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Mortado - Rupert the King
03/06/2019
( 1991 letture )
Poco più di due anni fa, gli Extrema, una delle band più longeve ed apprezzate del panorama metal italiano, si separavano in maniera piuttosto brusca dal proprio cantante storico, GL Perotti, con un comunicato pieno di veleni. Il diretto interessato, dal canto suo, incassava il colpo, ma prometteva “vendetta”, annunciando l'avvio di un progetto solista con cui tornare molto presto in pista.
Detto fatto, come fece molti anni fa un altro illustre “esodato” quale Dave Mustaine, il buon GL fa effettivamente il suo rinnovato ingresso nell'arena metal con il primo disco a firma Mortado, Rupert the King, accompagnato da Stefano Franzè alla chitarra, Simone Franzè al basso e Manuel Togni alla batteria.

La band, che prende il nome da un personaggio dei fumetti di Tex Willer, si muove ovviamente su coordinate sonore riconducibili al thrash metal, ma non resta fossilizzata su tale genere: più volte, infatti, nel corso del disco, emergono influenze musicali piuttosto variegate, che toccano sfumature heavy ed hard rock, senza che il tutto risulti forzato o mal riuscito.
La title-track, ad ogni modo, posta all'inizio dell'album in modo da offrire una vera e propria dichiarazione di intenti, va sul sicuro: battito cardiaco all'inizio, come a dire che GL Perotti è ancora vivo e ricolmo di pessime intenzioni (citazione ai Metallica di Death Magnetic?), poi si parte con una sfuriata thrash di pregevole fattura; il frontman pare più arrabbiato che mai al microfono e si scambia anche riff interessanti con il suo compare alla chitarra, che dal canto suo tesse intriganti trame soliste. Un inizio davvero interessante! In the Middle of the Night punta meno sulla velocità senza compromessi e più su trame di fattura heavy, con un'eccellente performance da parte della sezione ritmica; sembra, qui e là, di ascoltare qualcosa dei Megadeth anni 90, per tornare al precedente paragone con Mustaine! Babylon's Flag è carica di groove e viene nobilitata da un'ottima prestazione al microfono del cantante, per poi esplodere nella parte finale con un'accelerazione improvvisa, che farà scuotere la testa a molti ascoltatori. No Escape è uno dei brani più “catchy” di tutto Rupert the King e siamo certi che vi ritroverete a canticchiare diverse porzioni di questo bel brano, che ad ogni modo non rinuncia ad un po' di sana pesantezza musicale quando occorre. È poi il momento di Double Face, cover degli Extrema tratta da quel capolavoro del metal italiano intitolato Tension at the Seams: l'originale è un pezzo thrash tirato e furioso, con alcuni intriganti richiami agli Anthrax e la cover non fa poi eccezione, se non per un ruolo di maggior prominenza riservato al basso. Ad ogni modo, ottimo rifacimento! Tuttavia, forse proprio per sfidare sul campo la sua ex band, Perotti chiama a raccolta i suoi compagni per uno dei pezzi più violenti di tutto l'album: Dangerous Deal mescola infatti il groove dei Pantera alla velocità dei Testament degli ultimi anni, creando una sfuriata sonora davvero coinvolgente e priva di compromessi. Dopo cotanta pesantezza, spiazza non poco The Great Spirit, pezzo acustico dal tono quasi sciamanico che omaggia la cultura degli Indiani d'America; non siamo sicuri che raccoglierà l'affetto del pubblico, a differenza di molti dei pezzi analizzati finora, ma probabilmente un intermezzo del genere serve anche a far riprendere fiato agli ascoltatori. Non a caso, Venom torna su territori tipicamente thrash con delle irresistibili rasoiate da parte delle chitarre e l'ennesima, notevole prestazione di una gran sezione ritmica; il cantante, dal...canto suo, fa come sempre egregiamente il proprio dovere con la sua inconfondibile ugola graffiante. Il groove panteriano torna a farla da padrone sulla potente The Art of Soul, mentre Secret Societies mescola influenze piuttosto variopinte, che spaziano dai Megadeth agli Annihilator. A chiudere le danze, infine, provvede Blood Shower, altra ottima cover di un pezzo particolarmente brillante dei Blind Illusion, band thrash di San Francisco che annoverò, fra i suoi membri, gente del calibro di Larry LaLonde e Les Claypool.

Non resta molto altro da aggiungere su questo ottimo esordio: se qualcuno pensava che GL Perotti fosse finito dopo l'astioso split dalla band con cui è divenuto famoso, allora dovrà ricredersi; Rupert the King è un album fresco, potente, ricco di influenze di ogni tipo, che farà felice tanto gli amanti del thrash più classico, quanto quelli delle soluzioni più moderne. Il cantante è autore di un'ottima prova e, oltretutto, ha saputo circondarsi di musicisti molto competenti, che gli hanno indubbiamente dato una grande mano per sfidare i suoi vecchi compagni di avventure. In sostanza, per quanto sia sempre brutto quando una band si spacca, specialmente nel modo in cui è capitato agli Extrema (che, va detto, si sono a loro volta ripresentati sul mercato con un lavoro brillante), possiamo quantomeno esser grati per aver potuto assistere alla nascita dei Mortado.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
86.1 su 10 voti [ VOTA]
Mike Strong
Sabato 27 Novembre 2021, 18.50.32
7
Conosco GL da quando era un pischello che veniva al Nautilus per i pomeriggi "metal" della domenica, dove si entrava con il chiodo, pantaloni a strisce e i Frye (io in realtà portavo degli stivali da motocross con placca d'acciaio all'anteriore sulla caviglia). Il nostro gruppo al Nautilus aveva la sua zona di divanetti che ovviamente nessuno osava toccare, correva l'anno 84-85 ed era il periodo degli Slayer che solo pochi dei metallari presenti al Nautilus, (praticamente solo la nostra compagnia di circa una ventina di fulminati) avevano preso come religione, il GL era entrato in quel mondo con noi a gamba tesa, appassionato. Perso di vista per più di 35 anni, seguendolo solo a distanza con gli Extrema, e ritrovato questa estate ad un concerto dei Mortado... Ora ho 55 anni e sinceramente quando li ho sentiti sono tornato ad averne 19. Ma sta band spacca il culo, gli ho comprato un CD che ho praticamente fisso in macchina, dopo un mese sono andato ad un'altro concerto loro, gli ho comprato altri 5 CD, li ho mandati a degli amici sparsi per il mondo, una band come questa merita che faccia strada. Sono tutti artisti spettacolari!! Il nuovo chitarrista, Luca, anche lui spacca il culo di brutto!! Bravi!!! Da uno a dieci voto 11!!
joe thrash
Lunedì 10 Giugno 2019, 17.07.04
6
Album fighissimo, metal e thrash old school. bellissimo. Mentre i suoi ex soci mi hanno spaccato le palle con l ultimo. una noia assurda. Qui si viaggia piu tranquilli, meno intricati, piu da metallozzi anni 80 . mi piace un sacco
Galilee
Mercoledì 5 Giugno 2019, 13.59.18
5
The Mortazza sarebbe stato sicuramente più figo... 😁
Diego75
Mercoledì 5 Giugno 2019, 13.38.11
4
Buon albulm old school....ma il nome della band mi fa venire in mente la mortadella.....un bel panardo con la mortado!
Area
Martedì 4 Giugno 2019, 15.31.21
3
Che ci si credo o meno io ho saputo dello split con Gielle solamente ieri... per dirvi quanto sono attento alla scena Metal... Qui si parla di Thrash o di Groove? Chiedo perché con la precedente band il singer ha fatto entrambi i generi e anche un breve parenti Rap Metal durante il periodo di better mad than dead.
Galilee
Martedì 4 Giugno 2019, 14.07.26
2
Niente male. Bravo Perotti.
Andrea
Martedì 4 Giugno 2019, 12.11.39
1
Album della madonna, fresco e variegato.
INFORMAZIONI
2019
Blasphemous Records
Thrash
Tracklist
1. Rupert the King
2. In the Middle of the Night
3. Babylon’s Flag
4. No Escape
5. Double Face
6. Dangerous Deal
7. The Great Spirit
8. Venom
9. The Art of Soul
10. Secret Societies
11. Blood Shower
Line Up
GL Perotti (Voce, Chitarra)
Stefano Franzè (Chitarra)
Simone Franzè (Basso)
Manuel Togni (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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