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Mork - Det Svarte Juv
29/05/2019
( 886 letture )
Copertine in bianco e nero raffiguranti foreste nere, nervose chitarre zanzarose, atmosfere tenebrose, pagane e primordiali, voci che stridono emettendo taglienti e rigurgitanti latrati, nomi sinistri scritti come se fossero scarabocchiati… si potrebbe andare avanti per tantissime righe ad elencare quali sono stati i tratti peculiari del black metal scandinavo dei primi Novanta, che ormai definiamo “classici”, portato alla ribalta da band che da qualche decennio hanno un posto di diritto nell’altarino blasfemo di qualsiasi vecchio blackster che si rispetti. Non siamo nel 1992 o nel 1993 ma siamo sempre in Norvegia, con il nuovo album dei Mork, one man band guidata dal tuttofare Thomas Eriksen che giunge oggi al suo quarto album Det Svarte Juv. Nonostante la relativamente giovane età anagrafica (il primo lavoro è sì del 2013, ma in realtà i Mork muovono i loro primissimi passi nel lontano 2004) i Nostri suonano davvero in quasi tutto e per tutto come se fossimo in quegli anni, raccogliendo anche gli elogi di alcuni degli eroi da cui direttamente e palesemente si ispirano, su tutti Fenriz dei Darkthrone, ma senza dimenticare altri signori quali Blasphemer degli Aura Noir e Seidemann dei 1349, che per altro aveva anche suonato in veste di ospite nel precedente album della creatura di Eriksen.

Det Svarte Juv (La gola nera) è composto da dieci tracce coese, spalmate su cinquanta minuti di musica. Fin dai primissimi attacchi dell’opener Mørkeleggelse , il platter presenta una produzione grezza, griffata e old school, ma al contempo nitida, adatta ai tempi odierni ma perfetta per l’album in questione. Un lavoro dai toni particolarmente malinconici e funerei, oltre che tipicamente gelidi, in accordo con quanto dichiarato dallo stesso Eriksen, che rivela come Det Svarte Juv sarebbe scaturito da un periodo particolarmente oscuro della sua vita fatto di drammi personali, motivo per il quale in questo album non ci sarebbero (illustri) ospiti come invece accadeva nel precedente. Questo farebbe pensare a un lavoro intimo e particolarmente personale, dove c’è solo Mork, ma ciò naturalmente non ne intacca la propria indole in tutto e per tutto derivativa e tributaria, che comunque presenta quantomeno un disco sentito, convinto e ben realizzato. I brani, a grandi linee, si suddividono tra parti più tirate, puramente black, e altre più atmosferiche, lente e ragionate, ma si ha comunque più la sensazione di ascoltare Det Svarte Juv come un massiccio e intero blocco di grandissima compattezza. La seconda composizione, Da Himmelen Falt, fa capolino con una melodia tanto distorta quanto attraente, uno dei momenti più magnetici dell’intero lavoro, sopra un tappeto di batteria che varia tra sparate e rallentamenti. Den Utst¢tte ha tratti più severi e taglienti, mentre Den Kalde Blodsvei punta di più sull’atmosfera e sul tempo medio. Ancora, Siste Reis è una furia di black metal fin nel midollo, con un riff decisamente tipico e ben indovinato, e il passaggio centrale del brano segna sì un rallentamento ma anche una crescita dal punto di vista emotivo. Nella conclusiva titletrack è invece facile trovare una componente doom, sia nel riff che nel cantato, che rendono il pezzo il più abissale e struggente dell’intero lavoro, anche dal punto di vista delle liriche. Senza poi andare a citare tutti gli episodi che lo compongono, si può dire che Det Svarte Juv non abbia grandi cadute di stile e che si mantenga abbastanza costante nella sua buona qualità di songwriting, che assicura anche qualche buon picco, specialmente tra alcuni di quelli citati.

È facile quindi evincere come l’ultimo lavoro targato Mork sia un prodotto obbligatorio per gli affezionati del True Norwegian Black Metal, soprattutto per chi ha stampati in testa i classici dei Darkthrone della prima metà degli anni Novanta. Per tutti gli altri, può essere una buona scusa per ritornare in quelle atmosfere spettrali del black metal norvegese più caratteristico per qualche momento, per poi tornare ad altri ascolti più o meno abituali. Un disco che a livello di originalità vale zero o al massimo uno o due punti su dieci, ma di certo non è da tutti riuscire a rievocare così bene determinate atmosfere!



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
57.6 su 5 voti [ VOTA]
lisablack
Mercoledì 17 Luglio 2019, 21.20.54
6
Bel disco, migliore del precedente che mi piaceva lo stesso. Una conferma per me questo album..75
MetalHead
Venerdì 31 Maggio 2019, 8.19.05
5
Anche i Mork e mindy non sono male
lisablack
Mercoledì 29 Maggio 2019, 20.19.48
4
Leggila meglio la recensione non solo 2 righe..
lisablack
Mercoledì 29 Maggio 2019, 20.18.33
3
E quale sarebbe il metal valido? Quello che piace a te?😀
Aries
Mercoledì 29 Maggio 2019, 20.11.26
2
D’ accordo col recensore , “ disco che a livello di originalità vale zero..” Sante parole...grande Damiano ,e’ ora di distinguere il metal valido dalle miriadi di gruppetti derivativi ..
lisablack
Mercoledì 29 Maggio 2019, 12.26.21
1
L' ho ascoltato e mi e' piaciuto, lo trovo allo stesso livello del debutto, lo metto in ordine, band che devo moltissimo ai primi Darkthrone e per me e' un piacere questo genere di black👍..d' accordo col recensore sul voto.
INFORMAZIONI
2019
Peaceville Records
Black
Tracklist
1. Mørkeleggelse
2. Da Himmelen Falt
3. På Tvers Av Tidene
4. Den Utstøtte
5. I Flammens Favn
6. Skarpretterens Øks
7. Den Kalde Blodsvei
8. Siste Reis
9. Karantene
10. Det Svarte Juv
Line Up
Thomas Eriksen (Tutti gli strumenti)
 
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