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Vanha - Melancholia
30/05/2019
( 425 letture )
"Covered in soil
Eternal sleep
The heart gave in
Now ground frost"


Recitano così le parole di benvenuto, con cui i Vanha accolgono al loro secondo album in studio gli avventurieri del doom, in cerca di ghiaccio, oscurità e lenta agonia. Starless Sleep, primo singolo rilasciato al pubblico, apre la strada a Melancholia, due anni distante dal debutto Within the Mist of Sorrow. Il progetto Vanha è ormai interamente gestito dal polistrumentista Jan Johansson, a seguito dell'abbandono nel 2017 del batterista Jesse Oinas.
Melancholia si presenta all'ascolto, similmente al predecessore, come omaggio alle band cardine del doom/death, presentando venature stilistiche e scelte melodiche comparabili alle classiche sonorità Theatre of Tragedy, Katatonia e Swallow the Sun, nonché ai primi Anathema. Gli ingredienti ci sono tutti, e si possono notare sin dalla prima traccia The Road: ritmi lenti, ripetitivi e quasi angoscianti sostenuti da riff eseguiti a cottura lenta, atmosfere decadenti e tetre, voce gutturale malinconica e oscura. Il tutto provoca la sensazione di essere imprigionati in catene di acciaio in un bosco innevato, mentre la notte si avvicina e si sentono rumori sinistri fra i cespugli. Proseguendo con Storm of Greif, ci viene presentata la prima novità rispetto al predecessore; il sound dei Vanha si arricchisce di elementi sinfonici, i quali riescono efficacemente ad aggiungere ricchezza e melodia. Le cadenze doom continuano a prevalere, tuttavia l'angoscia viene smorzata, dando quel pizzico di variatio che il poeta latino Seneca prediligeva per non rendere le opere eccessivamente monocordi. E se in Within the Mist of Sorrow in terza posizione di tracklist appariva un lento, così in Melancholia lo schema viene rispettato con Starless Sleep, singolo pubblicato anticipatamente al rilascio dell'album. L'intento di "spezzare" il disco in due parti con un brano parzialmente privo di chitarre distorte sembra essere una soluzione cara al mastermind Johansson. Ed è proprio qua che l'ascoltatore comincia a riconoscere il pattern. Un senso di soddisfazione misto a un desiderio di qualcos'altro, qualcosa di diverso, innovativo, che riesca a sorprenderci. Dopo le prime tracce, il sistema diviene prevedibile e canonizzato. E improvvisamente i twist imprevedibili alla My Dying Bride sono ricordi lontani.
E la domanda sorge spontanea: è tutto qua? Cosa ha da offrirci questo Melancholia? Chi, ma soprattutto, perché andrebbe ascoltato?
Prima di pensarci, concludiamo l'ascolto. Proseguiamo con Your Heart in my Hands, toni e cadenze assimilabili alla precedente Starless Sleep, una mid-tempo dominata da ritmi continui e incessanti di batteria, stacchi di pianoforte e intervalli in clean vocals. Più che sufficiente la performance in growl dell'artista svedese, che dimostra di essere un vocalist di tutto rispetto, fra i pochi nel panorama death a permettere una facile comprensione delle parole (vedasi Mike Akerfeldt), sempre accuratamente scandite.
Fade Away si apre con un metallico e sinistro riff di chitarra, il quale riporta alla mente certi intermezzi di Catch 33 dei Meshuggah. E ancora una volta, ci viene riproposta la formula classica, a cui ormai siamo ben più che abituati. Un peculiare ending in diminuendo viene spezzato sul finale da un vagito gutturale, per aprire la strada alla traccia conclusiva. Arriviamo quindi a The Sorrowful, per la chiusura di una LP che pecca in buona parte di originalità, avendo scelto di affidarsi troppo fedelmente agli stilemi di una formula sia pur ben collaudata ed eseguita magistralmente. La traccia dunque più lunga è anche quella che offre al fruitore un breve sguardo sulle capacità compositive del progetto. Difatti è possibile notare una molteplicità di variazioni sul tema in The Sorrowful, con cambi di ritmo, atmosfera, voce e intensità. Una piccola deviazione dal percorso battuto, un’occhiata, come fugace visione su ciò che i Vanha potrebbero e dovrebbero essere.

In conclusione, cosa resta di questo Melancholia? Sul versante della produzione è giusto spendere parole di apprezzamento, in quanto il sound risulta chiaro e maturo, senza però divenire troppo nitido e rifinito (stiamo sempre parlando di Doom). Manca forse una leggera incisività sulle parti di basso (a malapena presenti), ma nel complesso siamo ben oltre la sufficienza. Sul lato compositivo e creativo purtroppo, il lavoro non apporta alcunché di nuovo o di vagamente "moderneggiante". Ma forse è proprio così che l'album vuole essere preso, un semplice omaggio al passato da ascoltare senza troppe pretese. Tutto ciò è sufficiente per regalarsi un ascolto facile, magari per rilassarsi da un ascolto impegnato, o per provare, ancora una volta, la nostalgia dei primi anni '90 del doom.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
52.8 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Black Lion Records
Death / Doom
Tracklist
1. The Road
2. Storm of Grief
3. Starless Sleep
4. Your Heart In My Hands
5. Fade Away
6. The Sorrowful
Line Up
Jan "Janne" Johansson (Voce, tutti gli strumenti)
 
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