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Crown of Autumn - Byzantine Horizons
20/05/2019
( 1022 letture )
Ventitré anni sono passati dalla pubblicazione della prima demo della band milanese Crown of Autumn. Era l'autunno del 1996, e un giovane Emanuele Rastelli si apprestava a dare vita a un progetto unico nel panorama musicale italiano. Non molte band di stampo metal nostrane, infatti, hanno avuto la fortuna di emergere a livello internazionale -con poche eccezioni quali, ad esempio, Rhapsody of Fire, Lacuna Coil o Fleshgod Apocalypse. La formazione si presentò al pubblico underground come un progetto che fondeva melo-death e gothic, con elementi sinfonici che ricordano i sopracitati Rhapsody. Per quanto apparentemente i due stili musicali appaiano distanti, già con la demo Ruins e, successivamente, con il full-lenght The Treasure Arcane -rilasciato nel 1997-, osserviamo come i Nostri rendano il prodotto finale ben bilanciato e innovativo. Il publlico strettamente underground difatti apprezza, così i Crown of Autumn...si sciolgono. Si, è andata proprio così. Il mastermind Emanuele Rastelli si dedica dunque a progetti sperimentali, mentre il batterista Mattia Stancioiu entra a far parte dei Labyrinth, band power sempre italiana. Solamente nel 2010 vediamo il combo nuovamente insieme, questa volta con un cantante differente (Gianluigi Girardi) e con nuove ambizioni: continuare ed espandere il progetto che era rimasto in fase di lancio tredici anni prima. Nel 2011 esce Splendours From The Dark, che sancisce il ritorno sulle scene del gruppo milanese. E infine, nel 2019, viene licenziato l'attesissimo Byzantine Horizons (annunciato addirittura nel 2013). Dunque, cosa ci troviamo davanti adesso? In breve, un prodotto completo, sorprendentemente soddisfacente e vario al punto giusto. In esso ravvisiamo un conguaglio di stili e generi più disparati, corredati da una ricerca compositiva invidiabile persino da band più blasonate. Complessivamente, abbiamo tra le mani un LP completo, a tratti sorprendente e carico di idee riuscite, compito non semplice considerando il bacino di pubblico contemplato. Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di analizzarlo traccia per traccia.

L'apertura è affidata a A Mosaic Within, primo singolo rilasciato dall'etichetta indipendente My Kingdom Music. La scelta si rivela azzeccata, in quanto ci viene introdotto appieno il contenuto dell'album: riffing quasi death, harsh vocals intensi e caldissimi contrapposti a voci in pulito sia maschili sia femminili (ricordiamo della presenza di due cantanti in pulito, oltre alla voce in growl di Emanuele). La dualità canora si intensifica in Dhul-Qarnayn, brano a tinte folkeggianti di stampo Ensiferum. Sorprendente per l'ascoltatore è l'effetto di contrapposizione fra le voci, intrecciate magistralmente in una montagna russa di contrapposizioni e imprevedibili colpi di scena. Proseguiamo con Scepter And Soil, la quale ci presenta un concentrato di melodie suadenti, sostenute da un riffing accattivante e zuccheroso, sempre però intervallato da stacchi death. Questi ultimi sembrano a un certo punto dar luogo ad una partita di tennis fra voci pulite e voci in gutturale. Cyclopean scorre piacevole nella tracklist, introducendo un dialogo in crescendo fra voce maschile e femminile -sono qui infatti assenti i growl death. Giungiamo così alla prima traccia in italiano, Lo Sposo dell'Orizzonte. La leadership è affidata alla cantante Milena Saracino, su una base leggera e quasi-mid tempo. Gli elementi folklorici si fanno sentire più che mai, in quella traccia che rappresenta uno stacco, un momento di respiro nel platter. E, proprio come ci aspettavamo, Everything Evokes rappresenta il momento più spinto ed estremo del disco, molto vicino al sound di Göteborg svedese. Da questo punto in poi si susseguono composizioni di simile calibro, in cui risalta il dialogo fra voci death e voci pulite, fra Rastelli, Saracino e Girardi. Il genere, ormai assimilato dall'ascoltatore, ci rende consapevoli di un'impossibilità di catalogazione: non è possibile individuare band simili, accostabili alle scelte compositive e realizzative della formazione in esame. Le ultime cinque tracce scorrono senza incrinature né dissonanza. Alcune più spinte (Roman Diary e Whores for Eleusis), altre più lente (Walls of Stone, Tapestries of Light, Our Withering Will e Lorica), il disco si conclude senza che ne desideriamo la fine anticipatamente. Cosa dire dunque, in conclusione? I Crown of Autumn hanno talento da vendere, e si sono impossessati in maniera intelligente e consapevole di uno stile originale e vastamente apprezzato dal pubblico. Byzantine Horizons è un album divertente da ascoltare, pieno di giochi e sperimentazioni, privo di elementi quali prevedibilità e ridondanza. Il pacchetto finale viene inoltre gettato nelle fauci degli appassionati con una produzione eccellente, attenta a valorizzare il singolo strumento e quasi mai monotona. Il passo non è certo più lungo della gamba, ed anche un ascolto distratto lo può confermare.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
76.6 su 5 voti [ VOTA]
Marco
Venerdì 24 Maggio 2019, 12.39.44
9
Bellissimo. L'intensità delle immagini quale risonanza di un profondo e vissuto approccio culturale non offusca nè travolge il lato puramente musicale. La risultante è un album equilibrato, un'orizzonte di suggestioni che non misconosce ma guida anche le sonorità più dure. La musica dei CoA è immediatamente accessibile pur senza scadere nel banale. S'approccia con talento a quell'ancella complessa d'animo e spesso irraggiungibile che ha nome Semplicità.
gianmarco
Martedì 21 Maggio 2019, 22.43.33
8
davvero Goez ? quale sarebbe il nome band e nome album ?
enrico86
Martedì 21 Maggio 2019, 19.48.40
7
disco di un'intensità pazzesca. un gioiello autentico
Graziano
Martedì 21 Maggio 2019, 15.26.04
6
Mio personalissimo disco dell'anno, per ora. Emozionante come pochi...
Aelfwine
Martedì 21 Maggio 2019, 13.48.56
5
Il parere del Marchese sempre impeccabile e raffinato. Oltre che a mostrare la conoscenza delle band più disparate, complimenti Marchese! Complimenti anche al (nuovo) recensore che si è preso la briga di recensione una band che sembrava caduta nel dimenticatoio. Grazie di avermi fatto scoprire quest'album.
Le Marquis de Fremont
Martedì 21 Maggio 2019, 13.36.34
4
Disco bellissimo e a mio parere secondo solo a Par le Sang Versé dei Véhémence come migliore uscita dell'anno. Qui si sente che ci sono idee. Scrive qualcuno da qualche altra parte: "Il songwriting è estremamente ragionato, e grazie ad esso si passa da un genere all'altro in modo assolutamente organico, naturale, profumando le composizioni con atmosfere di volta in volta rarefatte, decadenti, trionfali e inquiete...". Avevano già fatto due dischi veramente eccellenti (che noto non aver commentato, pardon...) e questo conferma in pieno la loro grandezza. Voi Italiani, siete sempre sorprendenti. Au revoir.
Nattleite
Martedì 21 Maggio 2019, 9.11.28
3
Corretto, grazie per la segnalazione
Guez
Martedì 21 Maggio 2019, 0.44.03
2
avete scambiato nome album e nome band!
Nòesis
Lunedì 20 Maggio 2019, 22.48.23
1
Benvenuto in redazione, caro Francesco!
INFORMAZIONI
2019
My Kingdom Music
Gothic
Tracklist
1. A Mosaic Within
2. Dhul-Qarnayn
3. Scepter And Soil
4. Cyclopean
5. Lo Sposo Dell'Orizzonte
6. Everything Evokes
7. Walls of Stone, Tapestries of Light
8. Whores for Eleusis
9. Lorica
10. Roman Diary
11. Our Withering Will
Line Up
Emanuele Rastelli (Voce, Chitarra, Basso, Tastiera)
Milena Saracino (Voce)
Gianluigi Girardi (Voce)
Mattia Stancioiu (Batteria)
 
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