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Temple of the stars - Nightspirit
03/06/2019
( 350 letture )
Il polistrumentista finlandese Tobias Tåg ha dato vita alla band Temple of the Stars, con la quale ha pubblicato il disco Nightspirit, pubblicato per l'etichetta Inverse Records. L’album unisce elementi facenti parte di diversi immaginari, spaziando dal rock al metal a richiami prog. Una delle influenze più imponenti è però il folk: ogni brano è impregnato di sonorità di questo tipo che, insieme all'atmosfera meditativa, conferiscono un’aura quasi mistica all’album.

L’incipit del disco è una sorta di dichiarazione delle scelte musicali che sono state fatte per la totalità delle otto tracce. Nightspirit, title track nonché primo brano, vede come protagonista un tema di flauto che si insinuerà forte nella mente, vista la sua orecchiabilità. Si giunge immediatamente al nocciolo della canzone, che non riserva cambi sorprendenti e scorre in modo organico, toccando quella dimensione di percepita interiorità e fierezza che ognuno può sentire propria. Parla a tutti, quindi, ma ha il sapore del solipsismo. Il video del brano ritrae Tobias Tåg mentre suona diversi strumenti. In particolar modo all’inizio vengono inquadrati svariati paesaggi naturali nordici disallineati rispetto a Tåg, o ritratti da prospettive che creano giochi ed illusioni, quasi a voler sottolineare la ricerca della giusta posizione dell’uomo all’interno della natura. La parte acustica del brano si interseca molto bene con quella elettrica. Non ci sono stonature e l’arrangiamento è ottimamente pensato. La voce è poi versatile e si destreggia tra canto pulito e graffiato, non estremo ma congeniale all’atmosfera. Il basso di Niklas Norrgrann dona pienezza e definita pastosità al pezzo. Anche Fields of time vede preponderanti gli strumenti folk. Suona familiare, è più dilatata del precedente pezzo seppur più breve. Ne è un’ottima continuazione perché la richiama spesso e addirittura invoglia a giocarci, come se potessimo scomporre i pezzi e ricomporli diversamente da come l’artista li ha concepiti. L’unione tra spazio e tempo suggerita dal titolo è di forte impatto e la si scorge nel fluire delle strofe e dei ritornelli. In the Forest Sky inizia come una ballata, un’invocazione acustica, e nonostante in seguito si aggiunga il comparto elettrico, mantiene i toni e le cadenze dei primi minuti. Gli arpeggi della chitarra acustica sono molto delicati e la batteria non è pretenziosa, sostiene il brano e cadenza i lunghi accordi sottostanti. Anche il basso mantiene un profilo tranquillo, facendo risultare tutto molto pulito e limato.
Mist of Morning ha un sapore diverso rispetto alle prime tre tracce. Fa avvertire proprio un risveglio della natura, l’inizio del percorso di un viaggiatore metafisico. Non è presente il flauto, che invece prima dominava i pezzi. Chitarra acustica, basso e tastiere aprono questo pezzo intimistico, dalle dinamiche variegate che si alternano: per risolvere il brano entrano in gioco anche la chitarra elettrica distorta e il basso, che prima suonava principalmente fondamentali e seguiva la voce, riesce a sbizzarrirsi maggiormente. Il finale è molto carico e chiude il crescendo creato durante l’intera durata del brano; esso è particolarmente evocativo e la linea vocale è interessante in quanto non si muove su brevi intervalli per mantenere il senso dell’atmosfera, bensì rompendola e donandole variazioni che non sorgerebbero spontaneamente. Chains of Fate all’inizio ricorda le sonorità di gruppi come gli Ensiferum. Ha una struttura più articolata degli altri brani, complice anche la maggiore lunghezza. Si tratta di un pezzo completo, le melodie sono cantabili ma il risultato non è banale. I momenti solo strumentali sono autonomi. Godendo della presenza di molti strumenti c’è una gran proporzione tra parte armonica e melodica. Il tono generale del brano è narrativo e riflessivo al contempo e l’epicità si svolge tra le mura del singolo individuo ma anche dei fatti e dei luoghi. Natura e uomo qui si compenetrano l’uno nell’altro, gli elementi naturali si schiudono negli strumenti. Così, ad esempio, l’invito a “sentire il vento” si concretizza grazie agli strumenti a fiato. Cycles appare come un brano composto per soffermarsi sul punto in cui si è arrivati. Risuona come un canto post-bellico, ancora sul campo di battaglia ma con i cadaveri che sono sospesi tra la vecchia vita e la putrefazione. Il flauto torna sovrano in certi punti e segue il filo dei pensieri, li guida. La voce è particolarmente solenne e chitarre elettriche, basso e percussioni seguono il tutto trionfalmente ma non sono loro a plasmare il brano.
È la volta poi di Ages, brano variegato carico di una nostalgia remota e attiva. Le percussioni delineano il carattere più o meno deciso della parte del pezzo, così come il diverso timbro vocale. Le tastiere contribuiscono a rendere alcune parti più funzionali, come una rampa di lancio, alla ripresa della voce e del comparto più heavy. Nel corso del brano, inoltre, ci sono dei tocchi e delle scomposizioni di stampo progressive molto sottili, mentre alcuni riff di chitarra elettrica sono notevoli e risaltano nell’insieme. L’ultima traccia, Lands of Old, è un’ottima chiusura di tutto il lavoro. Già i primi secondi prefigurano la fine di questo viaggio che si chiude circolarmente, come suggerisce il titolo che rimanda all’antico, al passato tuttora vivo. Il brano alterna momenti acustici ad altri più sinfonici. L’abusata metafora delle montagne russe in questo caso si sposa perfettamente con la canzone. Seppur in modo abbastanza dilatato e non repentino, vi sono dei cambiamenti nel corso del pezzo e l’impatto sull’ascoltatore è forte in quanto le emozioni che si vogliono provocare sono molto dense, in sé e per sé e anche per il significato e il patrimonio che portano. Tutti gli strumenti suonano insieme potentemente, il canto si libera calibrando l’aggressività e rendendo il pezzo estremamente evocativo.

L’album è certamente riuscito, l’esecuzione di entrambi i musicisti è ottima e la loro tecnica è appropriata rispetto alle singole canzoni. Nightspirit, tra l’altro, è stato co-prodotto da Mathias Lillmåns, frontman di Finntroll e Magenta Harvest. La qualità del suono e del missaggio è egregia, così come quella dei video promozionali, pur nella loro semplicità. È un album piacevole che arriva alle orecchie come una fresca ventata.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
64.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Inverse Records
Folk Metal
Tracklist
1. Nightspirit
2. Fields of time
3. In the Forest Sky
4. Mist of Morning
5. Chains of Fate
6. Cycles
7. Ages
8. Lands of Old
Line Up
Tobias Tåg (Voce, Chitarra, Batteria, )
Niklas Norrgrann (basso)
 
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