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Pristine - Road Back To Ruin
20/05/2019
( 583 letture )
Dopo la notorietà arrivata al di fuori della natia Norvegia con Reboot (2016) e successivamente con Ninja, uscito nel 2017 sotto l'egida dell'internazionale Nuclear Blast, i Pristine, band della frontwoman Heidi Solheim, era chiamata alla propria conferma col quinto lavoro della carriera. Se Ninja aveva impressionato per una certa versatilità delle tracks, Road Back to Ruin si sofferma maggiormente sulla natura rock del combo, accantonando le parti psichedeliche in favore di episodi tendenti all'hard rock duro e puro.

Ciò è dovuto al lavoro apportato in studio dall'organo hammond di Anders Oskal, coadiuvato in questa occasione dal collega Hansi Enzensperger. Essi durante gli assoli e nelle parti strumentali si rifanno agli stilemi classici inventati e portati in auge dal compianto Jon Lord. È così che nascono l'esplosiva Sinnerman e Bluebird. L'altra caratteristica essenziale del platter è la prova magistrale della cantante; la sua ugola è a dir poco perfetta nel riesumare il passato di grandi rock band operanti a cavallo fra i 60 e i 70 (ascoltarsi Landslide per farsi un'idea), tanto che talvolta è talmente centrale da sovrastare i restanti membri per l'intero pezzo, come avviene sulla tradizionale Sober e sulla classica Cause and Effect. Su quest'ultima la vocalist offre addirittura una prestazione da crooner, lasciando il segno su alcuni acuti eseguiti alla perfezione e dimostrando una valida eterogeneità canora. Purtroppo si ha la sensazione che sia più un esercizio di stile per la rossa cantante, piuttosto che un brano realmente nelle corde del gruppo. In ogni caso lo spazio dedicato alla sperimentazione risulta l'occasione buona per episodi intimisti come la sontuosa title track: vera perla del disco, essa si fonda sulle creazioni di Espen Elverum Jakobsen, fra la chitarra accordata un semitono sotto in chiave doom, il sintetizzatore onnipresente ma quasi nascosto dietro i potenti riff e la voce solidissima, senza sbavature di Heidi; vi è spazio anche per un cambio di tempo improvviso che porta la canzone su tratti prevalentemente hard rock, per poi racchiudersi sul solito splendido e lento chorus. Un gioiello! Da citare in tal senso anche Blind Spot, una suite di 7 minuti cupa ed orientaleggiante, dotata di un sound particolare e con varie influenze, finalmente pure psichedeliche. E poi vi è la coraggiosa Aurora Skies, pregna di un'atmosfera delicata, la quale potrebbe annoiare se non fosse per l'interpretazione incollante e vibrante della leader dei Pristine. Infine è degna di nota Your Song, la quale si sviluppa su delicati arpeggi ed atmosfere a tratti folk. È un brano profondamente rilassante dalla ritmica minimale, che sarebbe stato perfetto per smorzare i toni se posto non subito dopo la succitata Cause and Effect. In ogni caso rimane un ottimo momento di relax.

Promossi a pieni voti? Assolutamente sì, e solamente a causa di non eccellenza del prodotto non osiamo spingerci più in là. Come detto accade che il talento e la tecnica dietro al microfono della Solheim surclassi persino le composizioni da lei scritte; ciò non significa che non siano presenti passaggi realizzati molto bene, soprattutto là dove i Pristine osano nella ricerca di un sound lontano (ma neanche troppo) dal bagaglio blues che si portano dietro. E poi in fin dei conti, cos'è che non deriva dal blues in ambito rock?



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
68 su 5 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 29 Settembre 2019, 16.23.16
4
Hard rock puro dove l'organo duella appena può con la chitarra il tutto impreziosito da una voce stupenda. I brani soft sono pura magia: Aurora Sky e soprattutto Cause and efferct. Sinnerman e The sober sono i brani che preferisco sotto il versante duro. Gran bel disco. 80
Davide
Domenica 26 Maggio 2019, 17.57.06
3
Disco ordinato a scatola chiusa data la bellezza del predecessore "Ninja". Purtroppo "Road back to ruin" si attesta solo su un voto di 80 e non vale "Ninja", che per me toccava i 90. Detto ciò, gli aspetti positivi del disco sono mille, a partire dalle song "Sinnerman", "Bluebird", "Pioneer" e "Cause and efferct". In generale, vi dico: cantato perfetto, originalità delle canzoni tra buona e più che buona, sound/produzione tra discreto e buono. Copertina orripilante. Se sono stato così cattivo nel giuduzio è solo perché mi aspettavo e speravo in un discone bomba. Non è arrivato, ma questa band ha tutto per poterlo scrivere.
mauri
Martedì 21 Maggio 2019, 14.55.24
2
visti dal vivo lei è sublime una voce incredibile
Rob Fleming
Martedì 21 Maggio 2019, 12.31.03
1
Complici buone recensioni ovunque; una voce stratosferica e un organo che fa tanto "Deep Purple", alla fine non ho potuto resistere e l'ho ordinato.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Rock/blues
Tracklist
1. Sinnerman
2. Road Back To Ruin
3. Bluebird
4. Landslide
5. Aurora Skies
6. Pioneer
7. Blind Spot
8. The Sober
9. Cause and Effect
10. Your Song
11. Dead End
Line Up
Heidi Solheim (Voce)
Espen Elverum Jakobsen (Chitarre, sintetizzatore, cori, percussioni)
Gustav Eidsvik (Basso)
Ottar A. Tøllefsen (Batteria)
Musicisti Ospiti:
Anders Oskal (Organo elettrico)
Hansi Enzensperger (Organo elettrico)
 
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