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Talking Heads - Talking Heads: 77
23/05/2019
( 595 letture )
Strano, molto strano. Così dev’essere sembrato a primo impatto l’ascolto dei Talking Heads a chi, durante la seconda metà degli anni settanta, non aveva ancora avuto modo di affacciarsi ad un certo tipo di sonorità, ancora troppo inusuali, dal momento che fino a quel periodo una simile rottura degli schemi convenzionali ed una tale follia sperimentale si era sentita esclusivamente in pochissimi artisti come Pere Ubu, Stooges o Velvet Underground.

La prima testimonianza discografica dei Talking Heads si ha con l’album di debutto Talking Heads:77, uscito, come suggerisce il titolo dello stesso, nel 1977. Ancora non si ha idea di quale peso abbiano davvero le undici tracce contenute al suo interno per l’influenza che avranno negli anni a venire. Guidati dal loro leader David Byrne, l’ennesima dimostrazione di come genio e follia convivano spesso e volentieri in ambito artistico, i quattro newyorchesi iniziano il loro percorso di pionieri della new wave inconsapevoli dell’eredità lasciata da questo disco, che farà da preludio alla triade composta da Fear of Music, More Songs About Buildings and Food e Remain in Light, grazie alla quale i Talking Heads verranno consacrati tra gli artisti più importanti ed innovativi dell’epoca. Figli della sperimentazione che imperversava in quella decade ed accostabili ad altri artisti contemporanei per il legame con l’art pop, pur non potendo rivaleggiare con il carisma di Peter Gabriel o l’eclettismo poliedrico di Davide Bowie, possedevano però una buona dose di entrambe le caratteristiche, e potevano contare dalla loro una componente di critica intellettuale e un’irriverenza che troverà ancora maggior spazio nel successivo More Songs About Buildings and Food.
Ma, prima di inserire l’elettronica nei loro cromosomi, prima del passaggio a fenomeno mainstream dal successo planetario, e prima di assurgere al titolo di gruppo icona, il loro primo prodotto discografico esce tramite la Sire Records (che verrà succesivamente assorbita dalla Warner), e subito mostra l’estro compositivo di David Byrne e soci.
Già dai primi secondi di Uh-oh, Love is Come to Town, infatti, si è introdotti dalla spensieratezza dei nostri, scandita dallo slap di basso e dalla ritmica funky, intervallata da spianate di xilofono che sciabordano sulle battute come le onde sulla spiaggia. Il climax di tranquillità è ripreso in Happy Day, dove le pennellate di chitarra dipingono un quadro di totale serenità, nella quale si crogiolano beatamente le liriche del frontman. Non è solo di felicità però che vivono i quattro di New York, anzi in Psycho Killer si assiste all’altra faccia della moneta, dove la frenesia assume dei connotati maggiormente scuri accompagnando le nichiliste liriche di David Byrne, che le arricchisce sfoderando urla aggressive e idiomi francesi. Il funk è presente in misura prepotente nel corso di tutta la tracklist, specialmente in brani come Who Is It? e New Feeling, dettando i tempi della ritmica e movimentando il tutto. Uno degli episodi in cui si sbizzarisce maggiormente l’attitudine sperimentale dei nostri è Tentative Decisions, all’interno della quale tutti gli elementi inseriti nel meccanismo compositivo funzionano come gli ingranaggi di un orologio, così come la voce di Byrne trova il suo contrappunto nel coro durante il ritornello. Da menzionare anche il singolo scelto, la formidabile Don’t Worry About the Government, caratterizzato dalla presenza del mandolino e da una voce trascinante in ogni passaggio.
Con un vocalist istrionico e camaleontico, in grado di mutare a proprio piacimento l’approccio vocale in base alle necessità richieste dalla singola canzone, ed una sezione ritmica in grado di sorreggere adeguatamente la moltitudine di mutamenti nelle composizioni, innumerevoli se si considera il breve minutaggio di ogni singola traccia, il quartetto americano ridisegna fin da subito i confini della musica sperimentale, tanto che risulterà riduttivo parlare di rock.

Sarà con il secondo album che i Talking Heads conosceranno davvero la fama internazionale, mentre questo Talking Heads:77 rimarrà un debutto che segnerà profondamente il mondo “undergorund”, ma troppo acerbo per i circuiti mainstream, anche per via di un pubblico non ancora avezzo a certe sonorità. In ogni caso, la storia della musica a cavallo tra gli anni 70 e 80 passa anche di qua.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
76 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 10 Giugno 2019, 12.04.22
7
Li ho conosciuti e seguiti più tardi, quando Byrne aveva fatto anche un film a episodi, dedicato ai duecento anni degli USA, se non sbaglio. Di Byrne mi piace anche quello fatto con Eno (My life in the Bush of Ghosts). Qui c'è la coinvolgente Psycho Killer ma il resto ho sempre fatto fatica a digerirlo, oppure visto che non amavo il punk, ho sempre dato poca attenzione. Eno entrerà dopo, e si sentirà la sua presenza. Comunque, da avere ma il problema è trovare il tempo per ascoltarlo... Au revoir.
DEEP BLUE
Martedì 28 Maggio 2019, 9.47.05
6
Musica eccelsa. Remain in light e' altra cosa ma anche questo e' un capolavoro
Galilee
Lunedì 27 Maggio 2019, 14.00.02
5
Gran debutto questo dei Talking head. Nella recensione si citano un sacco di nomi ma non i Roxy Music, band alla quale i Talking Head secondo me devono tantissimo. Si cita Bowie, Peter Gabriele, ma il vero guru di Byrne secondo me è Brian Ferry, ma scomederei anche Captain Beefhearth con quel suo modo già new wave di presentarsi sul palco. Anyway da avere.
ok
Sabato 25 Maggio 2019, 13.15.56
4
e i suicide sempre a new york pubblicavano nel 1977 il loro debutto... new york è stata la culla della new wave .... sono tutti nati lì suicide talking heads, television, patty smith, blondie.. ramones... una città che rappresenta un mondo ancora oggi...
Testamatta ride
Giovedì 23 Maggio 2019, 16.04.04
3
Quando si vuole nominare una band che non ha mai sbagliato un disco...per l'album in questione spendo io due parole per Pulled up, apparentemente innocua ma, secondo me, una delle canzoni più schizoidi che abbia mai ascoltato. Certo cos'era New York in quel periodo: basti pensare che nello stesso anno i Television pubblicarono il debutto Marquee Moon, senz'altro nella Top 10 di sempre, o almeno nella mia ecco.
Alex Cavani
Giovedì 23 Maggio 2019, 12.19.39
2
Bellissimo articolo E disco che amo; anche se Remain In Light gli è probabilmente superiore, questo 77 mi ha sempre coinvolto molto di più.
Area
Giovedì 23 Maggio 2019, 9.19.54
1
Preferisco Remain in light, ma pure questo se si vuole conoscere la band é tra le uscite fondamentali.
INFORMAZIONI
1977
Sire/Warner
Post Punk
Tracklist
1. Uh–Oh, Love Comes to Town
2. New Feeling
3. Tentative Decisions
4. Happy Day
5. Who Is It?
6. No Compassion
7. The Book I Read
8. Don’t Worry About the Government
9. First Week/Last Week ... Carefree
10. Psycho Killer
11. Pulled Up
Line Up
David Byrne (Voce, Chitarra)
Jerry Harrison (Chitarra, Tastiere, Voce)
Tina Weymouth (Basso)
Chris Frantz (Batteria)
 
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