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Matt Mitchell & The Coldheart - Matt Mitchell & The Coldheart
04/06/2019
( 280 letture )
Matt Mitchell, è un chitarrista, cantante e songwriter britannico giunto al suo debutto con il monicker qui presente, su etichetta MMRecordingworks. Ha militato in band quali Pride, Furyon e Colour Of Noise, realtà che, oggettivamente, non hanno lasciato un indelebile segno nella storia del genere, almeno sino ad oggi. L’album d’esordio è stato inciso ai Rockfield Studios, prodotto dallo stesso factotum, mentre la copertina, anonima e per nulla incisiva, per essere chiari, è ad opera di Tom Heron. Insomma, in sede grafica si poteva fare ben di meglio. Matt Mitchell, pur avendo pubblicato dischi in passato, mette in questa sua opera prima diverse anime musicali che hanno contraddistinto la sua carriera: i Pride suonavano AOR, i Furyon hard rock mentre i Colour Of Noise, insieme al guitarist dei Little Angels, Bruce John Dickinson, mischiavano rock con elementi bluesy. In queste 11 tracce troviamo diverse coloriture, i titoli sono nati prima delle composizioni vere e proprie, mentre la pre-produzione al disco è stata svolta in diverse location del Sussex, condivisa con il bassista e il batterista, con gli altri due elementi ad unirsi in seguito a completamento del processo di scrittura e arrangiamenti. La bio della label è ricchissima di dettagli e alquanto particolareggiata, una volta tanto, cosa che facilità il lavoro del recensore.

La tracklist parte subito a bomba con l’apertura, che propone una grandinata di visuali hard rock potenti, incarnate da Black Diamonds, un pezzo che scoppia da un riff micidiale, tastiere che accompagnano una vocalità magmatica, batteria in up-tempo, ritornello fiammeggiante di rock potente, con sprazzi di classe in stile Giant e lapilli alla Winger, un gran bel biglietto da visita, che però non verrà confermato sempre, lungo il timing del CD. Home è una song acustica alla Tom Petty che nel chorus si impreziosisce, mettendo in risalto il singing maturo del nostro, On & On riparte da un’atmosfera cupa ma tremendamente godibile, cambio netto di tonalità nel bridge che conduce all’inciso, una canzone oscura ma che totalizza una buona resa finale, con la batteria che picchia duro, mentre l’organo hammond imbastisce un sound pesante come le chitarre, quasi dissonanti nel solo, e cori corposi che dentellano in maniera acuminata. Dare You To Watch, scritta originariamente in acustico, tocca argomenti come la sanità mentale e la difficoltà nel vincere le proprie paure, strumentalmente si qualifica come un pezzo quadrato, lineare, con porzioni di melodia acida, incentrato molto sui vocalizzi di Matt; ottime le ricamature della sei corde, poi giunge Kings & Queens, brano che possiede una dolcezza amara nel testo, con la musica che si adatta alle spigolature delle lyrics. Pattern di batteria e via con Unavailable, brandello molto ritmato, selvatico nel ritornello quasi ossessivo, con un solo alla Ace Frehley su album dei primi anni settanta dei Kiss. Do You Wanna Be My God, con tante sottolineature di hammond, rappresenta una dura critica al music biz, le porte che si aprono e quelle che restano, non a caso, serrate, il tutto espresso con ritmo in 4/4, chitarre funky e coralità, con un bel po’ di ironia a carico che direziona una stesura decisamente buona. Old Enough & Ugly Enough parte da un giro blues e calca orme tipiche delle ballate di Bob Dylan, Wave Goodbye riparte dal rock duro con una conduzione del pezzo tetragono ma non pesante; eccellenti le tracce vocali con un tema conduttore in sottofondo, con il frontman che aumenta i giri del motore e le tonalità nell’inciso, brillante il solismo dell’ascia e il bridge quasi tribale, cucinato dal grande lavoro della sezione ritmica. Everything To You, scritta nel 2016, alterna acustico ed elettrico con un’intonazione che ha screziature di Bon Jovi, quello più tenebroso e sofferto, Keep Me Safe nasce come idea primordiale in un sogno fatto realmente dall’autore, il quale si sveglia, mette su un demo le melodie e torna a dormire. La stesura è angosciosa e sentita, ma nonostante gli arrangiamenti e il bel solo acustico, la canzone non appare inebriante, mentre Waiting For The Sun, conclude il lavoro, ripartendo a martellare per bene: non tante armonie ma una song frastagliata con una conduzione arrabbiata, inquieta, che sprizza energia vitale.

Un buon disco, in definitiva, molto variegato ma che sa mantenere un picco qualitativo conclamato. Ovviamente non è semplice per l’ascoltatore passare da una steccata hard a una song in stile Bob Dylan per poi trovarsi ancora proiettato verso altri lidi rock con molteplici screziature. I cori, a seconda dell’uso perpetrato, sanno regalare aggiuntive sensazioni all’interno delle composizioni, ora più duri, poi più complessi, altre volte di contorno o forza portante nel solco dei brani proposti. Questa opera prima di Matt Mitchell e i suoi The Coldheart merita parecchi ascolti per poterne apprezzare i diversi, ma compatibili, contenuti stilistici, musicali e lirici. Promosso a pieni voti.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
49.33 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
MMRecordingworks
Hard Rock
Tracklist
1 Black Diamonds
2 Home
3 On & On
4 Dare you to watch
5 Kings & Queens
6 Unavaila
7 Do you wanna be my God
8 Old Enough & Ugly enough
9 Wave Goodbye
10 Everything to you
11 Keep me Safe
12 Waiting for the Sun

Line Up
Matt Mitchell (Voce, chitarre)
Mauro Laconi (Chitarre)
Dom Ladd (Basso)
Stevie Watts (Tastiere)
Matt Cherry (Batteria)


 
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