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Andromeda - Extension of the Wish - Final Extension
18/05/2019
( 332 letture )
Siamo nel Nord Europa, nella fredda Svezia, terra di moltissime band metal, nel nostro caso progressive metal. Agli albori degli anni 2000 la Scandinavia è un calderone di gruppi appena formatisi che cercano con tutte le forze di emergere ispirandosi alla carriera dei più blasonati Dream Theater e dei Symphony X. È il caso degli Andromeda, combo svedese formatosi a Malmö nel 1999, da non confondere con gli omonimi britannici precursori del progressive rock che hanno inciso alcuni album alla fine degli anni ’60. L’uso forsennato delle tastiere e la tecnica sopraffina dei singoli musicisti è la ricetta della loro musica. Una ricetta che è stata ampiamente utilizzata nei paesi scandinavi proprio in quegli anni, pensiamo ad esempio ai norvegesi Circus Maximus e agli svedesi Seventh Wonder, tanto per citare i più rappresentativi. Il marchio di fabbrica degli Andromeda è il suono delle tastiere, che ricorda le colonne sonore dei giochi arcade anni ’90. Martin Hedin, funambolo dei sintetizzatori, è l’elemento portante attorno a cui si snoda la produzione discografica del quintetto, già dalla prima canzone del disco d’esordio. Il qui recensito Extension of the Wish - Final Extension infatti è proprio una riedizione dell'album con il quale hanno debuttato nel panorama progressive metal, uscito inizialmente nel 2001 e rimasterizzato nel 2004. La grande modifica apportata è la sostituzione della voce in quanto il meno talentuoso Lawrence Mackrory, che compariva nella prima edizione, è stato sostituito da David Fremberg, cantante dal timbro più aggressivo e accattivante. Con la modifica della sezione vocale sono state introdotti anche due brani, Journey of Polyspheric Experience e il conclusivo Eclipse.

Dopo aver premuto play si viene letteralmente assaliti dalle note acute della chitarra solista di Johan Reinholdz alle quali seguono gli ancora più acuti suoni della tastiera. Quest’ultima non ci abbandonerà per un singolo istante durante l’ora scarsa di ascolto. Il cambio di vocalist fa registrare un miglioramento nettissimo in termini qualitativi, sentire l’edizione del 2001 per credere. Dal terzo minuto di The Words Unspoken in avanti gli amanti del progressive metal rimarranno estasiati dagli assoli alternati di chitarra e tastiera, sfrenati, frenetici e a tratti esagerati. Quel ricordo di colonna sonora di videogame arcade comincia qui a farsi sentire e, se per alcuni potrebbe essere un nostalgico ritorno agli anni dell’infanzia, per altri invece sarà un ostacolo che non può essere valicato. Se infatti il suono caratteristico delle tastiere è uno stimolo a continuare per chi adora il genere, a chi apprezza il thrash, l’alternative o l’heavy potrebbe risultare un inascoltabile accrocchio di note acute, perfette per far da contorno ad una sparatoria fantascientifica tra blaster. Se non siete amanti delle tastiere forsennate fermatevi qui, quest’album non fa per voi. L’inizio di Crescendo of Thoughts ne è il perfetto esempio, in cui solo la voce di David Fremberg negli orecchiabili ritornelli spezza i suoni e concede una pausa dai virtuosismi sfrenati e dagli autocompiacimenti strumentali. Dopo le prime due magistrali canzoni si ha la percezione di tenere tra le mani un prodotto di assoluta qualità. Il sentiero su cui si muove l’album ormai è tracciato e così si prosegue con In the Deepest of Water e Star Shooter Supreme, dove emerge prepotentemente il cantato più caldo e graffiante del bravissimo frontman, da ascoltare e riascoltare. Proprio nell’istante in cui cominciavamo ad apprezzare il nuovo vocalist, è il momento di una traccia strumentale, Chameleon Carneval: la creatività, la tecnica sublime e le lunghissime sezioni complesse e dai tempi dispari vanno a richiamare i due capolavori prodotti pochi anni prima dal supergruppo Liquid Tension Experiment, con le dovute proporzioni. La rotta cambia con la canzone che dà il titolo al disco, la più lunga del lotto dall’alto dei suoi dieci minuti. Dolce e orecchiabile l’introduzione, un po’ meno la prolissa e ridondante parte centrale. Solitamente questo calibro di lunghezza è ideale nelle produzioni progressive, ma non quando si tratta di una ripetizione della stessa sezione ritmica riproposta in loop. Se il brano fosse terminato dopo cinque minuti sarebbe stato tra i più belle, ma i dieci minuti lo penalizzano a tal punto da renderlo fastidioso. Anche Arch Angel non stupisce, più fiacca e meno potente delle precedenti. Assistiamo così ad un lento spegnimento del disco, perché le due tracce inserite con la riedizione del 2004 non hanno lo stesso impatto di quelle incise nell'album originale.

Questo tris conclusivo compromette, seppur di poco, il piacevole ascolto che ci aveva accompagnato nella prima parte dell’album. Ciò che rimane invece è quella sensazione di totale piacere, per chi è avvezzo al genere, per il complesso inviluppo di tastiere e sintetizzatori creato da Martin Hedin. Eppure, nonostante l’indiscussa tecnica dei cinque svedesi, in attività ormai da vent’anni, la loro carriera non è mai esplosa, rimanendo nell'ombra. Un destino comune a tantissime altre band progressive metal, inghiottite nell’oceano dell’underground, che non sono mai riuscite ad emergere per vedere la superficie delle acque.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
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Crimson
Sabato 18 Maggio 2019, 17.27.56
1
Gran bel disco, un piccolo classico "di genere" (assieme al secondo II=I). Questo album - di prog heavy metal melodico/sinfonico - vira più verso il technical prog, mentre il secondo è più melodico e diretto. Sul successo, penso sia giusto così. Sono una ottima band di genere, han fatto bei dischi ma finisce lì non è che abbiano rivoluzionato chissà cosa. P.S. Gli Andromeda comunque vengono prima di Circus Maximus e Seventh Wonder
INFORMAZIONI
2004
New Hawen Records
Prog Rock
Tracklist
1. The Words Unspoken
2. Crescendo of Thoughts
3. In the Deepest of Water
4. Star Shooter Supreme
5. Chameleon Carneval
6. Extension of the Wish
7. Arch Angel
8. Journey of Polyspheric Experience
9. Eclipse
Line Up
David Fremberg (Voce)
Johan Reinholdz (Chitarra)
Martin Hedin (Tastiera)
Gert Daun (Basso)
Thomas Lejon (Batteria)
 
RECENSIONI
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