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Ola Englund - Master of the Universe
05/06/2019
( 870 letture )
Ha ancora senso nel 2019 proporre musica esclusivamente incentrata sullo shredding? Di album pieni di basi ritmiche costruite ad hoc giusto per dare una dimostrazione del proprio bagaglio tecnico, spesso sacrificando feeling, gusto ed emozioni in favore di una esibizione d’abilità, ne è pieno il mondo. Non è raro infatti imbattersi in dischi zeppi di brani con una struttura ben articolata, ma costruita appositamente in funzione della componente solista, a volte talmente sovrastante da inficiare il risultato complessivo, a tal punto da infastidire l’ascoltatore (vero Malmsteen?) o, peggio, da non lasciare traccia di momenti memorabili. Per rispondere alla domanda iniziale, nel caso di Ola Englund, sicuramente sì, ha perfettamente senso un disco puramente shred. Prima però due parole sul musicista, che è un personaggio eclettico. Englund difatti non è solo un musicista, noto per i trascorsi con i The Haunted, ma anche un endorser per la Solar, marca produttrice di chitarre e bassi, e uno youtuber che può vantare un certo seguito in rete.

Master of the Universe è un disco interamente strumentale, dalla durata complessiva di quasi quarantacinque minuti spalmati in sei brani. La pasta sonora è formata principalmente da una miscela tra metal e rock dalle flebili venature prog, ma c’è anche spazio per un po’ di jazz, come ad esempio nella lunga Solar Part 2, connotata da acidi fraseggi di sax. I brani sono in alcuni casi strutturati su lunghi crescendo, che prendono forma dagli arpeggi introduttivi, fino all’esplosione dei riff portanti sui quali vengono cesellati i lunghi assoli, dove Ola Englund dà sfoggio del proprio armamentario tecnico. Se però da un lato la musica scorre gradevolmente poiché formalmente ben articolata e suonata con intelligenza e parsimonia, evitando di esagerare in virtuosismi fini a se stessi, dall’altro bisogna constatare quanto i brani siano omogenei e senza particolari picchi qualitativi che rendano memorabile ogni brano. Non c’è niente di nuovo sotto al sole insomma, nonostante comunque non ci sia spazio né per momenti tediosi né tantomeno per riempitivi.

In altre parole con Ola Englund ci troviamo di fronte a un classico album di debutto, con tutti i pregi e difetti del caso: ci sono buone intenzioni e idee, alcune sviluppate meglio di altre, ma in generale la qualità media non fa gridare al miracolo né pensare a una totale bocciatura. Master of the Universe è consigliato se e solo se volete ascoltare qualcosa di più snello, disimpegnato e immediato rispetto al resto del panorama shred attuale, altrimenti passate pure oltre.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
71.8 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Autoprodotto
Shred
Tracklist
1. Pizza Hawaii
2. Cerberus
3. Solar Part 1
4. That Youtube Song
5. Solar Part 2
6. Slutet På Skivan
Line Up
Ola Englund (Chitarra, Basso, Pianoforte)
Delta Empire (Batteria)
 
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