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Forever - Forever
26/05/2019
( 601 letture )
This is the album I dreamt about doing for years…

Parola di Jonas Wikstrand, che forse qualcuno riconoscerà come il batterista dei ben più heavy oriented Enforcer, gruppo svedese che da anni sta mettendosi in mostra con album di revival ottantiano tra i più apprezzati nel filone. Forse anche perché tra i pochi a mostrare segni di reale ispirazione nel proprio omaggio agli anni che furono. Ebbene, chissà la sorpresa per i molti abituati a sentire Wikstrand all’opera nella propria band d’origine, che peraltro conduce assieme al fratello Olof, nello scoprire che in realtà il cuore di Jonas batte per tutt’altro tipo di revival e di musica in generale. Allo stesso modo, come non rimanere stupiti di fronte al grande talento del musicista che, nella sua band, si dimostra mastermind assoluto, tanto a livello compositivo, quanto a livello strumentale, occupandosi in toto dell’uscita, suonando tutti gli strumenti, cantando e infine producendo questo Forever, opera prima dell’omonimo progetto. Giusto per non apparire ingrato ed esagerato, ecco che Jonas opta per coinvolgere praticamente tutta la famiglia, chiamando tanto i fratelli Olof e Johan Hjalmar alla chitarra solista, quanto la sorella Elin ai cori. Così alla fine i complimenti vanno a tutta la famiglia Wikstrand, davvero carica di talenti e al buon Jonas va invece la soddisfazione di aver coronato un proprio sogno dando vita ai Forever e, soprattutto, di aver creato un album praticamente da solo, con risultati decisamente tutt’altro che disprezzabili.

Nel libretto che accompagna l’uscita, la musica dei Forever viene definita AOR, ma in effetti tale categorizzazione va intesa in senso molto ampio. Anzitutto, perché se di AOR dobbiamo parlare, è bene chiarire che parliamo di quello settantiano e che le influenze non si limitano affatto a questo genere, dato che nel mezzo ritroviamo ampie concessioni alla disco music anni ’70, così come al rock sinfonico e ai musical tipici di quegli anni, con tanto glam a fare ben più che da contorno. Un incrocio perfetto tra Abba, Fame, le colonne sonore di Rocky e i Journey, con la voce di Jonas che sembra nata per cantare questa musica, con la sua timbrica viziosa, chiara eppure roca al tempo stesso. Bisogna poi ammettere che nel trionfo del kitsch che una uscita del genere può rappresentare nel 2019, Wikstrand sa esattamente cosa vuole e sa come ottenerlo: Forever non sembra solo un disco di musica retrò, sembra esattamente suonato e prodotto in quegli anni, in tutto e per tutto. Il che naturalmente si presta a tutte le peggiori invettive sull’utilità di una uscita del genere, ma riesce comunque nell’intento di creare un disco sfaccettato, divertente, per niente noioso e che dura quanto dovrebbe un disco del genere, ossia per il tempo che basta per rendere accettabile la sospensione del tempo e del giudizio che deriverebbe da un ascolto troppo impegnativo. Attenzione, però, chiunque capisca un minimo di musica non potrà che riconoscere sia l’alto livello tecnico, che il grandioso lavoro di arrangiamento che c’è dietro un qualunque brano del disco, tra strepitosi cori armonizzati, refrain laccatissimi e ruffiani al massimo livello, chitarre che sono un inno al glam settantiano e questa vena disco che sfonda quasi la barriera del pop usata in maniera così spudorata da essere irresistibile. A patto naturalmente di stare al gioco intessuto dal musicista. Pezzi come la strepitosa opener Anywhere You’ve Gone, caciaroni e ruffiani al tempo stesso, sono quanto di più commerciale ci si poteva attendere negli anni Settanta e certo non è che oggi siano diventati altro, ma suonarli ora ottiene davvero l’effetto nostalgia voluto e fa vincere a Wikstrand ogni resistenza possibile. Come non alzare il volume a livelli da arresto e lasciare che il disco faccia il suo corso? Non c’è un solo brano che non sia praticamente perfetto nella sua confezione e anche se in qualche caso la magia non funziona a dovere e si sente un po’ troppo l’odore della plastica, in compenso quando tutto gira a dovere c’è ben poco di che lamentarsi. Prendiamo una Call Out My Name, che sembra presa di peso dalla colonna sonora di Flash Dance, finché non tira fuori i riff o una Got Me appena più ruvida e nella quale trova posto un clamoroso assolo ipertecnico da parte di Johan Hjalmar o, ancora, l’ottima Hell to Pay. Peccato che a volte lo spirito emulativo si spinga oltre il limite del buongusto e la clonazione di Doctor Doctor a titolo Mayday diventa decisamente di cattivo gusto. Fortunatamente lo scatenato rock’n’roll di Blame Me for Trying (ok, diciamo la fotocopia di Smokin’ dei Boston) funziona decisamente bene e ancor di più lo fa l’ottima Hope in chiusura. Pezzo di livello, con un’atmosfera che definiremmo “epica” che alza l’asticella sul finale.

Giunti a conclusione, resta la voglia di ripartire subito da capo e farsi un ulteriore giro di giostra di questo Forever. Perché alla fine un album come questo è un enorme giocattolone, creato da un musicista di grande spessore e talento, ottimo songwriter e perfino cantante perfetto e produttore di mestiere. Tutto o quasi tutto luccica e splende e in molti casi si può anche parlare di vera ispirazione. In qualche altro caso, il gioco citazionista si spinge troppo oltre e diventa così scoperto da non essere invece tollerabile. Eppure, queste dieci tracce si fanno ascoltare a ripetizione, anche grazie ad arrangiamenti assolutamente non lasciati al caso e che celebrano al massimo livello l’intento revivalistico del creatore. Peccato solo qualche lieve momento di stanca qua e là e quella Mayday che non si perdona. Per il resto, l’effetto “Tour Eiffel a Las Vegas”, è quasi sempre abilmente nascosto ed evitato, se si accettano le regole del gioco e si lascia scorrere con spensieratezza il tutto. Niente male, chissà se ci sarà un capitolo secondo. In ogni caso, il tutto resta confezionato meglio e risulta meno scadente di tanto revival rock in circolazione. Quando c’è il talento, tutto o quasi è concesso.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
36.66 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Evil Confrontation Records/Soulfood
AOR
Tracklist
1. Anywhere You've Gone
2. Call Out My Name
3. Got Me
4. Train
5. Rosebud
6. Runaway Through Time
7. Hell To Pay
8. Mayday
9. Blame Me For Trying
10. Hope
Line Up
Jonas Wikstrand (Voce, Basso, Chitarra, Batteria)

Musicisti Ospiti
Olof Wikstrand (Chitarra solista su tracce 2, 6)
Johan Hjalmar Wikstrand (Chitarra solista su traccia 3)
Eirik Røland (Chitarra solista su tracce 8, 9)
Jacob Ansved (Chitarra ritmica su traccia 8)
David Zandén (Cori su traccia 8)
Elin Wikstrand (Cori su tracce 1, 6)
Kerstin Krogh (Cori su traccia 1)
 
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