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Gosta Berlings Saga - Detta Har Hant
08/06/2019
( 369 letture )
La Scandinavia, fin dall’inizio degli anni ’90, ha visto nascere il più florido movimento progressivo dell’era moderna. Dai pionieri Änglagård e Anekdoten sono nate decine di band che hanno qualitativamente riportato il genere ai fasti dei suoi anni d’oro. Nonostante le derivazioni siano le più disparate e non è ideologicamente corretto considerarlo un unicum, negli ultimi 30 anni buona parte del progressive più interessante proviene dal gelo di questo luoghi. La fonte di interesse primaria va ricercata nella straordinaria capacità di molte band di riprendere l’approccio mentale, che è ciò che caratterizza maggiormente il genere, dei giganti del prog targato ‘70. La maggior parte degli artisti albionici o americani del post golden age, che dobbiamo ringraziare per aver mantenuto vivo un genere ad altissimo rischio di estinzione, ha sviluppato un proprio linguaggio basato sulla retorica del progressive, perdendo però l’approccio di ricerca e sperimentazione che ne fu base fondante. Il limite di questa metodologia è che per quanto si possa modificare e riplasmare un’idea, nel lungo periodo risulta inevitabilmente ridondante e tende ad esaurire ogni valore artistico, riducendosi a porto sicuro per le orecchie poco inclini alle novità. Viceversa andando a riprendere l’approccio che permise il concepimento di quelle opere, le possibilità di produrre materiale di alto valore aumentano esponenzialmente. Anche per questo il sistema scandinavo ha permesso la pubblicazione di veri e propri capolavori.

All’alba del nuovo millennio due ragazzi di Stoccolma, affascinati dalle sonorità jazz psichedeliche di Hansson & Karlsson (band svedese di fine anni ’60), decisero di formare un duo composto da tastiere e batteria. Skepp e Lundberg mantennero in piedi il progetto sino al 2004, registrando alcuni brani che furono pubblicati senza tuttavia dare sufficienti risultati di vendita. Date le inevitabili restrizioni derivanti da una formazione così scarna, decisero di inserire altri due membri all’interno dei Gösta Berlings Saga. Con la prima formazione, che vedeva Gabriel Hermansson al basso e Mathias Danielsson alla chitarra, incisero diversi brani che non superarono mai lo status di demo. Nel 2006 avvenne la svolta. La Transubstans Records lì inserì nel proprio catalogo con il primo lavoro Tid Är Ljud. Il sound cominciò a definirsi in modo chiaro, gettando le basi del disco oggetto di questa recensione. Durante il processo compositivo di Detta Har Hänt, Mathias Danielsson lasciò le sei corde a Einar Baldursson. Trovare definizioni è un compito arduo, i richiami sono riccamente assortiti ma nessuno è percepibile in modo tanto netto da meritare una citazione. Forzando la mano alla ricerca di similitudini, oltre a quelle con altri connazionali, si possono menzionare i "Re Cremisi" per quanto riguarda l’approccio "ordinatamente anarchico" caratteristico dei lavori di Fripp e compagni. Le atmosfere crepuscolari, tipiche delle compagini scandinave, possono ricordare a grandi linee gli Änglagård, gruppo tra l’altro legato ai Gösta Berlings Saga tramite la stretta collaborazione con Mattias Olsson (batterista, tastierista e sound engeneer) che sarà poi produttore del successivo disco. Ciò che li caratterizza è senz’altro la sperimentazione e la ricerca di strutture ritmiche e armoniche inusuali. E’ peculiare la scarsa presenza di soli, almeno nell’accezione comune del termine, che vengono sostituiti da temi in continua evoluzione. Le strutture dei brani sembrano frutto di un flusso di coscienza più che di una schematizzazione logica come avviene frequentemente. Lasciando scorrere i brani, si percepisce una qualità rara, ancor più per la musica strumentale, di effettuare scelte che mettano sempre il collettivo al centro e mai l’espressione del singolo musicista, a differenza, per esempio, dell’approccio americano fortemente influenzato dal jazz. Rimarchevole è anche la capacità di esprimersi mediante l’utilizzo di un numero molto limitato di note. I fraseggi e le figure ritmiche utilizzate risultano spesso minimali e sintetiche nonostante la dichiarata complessità. Man mano che si procede nell’ascolto siamo pervasi da una fortissima carica malinconica, possiamo azzardare un paragone, solo sul piano emozionale, con le sensazioni che si possono provare ascoltando le ballad degli Opeth o i brani dei Katatonia post 2000. Per quanto il risultato sia nettamente differente da queste band, si percepisce un minimo comun denominatore.

Detta Har Hänt è un disco molto complesso, articolato e di non facile assimilazione. Non presenta particolari picchi, né positivi né negativi, ma mantiene una certa stabilità e coerenza. Senz’altro le 3 suite presenti risultano più ricche di spunti, ma ciò è dovuto principalmente al maggiore spazio a disposizione. Non mancano lunghi periodi di alta musicalità che ci inducono a canticchiare i bellissimi temi che in molti casi vengono ripetuti ossessivamente (come spesso capita nel post rock). Riuscendo ad entrare nel mood, liberando la mente e lasciandoci trasportare, possiamo vivere una esperienza intensa, come solo la grande musica sa fare. Non è un disco per tutti, ma per chi ha l’orecchio allenato ed è pronto a far permeare il proprio io profondo da un linguaggio differente, oppure per chi semplicemente cerca una musica non convenzionale i Gösta Berlings Saga saranno una scelta più che azzeccata.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
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Awake
Domenica 9 Giugno 2019, 14.23.00
1
Anche questi non li conoscevo, molto molto validi...
INFORMAZIONI
2009
Transubstans Records
Prog Rock
Tracklist
1. Kontrast
2. Sorterargatan 3
3. Svenska Hjärtan
4. Fem Trappor
5. Nattkift
6. Berslagen
7. Innilegur?
8. Västarbron
Line Up
Einar Baldursson (Chitarra)
David Lundberg (Tastiera)
Gabriel Hermansson (Basso)
Alexander Skepp (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Mattias Olsson (Loops, Fx)
Daniel Fagerström (Tastiera)
 
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