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Infest - No Man`s Slave
01/06/2019
( 324 letture )
It's high-volume, high-speed, characterized by protest-type lyrics

La sfida: condensare parole, pensieri e sensazioni in una recensione che contenga il medesimo carico di tritolo del disco in esame. Un'etichetta eccessivamente sfruttata, inflazionata e variopinta, "Hardcore", e 17 minuti della manifestazione più intensa, pura e rappresentativa, gemmata alcuni decenni dopo i fasti primordiali di fine anni 70. Il sound di un rullo compattatore a pieni giri, di un'ira autentica e di un'umanità coscenziosa, esasperata dalla bestialità e dalla meschinità dei propri simili. Joe Denunzio è tra i più grandi frontman che il genere abbia partorito: pelle come corteccia, fisico e tempra del traslocatore molisano, microfono deformato dalle sue mani e uno sguardo che supplisce migliaia di parole vane e forzate. Le sue, di parole, gorgheggiate e ri-sputate, sono quelle di un colonnello che chiama all'adunata i pogatori più tenaci. Domino e Davies erigono una roccaforte impenetrabile, mattone su mattone, incasellati senza il minimo scostamento, a colpi di martello a 220 battiti al minuto. Le enciclopedie rivelano che il primo abbia coniato il termine Powerviolence, canonizzandolo con la sua chitarra fuzzosissima e le sue composizioni che di rado valicano i 50 secondi; ma è il secondo, dietro le pelli, a scandirne l'impeto, agitato e sconnesso, ostinato nell'andirivieni di blast-beating, breaks, stop'n'go, cadenze sludge e ripartenze invasate, in apnea, sempre più in profondità, senza fermate di decompressione, con grida compitate che professano la loro repulsione verso le dipendenze (Sickman, Lying To Myself), l'apatia (Cold Inside), l'ipocrisia e la massificazione (Freeze Dried, Upright Mass), il music business (You're A Star), con ancora qualche ultimo regurgito di dottrina straight-edge (marcata agli esordi della band e abbandonata dopo lo scioglimento, avvenuto nel 1996). Non un brano simile all'altro, nessuna ripetizione, nessun orpello o sovraregistrazione, un'opera di riferimento nel panorama estremo di tutti i tempi, ancora oggi ineguagliata. In una parola: hardcore.

L'epigrafe: ad emulazione dei loro padri Siege e SSD, la suite conclusiva My World...My Way non può che compiersi in cinque minuti di accordi lenti, monolitici, cantilenanti, con l'intervento delle vocals disperate, ammutolite solo da alcuni cinematografici colpi di revolver. Da qui, il fenomeno Infest chiude i battenti e respinge ogni proposta di ristampa, ripubblicazione, esaltazione e feticizzazione, fino alla reunion live (e unicamente live) del 2013. Quel che ne è seguto, grazie alla passione sfrenata degli attori coinvolti, è pura, semplice e inviolabile Bibbia del Powerviolence (Neanderthal, Lack Of Interest, Gehenna e via così).

Make you all pay

Note discografiche: ci sono varie leggende nella leggenda, formulate proprio negli anni successivi alla dipartita dei nostri; si parlava già di un album incompiuto datato 1995, di registrazioni solo strumentali, di un Denunzio con la testa già altrove e la massima fermezza nel non volgarizzare né scialacquare il marchio e le produzioni Infest. Troverà impulso ed illuminazione solo nel 2000, due anni prima della chiusura e confezionamento di questo No Man's Slave, occupando qualche ora dietro i microfoni di qualche sparuto studio di Los Angeles e coinvolgerà per la produzione l'amico Bob Kasitz della Deep Six, assieme a qualche tiratura limitata autoprodotta dalla sua Draw Blank Records, con spassosissima cover alternativa (un Frank Sinatra versione cecchino col mirino puntato alle tempie di Adolf Hitler).



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
91.14 su 7 voti [ VOTA]
gianmarco
Lunedì 3 Giugno 2019, 14.22.57
3
non trovo l'immagine di frank sinatra contro adolf hitler , dovesi può trovare ?
livio
Lunedì 3 Giugno 2019, 14.13.28
2
quanto sono miserabili quelli che mettono 44 come voto senza saper che disco sia ?
LAMBRUSCORE
Lunedì 3 Giugno 2019, 13.49.30
1
Gruppo che ha segnato l'hardcore estremo, il cosiddetto Power Violence. Non ho molto da aggiungere alla buona recensione, tra i gruppi fondamentali del genere, direi anche i californiani Capitalist Casualties
INFORMAZIONI
2002
Deep Six
Hardcore
Tracklist
1. Cold Inside
2. Feeling Mean
3. Sick Machine
4. Upright Mass
5. Terminal Nation
6. In His Name
7. Behind This Tongue
8. What's Your Claim?
9. True Violence
10. Sickman
11. Punchline
12. Contact
13. Effort Falls Down
14. You're A Star
15. Freeze Dried
16. Rabid Pigs
17. Lying to Myself
18. Nazi Killer
19. My World...My Way
Line Up
Joe Denunzio (Voce)
Matt Domino (Chitarra, Basso)
RD Davies (Batteria)
 
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