran bel disco grunge, antipasto del seguente splendido Razorblade. Voto 80
Rob Fleming
Sabato 18 Maggio 2019, 16.24.19
1
Recensione e voto corretti. Io a questo album - a dire il vero l'unico della band che ho - sono legatissimo per motivi del tutto personali. Però obiettivamente è un ottimo disco "grunge": le canzoni sono belle e la prestazione di Rossdale maiuscola. Mi è capitato di leggere proprio la settimana scorsa la recensione del Fuzz su MS: 4 palle su 5 e ottimo commento. Oggi, dopo 25 anni, il gruppo e l'album sono immotivatamente demoliti definiti come imitatori degli Stone Temple Pilots che erano - si legge - una copia dei Pearl Jam. Ma dire semplicemente: "Niente di innovativo anche per l'epoca d uscita, ma un bell'album rock" è troppo difficile? 85
INFORMAZIONI
1994
Interscope Records
Grunge
Tracklist
1. Everything Zen
2. Swim
3. Bomb
4. Little Things
5. Comedown
6. Body
7. Machinehead
8. Testosterone
9. Monkey
10. Glycerine
11. Alien
12. X-Girlfriend
Line Up
Gavin Rossdale (Voce, chitarra ritmica)
Nigel Pulsford (Chitarra solista, cori)
Dave Parsons (Basso)
Robin Goodridge (Batteria)
 
RECENSIONI
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