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Talking Heads - More Songs About Buildings and Food
07/06/2019
( 491 letture )
Un angoscioso grumo di pulsazioni metropolitane. Una raccolta di brani apparentemente leggeri quanto pervasi da un’irrequietezza costante. Uno dei lavori fondamentali dell’intera ondata new wave. Il primo capolavoro dei Talking Heads. More Songs about Buildings and Food è questo e molto altro. Il secondo album delle Teste parlanti, pubblicato nel 1978, è anche il primo prodotto da Brian Eno. Il musicista inglese, che collabora attivamente alla scrittura dei brani, rimase colpito dal debutto del Quartetto, l’interessante ma acerbo Talking Heads: 77, pubblicato appena un anno prima. Sotto l’influenza di Eno, i Talking Heads assumono uno stile più ballabile, ma allo stesso tempo allargano notevolmente le proprie ispirazioni musicali. In questa doppia natura risiede l’essenza del disco, molto più complesso di quanto possa apparire ad un ascolto fugace. Proprio come la copertina, composta da più di 500 polaroid accostate, l’album è un compendio di stili e influenze disparate. Pop, post-punk, funk, accenni elettronici e psichedelia si uniscono in uno stile unico e rivoluzionario. Angoloso, sferragliante e sfaccettato. Sorprendentemente, le canzoni conservano un carattere scarno, all’insegna della sintesi sonora, vero DNA del discontinuo universo new wave.

L’inizio è comunque abbastanza innocente. L’opener Thank You for Sending Me an Angel è l’ideale punto di congiunzione tra primo e secondo album. Un brano sostenuto, leggero e solare. Non solo però, perché su questa strumentale consensuale svetta il cantato allucinato del leader David Byrne. Uno stile particolarissimo, strambo e immediatamente riconoscibile, che ci avverte di ciò che ci aspetta. Si inizia a fare sul serio con la seguente With our Love. Gli strumenti tessono un’ossatura marziale, una sezione ritmica meccanica sostiene inquietanti fraseggi di chitarra, sovrastati ancora una volta da un Byrne ispiratissimo. Un merito speciale va al saltellante basso di Tina Weymouth, capace di spiccare tra le maglie di una chitarra particolarmente asciutta. In The Good Thing, canzone che si sviluppa in un coinvolgente ritornello in crescendo, si avvertono le prime influenze funk dell’album. Un lato “musica d’ascensore” che ritorna anche nella spumeggiante Found a Job, caratterizzata da un basso formidabile, appena coperto da un’isterica chitarra. Decisamente più nervosa e ansiogena è Warning Sign, così come Stay Hungry. Breve ma ricchissima, quest’ultima si dilata in un notevolissimo intermezzo acido, nel quale i sintetizzatori coprono un tappeto quasi jazz. Le tastiere caratterizzano anche Girls Want to Be with the Girls, l’episodio più catchy dell’intera scaletta, non per questo privo d’interessanti momenti strumentali, che si insinuano fra il ritornello e la stucchevole melodia portante. Un momento solare che stride con l’angosciante I’m Not in Love, scandita da secchi stop’n’go, nei quali la sferragliante strumentale va a coprire la voce di Byrne, volutamente in secondo piano. Artists Only è pura schizofrenia. Un pulsante tappeto sonoro che scandisce il disagio della vita moderna, irrorato dal basso e dalle scariche dei synth. Sul tutto domina una volta di più il personalissimo cantato del leader, che lascia presto il posto ad un’ossessiva finestra sonora. La lunga The Big Country è diluita in tremolanti miraggi psichedelici, seppur ritmata dalla formidabile sezione ritmica. Più estesa pure Take Me to the River, cover di Al Green e maggior successo dell’album. I Talking Heads stravolgono l’originale, ne fanno una versione meccanizzata, asettica, dilaniata dalla loro irrequietezza di fondo, seppur non priva di lato scaltro e seducente.

More Songs aprirà le porte ai due successivi capolavori del gruppo, Fear of Music e Remain in Light, che assieme al presente lavoro chiuderanno la trilogia di collaborazione con Brian Eno. Una presenza fondamentale quella dell’artista inglese. Formidabile produttore, Eno firma un’ottima resa sonora, dove gli strumenti sono in perfetto equilibrio. Più in generale, la sua influenza artistica si rivela importantissima, seppure non totalizzante. Come si diceva all’inizio, More Songs about Buildings and Food è un capolavoro della new vawe e della musica tutta, che avrà un’influenza immensa, ben oltre i confini della stessa new vawe, basti pensare alle ritmiche appuntite e metronomiche dei Fugazi. Questo legame retroattivo con il (post) hardcore è in effetti pertinente, perché gli stessi Talking Heads provengono dall’universo del punk, del quale incarnano una versione ripulita, ironica e cerebrale. Apparentemente corretta e proprio per questo terrificante.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
53 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1978
Sire Records
Post Punk
Tracklist
1. Thank You for Sending Me an Angel
2. With Our Love
3. The Good Thing
4. Warning Sign
5. The Girls Want to Be with the Girls
6. Found a Job
7. Artists Only
8. I’m Not in Love
9. In the City
10. Stay Hungry
11. Take Me to the River
12. The Big Country
Line Up
David Byrne (Voce, Chitarra)
Jerry Harrison (Piano, Organo, Sintetizzatore, Chitarra)
Tina Weymouth (Basso)
Chris Frantz (Batteria)
 
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