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M.O.D. - Gross Misconduct
08/06/2019
( 591 letture )
1985. Dopo aver praticamente inventato il crossover thrash, e terminato il tour di supporto al seminale Speak English or Die, i membri dei S.O.D. ritornano alle case madri. Dan Lilker nei Nuclear Assault, Scott Ian e Charlie Benante negli Anthrax. Il cantante Billy Milano, dal canto suo, mette in piedi i M.O.D. (che sta per Method of Destruction), deciso a continuare l’esperienza. Una band spin-off già dal nome, un progetto ad personam che tuttavia ha prodotto dei lavori affatto disprezzabili, come il debutto U.S.A. for M.O.D.. Il qui presente Gross Misconduct è il secondo album della formazione di New York, pubblicato nel 1989.

Il lavoro in questione avrà fatto la gioia di coloro che non hanno digerito l’evoluzione tecnica dei grandi nomi del thrash sul finire del decennio. Gross Misconduct non si smuove infatti di un millimetro dalle passate esperienze di Milano, per l’occasione affiancato da una line-up completamente diversa rispetto al primo album, la quale si cimenta senza sorprese in un crossover thrash potente e diretto. Becero sì, ma fino a un certo punto. Il secondo album mostra una netta maturazione tecnico-compositiva rispetto all’esordio. Ne è esempio l’opener No Hope, dalla durata biblica di quattro minuti, durante i quali si snoda una struttura complessa e ricca di cambi di tempo. La base è però sempre là e ce lo ricordano i brani successivi. Chitarre zanzarose, riffing di derivazione punk, gang vocals. I musicisti appaiono in gran forma. Louis Svitek macina rasoiate di rara irruenza con la sua sei corde, sostenute da una micidiale sezione ritmica, pompata dall’eccellente prova del batterista Tim Mallare, successivamente anche negli Overkill, e dal basso imperialista di John Monte. Non stona la vociaccia monocorde del buon Billy, a dettare legge su di una strumentale compressa e affilata. La maggior parte dei brani segue questi dettami in maniera fresca ed efficace. In mezzo a tanta gradita ortodossia, i M.O.D. piazzano qualche chicca degna di nota. Un irresistibile momento “smooth” ci sorprende nel bel mezzo della potentissima Accident Scene, uno dei brani più riusciti del lavoro. Interessanti pure gli sweep che aprono Godzula, così come l’introduzione atmosferica della lunga title-track, che si sviluppa poi in un gradevole momento strumentale. Si segnala anche la cover dei Fear Living in the City, che alleggerisce un poco l’atmosfera. Non mancano peraltro momenti demenziali, anche se in misura nettamente minore rispetto all’esordio, come la goliardica Theme o i 13 secondi di Vents. Chiudono l’album due brani di cinque e sei minuti, ambiziosi ma decisamente troppo lunghi per il genere. Gross Misconduct segna anche una maturazione lirica rispetto al passato, lasciando da parte l’umorismo controverso ed eccessivo dei S.O.D. e del debutto. Restano alcuni testi ignoranti, come quello di Dark Knight (la storia di Batman) o della citata Godzula, ma globalmente l’album contiene testi sorprendentemente “conscious”. In No Glove No Love, la band raccomanda l’uso del preservativo (!), mentre Accident Scene mette in guardia sulle conseguenze di bere al volante. Come As you Are incoraggia ad essere sé stessi, e l’opener No Hope sprona l’ascoltatore ad avere obiettivi nella vita. Mica male per chi, appena un paio di anni prima, cantava bubble butt, bubble butt, she’s so fat…

Insomma, il secondogenito dei Method of Destruction presenta una band maturata, seppur il suo maggior pregio resti quello di far agitare copiosamente la testa all’ascoltatore. Al di là delle “finezze” (tra molte virgolette, stiamo comunque parlando di crossover thrash!) e dei testi intelligenti, Gross Misconduct rimane una bella mazzata. Potente, suonato benissimo, vario quanto basta, con l’unico difetto di perdere un po’ di mordente nella seconda parte, indebolita dai brani demenziali e dalle ultime due canzoni, troppo lunghe. Stiamo pur sempre parlando di un nome centrale del genere che, considerando il successo di gruppi come Municipal Waste, Power Trip e Iron Reagan, non è mai veramente passato di moda.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
30 su 8 voti [ VOTA]
Maurilio
Domenica 30 Giugno 2019, 23.50.13
9
Gruppo storico. Grandi .
Hattori hanzo
Venerdì 14 Giugno 2019, 22.14.12
8
Cazzo i Ludichrist..........
tino
Venerdì 14 Giugno 2019, 16.21.39
7
Ovvio che milano ha costruito il suo gruppo sotto la spinta inerziale di quel disco mitico, ma i rimandi ai sod sono quasi solo concettuali, musicalmente sono due dischi profondamente diversi, il primo nato per scherzo e minimalmente distruttivo, questo frutto di un gruppo rifatto da zero con musicisti in gamba e (molto) capaci e orientato come sonorità al thrash bay area, con arrangiamenti e suoni di qualità e al passo con i lavori dell'epoca, molto diverso attitudinalmente e muscialmente al thrashcore newyorkese di scuola anthrax e nuclear assaut dei quali i sod erano una variabile impazzita. Tra l'altro il gruppo in questa formazione aveva fatto i giri di prova con il mitico surfin mod dove di fatto si creava un punto zero di partenza. Penso che se fossero stati più costanti avrebbero potuto raccogliere consensi maggiori, ma hanno fatto la fine dei ludichrist (scatterbrain) e si sono persi per strada nonostante il potenziale enorme, perchè questa formazione dei mod era semplicemente mostruosa
Area
Venerdì 14 Giugno 2019, 12.25.52
6
@tino, USA for MOD già dalla copertina faceva capire che gli SOD c'entravano qualcosa, la mascotte é praticamente un Sergent D palestrato. C'è anche lo Squalo presente in ben due copertine tuttavia. Questo disco lo ricordo poco anche se ce l'ho... dovrei rimettermelo su.
tino
Venerdì 14 Giugno 2019, 12.19.58
5
Meno bravi si intende che sono meno capaci di suonare e su questo versante monte svitek e mallare non sono da meno di lilker, benante e ian, anzi…Poi il paragone con i sod può stare in piedi se si prende in considerazione il primo usa for mod, ma qua come sottolineato in recensione si è lavorato molto a livello tecnico e il salto di qualità è evidente. Sono prodotti completamente diversi questo lavoro e il mitico speak english, non basta l’ugola di billy milano per fare un confronto, se lo si fa a prescindere in modo superficiale evidentemente non si è vissuta l’evoluzione all’epoca ma si è frettolosamente studiata la lezione trent’anni dopo.
Area
Martedì 11 Giugno 2019, 13.22.46
4
Per me meno bravi dei S.O.D, ma comunque una band divertente che fa della satira pungente la sua arma vincente.
LAMBRUSCORE
Lunedì 10 Giugno 2019, 19.29.21
3
Ottimi musicisti, ho il vinile dell'epoca, il disco non mi piace troppo, un 70 però glielo do, prova strumentale veramente da paura, dai...
duke
Sabato 8 Giugno 2019, 20.50.03
2
...ottimo ellepi.....tra le band crossover/thrash piu' interessanti....
tino
Sabato 8 Giugno 2019, 15.21.05
1
Un gran bel disco, sicuramente il migliore dei modi dopo lep surfin mod...ottimi pezzi e un gruppo di musicisti molto preparati come John monte, tim mallare e lou svitek. Peccato perché poi il gruppo non ha saputo agganciare il successo che avrebbe meritato
INFORMAZIONI
1989
Megaforce Records
Thrash Core
Tracklist
1. No Hope
2. No Glove No Love
3. True Colors
4. Accident Scene
5. Godzula
6. E Factor
7. Gross Misconduct
8. Satan’s Cronies
9. In the City
10. Come as You Are
11. Vents
12. Themes
13. P.B.M.
14. The Ride
15. Dark Night
Line Up
Billy Milano (Voce)
Louis Svitek (Chitarra)
John Monte (Basso)
Tim Mallare (Batteria)
 
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