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Viraemia - Viraemia
08/06/2019
( 368 letture )
Da troppo tempo a questa parte, in ambito musicale, il web è la vera croce e delizia del nostro secolo; se da una parte ci permette di conoscere le band più disparate sulla faccia della terra, facendoci scoprire musicisti che non arriverebbero mai sugli scaffali dei negozi di musica, siano questi quelli della grande distribuzione di massa oppure i nostri rivenditori di fiducia, dall’altra, bisogna ammettere che la fruizione del prodotto finale è divenuta un po’ di più distaccata e troppo velocemente consumabile.
Ma soffermiamoci un attimo sul primo aspetto, perché quest’oggi affronteremo una band, i Viraemia che seppur rilasciando un solo EP, grazie proprio alla decantata rete, sono diventati una delle formazioni brutal death metal più apprezzate per una certa nicchia della musica estrema.
La storia della band è una delle tante: quattro ragazzini provenienti dalla periferia di Phoenix, nell’Arizona, prendono i rispettivi strumenti in braccio e si dedicano a quello che più gli piace. Arriva l’insperata prima pubblicazione e i primi riconoscimenti, ma le difficoltà sono le solite: Tony Martinez, il talentuoso vocalist, lascia la band per motivi che non ci è dato conoscere, decretando di fatto la fine del progetto. Nel corso degli anni si vocifera nei blog super specializzati di un ritorno del gruppo, ma Scott Plummer, proprio in questo 2019, si toglie la vita decretando la fine definitiva al progetto.

I Viraemia, come si diceva poco sopra, hanno pubblicato un solo EP, dal nome omonimo, composto da appena cinque tracce, ma a volta basta davvero poco per entrare nel ricordo degli appassionati del genere. Naturalmente, il disco è stato prodotto in pochissime copie (mille), oggi giorno praticamente introvabili, ma proprio grazie a internet questo gioiellino di musica estrema di durata complessiva di appena 19 minuti, è diventato fruibile da tutti.
Il genere proposto dalla band è un brutal death metal che definire pirotecnico è quasi riduttivo; in questo mini album a impressionare è la capacità di spingere all’estremo i concetti di agilità e tecnica, le quali, si fondono in coacervo sonoro potente, insidioso e dalle melodie distaccate.
Ad impressionare su tutte sono sicuramente gli strumenti a corda; la chitarra e il basso a dieci corde di Plummer attorcigliano una quantità infinita di note che si vanno a posizionare in lungo e in largo della rispettive tastiere, con Tony Martinez al microfono che si muove senza in questa giungla sonora senza battere ciglio, alternandosi tra screams isterici, harsh vocals infernali e pig squeel abissali.

Ma cosa differenzia la formazione di Phoenix, da altri gruppi che tentano, spesso con scarsi risultati, un approccio simile? Beh, strano a dirlo per un gruppo che propone un genere dove a emergere sono i lati più rivoltanti della specie umana (viste le tematiche non certo soavi), ma è proprio la musicalità.
I Viraemia si dimostrano musicisti con capacità fuori dal comune senza sembrare pretenziosi; quello che li distingue da altri nomi blasonati è sicuramente l’ottimo gusto nelle scelte stilistiche, in un contesto in cui preponderante è comunque l’esecuzione matematica e imperturbabile.
I cinque pezzi che compongono l’EP, nei loro continui cambi di registro, sono facilmente assimilabili; infatti, sia che si tratti di riff dinamici oppure più massicci, questi frullano nella testa dell’ascoltatore rimanendo ben impressi anche a con pochissimi ascolti, proprio grazie alla musicalità che portano con sé.
Queste qualità mancano a molti dei gruppi attuali; per i Viraemia la tecnica fine a se stessa non bastava; la band ha svolto una ricerca maniacale, finalizzata a lasciare sbigottito l’ascoltatore con canzoni dalle strutture delineate, funzionali e a tutti gli effetti in grado di farsi apprezzare non solo per il lato prettamente tecnico.
Viraemia si apre con Disseminated Intravascoular Coagulation che accoglie l’ascoltatore con un impressionante giro di basso, per poi barcamenarsi fra cambi di tempo vertiginosi e riff di chitarra che si alternano tra strutture dal groove massiccio a passaggi rapidi e taglienti; davvero ottima anche la successiva Necrotizing Fasciitis, dove le miriadi di note degli strumenti a corde vanno a deflagrarsi in un riff slam melmoso e intorpidito.
Ottime anche le successive Cancrum Oris, dove a questo turno a emergere bene, oltre alla chitarra che propone la solita cascata di note, è la voce di Tony Martinez che si immola alla propria causa con una delle prestazioni migliori dell’album e Pit of Pestilence, un delirio ritmico, con impressionanti cambiamenti improvvisi di direzione e dissonanze acide e astiose.

Le conclusioni, alla fine dell’ennesimo ascolto sovvengono da sole. Viraemia è un EP formidabile, in grado di farsi apprezzare proprio per la sua breve durata. Nei venti minuti appena di esecuzione, la band riesce a tirare fuori una prestazione in grado di fare impallidire molti professionisti nel settore di riferimento.
Come si diceva all’inizio, i Viraemia devono la fama proprio grazie al passaparola generato dall’oceanico web: nel corso di diversi anni la band è riuscita a raccogliere una fetta importante di appassionati nonostante il materiale prodotto sia appena di cinque canzoni. Un riconoscimento che seppur minimo, appare meritato, per una delle tante formazioni che costellano il mondo della musica estrema.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
58.75 su 4 voti [ VOTA]
Earthformer
Martedì 18 Giugno 2019, 20.46.29
5
Gruppo fondamentale per l'evoluzione del death piú tecnico è brutale degli ultimi 10 anni. R.i.p scott plummer
Lambro
Venerdì 14 Giugno 2019, 12.28.54
4
Disco pazzesco!
Sicktadone
Martedì 11 Giugno 2019, 15.09.30
3
Non ne ero a conoscenza, si fa un po' fatica a trovare notizie aggiornate!
Federico Arata
Martedì 11 Giugno 2019, 14.15.39
2
EP pazzesco con una cura nella composizione che tante band cultrici dell'ultratecnica si sognano. Essenziale. P.S.: nonostante la triste scomparsa di Scott Plummer, Josh Hernandez ha dichiarato che, lentamente, il progetto continua. Pare che anche che abbia trovato un nuovo bassista in grado di fare giustizia al suo amico.
Marcello A.
Martedì 11 Giugno 2019, 11.36.01
1
Che sorpresa vedere un sito italiano che finalmente dedica attenzione a questo EP. Un disco eccezionale e tremendamente sottovalutato
INFORMAZIONI
2009
Autoprodotto
Technical Brutal Death
Tracklist
1. Disseminated Intravascular Coagulation
2. Necrotizing Fascitiitis
3. Cancrum Oris
4. Pit of Pestilence
5. The Prodromal Phase
Line Up
Tony Martinez (Voce)
Josh Hernandez (Chitarra)
Scott Plummer (Basso)
Michael Collins (Batteria)
 
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