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Eternity`s End - Unyielding
22/05/2019
( 530 letture )
Recuperiamo, con colpevole ritardo, una fondamentale uscita di questa prima metà dell’anno che sta volgendo al termine; paradossalmente l’importanza che diamo a tale lavoro è dovuta più a caratteristiche che prescindono dalla qualità dell’ascolto, e questo perché stiamo parlando di un qualcosa che non ci capita spesso tra le mani. Il progetto si chiama Eternity’s End, vede la luce nel 2014 e un solo anno dopo entra nel giro con il debutto The Fire Within, mantenendo particolari riserve sul possibile prosieguo di carriera. Il riscontro avuto è stato però giudicato positivamente, ecco quindi che la vita del gruppo è andata avanti fino a qui, anche se con sostanziali modifiche di lineup. Proprio qua sta il dato fondamentale, poiché essa è, e soprattutto era al debutto, composta da musicisti provenienti da un universo differente da quello in cui si cimentano (alla grande) riuniti sotto questo moniker, vale a dire lo speed/power: fondati da Christian Muenzner, in passato attivo negli Obscura e Necrophagist, solo per citare i più noti, sviluppati e maturati grazie al suo fidato compagno Hannes Grossmann e dal tasterista Jimmy Pitts, entrambi nomi di punta/conosciuti del filone prog death, gli Eternity’s End dimostrano una volta per tutte che la versatilità è il valore primario su cui fondare un giudizio qualitativo in merito ad un musicista. A questi nomi si aggiungono per il qui analizzato Unyielding il secondo chitarrista Phil Tougas, appena 27 anni ma già provvisto di un bagaglio di esperienze notevole, Iuri Sanson degli Hibria alla voce e, last but not least, Mike LePond dei Symphony X. 3/5 di prog death, 1/5 di power puro e 1/5 di power/prog per una formazione spaventosamente tecnica, in cui il bassista per anni alla corte di Russell Allen, che in teoria sarebbe il più famoso di tutti, rischia di rimanere in fondo per importanza e presenza nel sound della band a causa di prestazioni a cinque stelle da parte dei restanti membri; la qual cosa vale doppio considerando i problemi di adattamento ad uno stile che per forza di cose non è quello a loro più congeniale.

Speed/power, dicevamo; se esistesse, preferiremmo usare la dicitura techno-power per descrivere Unyielding, ma meglio attenersi al booklet ufficiale. Resta il fatto che il fattore esecutivo è presente rivestendo primaria importanza per la riuscita di dieci brani in cui non si ravvisano cadute o flessioni di alcun genere. Sicuramente non si tratta di un lavoro “easy-listening” alla Powerwolf o altri combo di riferimento, al suo interno c’è un tasso di difficoltà e di realizzazione davvero elevato, il che dovrebbe essere dato per scontato un attimo dopo aver letto i nomi di chi ci suona; affatto scontato era invece il risultato a livello emozionale, di sensazioni, essere in grado di trasmettere la magia di uno stile che rischiava di essere proposto asetticamente e in maniera studiata. Ma andiamo nello specifico, partendo dalla prima Into Timeless Realms, in cui il vocalist si pone subito sugli scudi con una prestazione ai limiti della perfezione, seguito a ruota dai due chitarristi e Pitts nello sfoggiare gli arzigogoli sonori in totale scioltezza; i momenti solisti ricordano molto le migliori cose dei nostrani Rhapsody e, in generale, tutta la scena dai risvolti neoclassici ma ancorata saldamente al gusto power. Tratto che cala lievemente nella seguente Cyclopean Force, più legata a stilemi US metal ma sfarzosa ugualmente nelle sezioni centrali e dotata di un accelerazione thrash finale davvero di buon gusto. La title-track è tra gli episodi meglio riusciti, sia per quanto riguarda la struttura del pezzo e sia per la bellissima atmosfera emanata da esso, contorto ma diretto nello stesso tempo, una creazione che solo autentici fuoriclasse possono permettersi. Con Blood Brothers torniamo all’interno del classico recinto, velocità si unisce a classe e talento, con la costante presenza di Grossmann sullo sfondo che rivaluta completamente il ruolo, molte volte, anonimo del batterista nei complessi power, mentre una composizione strumentale su cui c’è poco da dire ci avvisa che siamo a metà del percorso. Un percorso che non perde una goccia di qualità nemmeno con la più “leggera” Horizonless, sebbene questo brano non riesca a catturare l’attenzione alla stregua degli altri, proprio al contrario di Under Crimson Moonlight e la sua apertura anch’essa in stile neoclassico, debitrice di due o tre guitar hero abbastanza conosciuti; un refrain da cantare a squarciagola e la solita maestria del duo Muenzner-Tougas si occupano di archiviare anche questa pratica, Necromantic Worship è un bignami del cosiddetto “duello” tra chitarra e tastiere tanto caro all’heavy metal più attento ai tecnicismi mentre Triumphant Ascent stupisce per attenzione ai dettagli e scelte melodiche di alta fattura. Chiude il discorso la frizzante e lunga Beyond the Gates of Salvation, mettendo il sigillo sui cancelli e alzando ulteriormente la difficoltà d’esecuzione con un vispo concentrato di tutto il meglio di ciò che abbiamo detto fino adesso, cioè tecnica e pathos al solo servizio della tanto agognata fruizione. Non abbiamo più citato il grande presente (assente) della formazione, vale a dire Mike LePond: ovviamente ciò che vi avevamo preannunciato come un rischio era limpida realtà, il bassista statunitense è meno coinvolto rispetto ai suoi standard, il suo suono si percepisce appena, ma d’altro canto, visti i risultati, non sarebbe giusto polemizzare su questo aspetto, il quale va semplicemente preso e portato a casa.

Gli Eternity’s End dimostrano con questo Unyielding di essere un (super)gruppo di assoluta élite: nulla di sconvolgente dal punto di vista della personalità, sia chiaro, ma essere in grado di offrire una difficile, tecnicamente ma non solo, proposta che non è appannaggio di qualsiasi musicista di questo mondo. Non potranno piacere a tutti e non accontenteranno qualsiasi preferenza all’interno del mondo metal ma anche i più scettici non potranno che riconoscere la qualità di produzioni simili, e augurarsi un seguito di tale opera in tempi brevi, per il bene della musica di un certo spessore. Purtroppo la cosa è tutt’altro che scontata, data l’imponente mole di impegni relativi a ciascuno dei sei componenti tra tour e sessioni di registrazione, ma quella che è nata come una band da “one shot” e che in seguito si è stabilizzata meriterebbe assolutamente di dare alla luce un terzogenito.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
75.75 su 4 voti [ VOTA]
Gokronikos
Venerdì 24 Maggio 2019, 8.20.16
6
Spacca di brutto e basta, in tutto!
Nòesis
Giovedì 23 Maggio 2019, 15.46.18
5
Ammetto di non aver usato il debut come paragone per stilare la rece ma da una tipologia simile di musicisti non mi aspetto nulla di inferiore, anzi
Tatore
Giovedì 23 Maggio 2019, 14.50.07
4
A secondo di come mi gira, preferisco il primo album perché più thrashoso e con la voce più cattiva. Comunque sono uno più bello dell'altro.
Vittorio
Giovedì 23 Maggio 2019, 14.39.36
3
Anche il primo album era molto buono. Poi c'era il grande Ian Parry alla voce.
Tatore
Giovedì 23 Maggio 2019, 13.38.33
2
Sottoscrivo ogni singola parola della recensione, album molto bello che nelle scorse settimane ho ascoltato a ripeizione per giorni. Personalmente gli do anche un paio di punti in più rispetto alla recensione. Grande band
Analizzatore
Giovedì 23 Maggio 2019, 12.32.35
1
Lo sto ascoltando in questi giorni. Dal punto di vista del valore artistico non mi sembrano certo imprescindibili (ovviamente i citati Symphony X hanno ben altro spessore). I virtuosismi e le straordinarie capacità tecniche della band rimangono l'unico motivo di interesse. Ma meglio che niente...
INFORMAZIONI
2019
Ram It Down Records
Power
Tracklist
1. Into Timeless Realms
2. Cyclopean Force
3. Unyielding
4. Blood Brothers (The Oath)
5. Dreaming Of Cimmerian Shadows
6. Horizonless
7. Under Crimson Moonlight
8. Necromantic Worship
9. Triumphant Ascent
10. Beyond The Gates Of Salvation
Line Up
Iuri Sanson (Voce)
Christian Muenzner (Chitarra)
Phil Tougas (Chitarra)
Mike LePond (Basso)
Jimmy Pitts (Tastiera)
Hannes Grossmann (Batteria)
 
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