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New Years Day - Unbreakable
11/06/2019
( 286 letture )
Attivi già dal 2005 e ormai alla loro ottava uscita discografica, se si sommano sia full length che EP, i New Years Day costituiscono ormai da qualche anno una delle realtà più significative del panorama alternative, guidati da Nikki Mysery e come sempre dalla frontwoman Ashley Costello, figura che annoverare all’interno della propria formazione comporta fattori sotto certi aspetti vantaggiosi, sotto altri ingombranti. Reduci dal precedente Malevolence, trascinato dal singolone Kill or Be Killed che, se da un lato rifletteva il periodo più oscuro e tumultuoso della carriera degli americani, dall’altro ha fatto guadagnare ai suddetti un discreto numero di nuovi adepti, ora si presentano con nuove intenzioni e nuove prospettive future. Non è un caso unico nella loro discografia, poiché lungo la carriera dei New Years Day il cambiamento è ben insito nei loro cromosomi, a partire già dagli esordi, quando i nostri iniziarono con un pop punk fortemente influenzato dalla cultura emo. In questo frangente la metamorfosi comprende invece un inserimento dell’elemento pop, specialmente per quanto riguarda la ricerca dell’orecchiabilità e delle sonorità contemporanee, tant’è che in molti frangenti questa componente assumerà un peso quasi predominante.

Cosa che in realtà a primo acchito non si direbbe una volta approcciato l’album, dal momento che si parte subito fortissimi con Come for Me. Un riff roboante di chitarra ribassata ed effetti elettronici si aggrovigliano attorno al muro roccioso costituito dalla ritmica; viene subito da pensare ad un nu metal rivestito da una forte componente gothic, e non solo per la presenza della voce femminile. L’aggressività di Ashley Costello da voce alle mitragliate sparate dalla sei corde di Nikki Misery, soprattutto quando sopraggiunge il bridge rabbioso e lo scream è obbligatorio. Dopo la tempesta iniziale regna la calma apparente in MissUnderstood, apparente perché comunque spesso e volentieri ci sono le incursioni con break improvvisi che movimentano il tutto. Nella seguente Skeletons, pur seguendo sostanzialmente le stesse direttive, si rimescolano nuovamente le carte in tavola, allungando la durata della canzone con l’aggiunta di più elementi secondari, anche se si insiste forse troppo nel ritornello rischiando la ripetitività. La titletrack, come nella maggior parte dei casi, si rivela uno dei migliori episodi di tutto il lavoro, un po’ per la cura maniacale degli elementi secondari, dal groove ondeggiante alle stratificazioni tonali, un po’ per l’ottima interpretazione della frontwoman, che riesce a spaziare tra le molteplici sfaccettature del suo cantato. Con il singolo estratto Shut Up invece si ha la manifestazione più evidente delle nuove idee messe in pratica dalla band californiana, tanto che se ci si limitasse a skippare dopo i primi trenta secondi difficilmente accosteremo la band all’universo rock e metal. Un assetto pop nelle strofe, con break e loop elettronici, che si ripete anche in Sorry Not Sorry, ma in modo molto più robusto e convincente dal punto di vista creativo, con il trigger di batteria padrone assoluto durante la chiusura. L’intro di Poltergeist ricorda quasi la flemma di Lana Del Rey, ma si riassesta su coordinate più congeniali al genere durante il ritornello e nella parte finale, pur lasciando aperti moltissimi punti in contatto con ciò che si sente in radio. Degne da annotarsi anche Nocturnal e Poltergeist che, come fanno presagire i titoli, sono i due episodi in cui emerge la venatura più gotica e tenebrosa del quartetto. Mentre nella prima si trovano presenti gli elementi di una power ballad, nella seconda la sperimentazione elettronica e la ritmica ossessiva ricalcano una composizione quasi industrial, rendendolo forse il miglior episodio di tutta la release.

Riassumendo il tutto, sebbene ci siano due canzoni che nulla lasciano e nulla aggiungono al risultato finale, complessivamente non si assistono a cadute a vuoto e l’album si fa riascoltare nuovamente senza per questo stancare. Con ritornelli e hook melodici che rendono semplice alla canzone il compito di fissarsi in testa, si poteva rischiare di stancare nel giro di qualche ascolto, ma anzi sembra migliorare man mano che si procede. Solo elementi positivi quindi? In realtà no. L’impressione che si ha ascoltando le dodici tracce è quella di un gruppo sì a cavallo tra il gothic e il nu metal, ma che aggiungendo nuovi innesti sonori, molto spesso discordanti tra loro, sembra farci sentire i Pantera che incontrano una band della seconda ondata metalcore e in certe situazioni entrambi parrebbero cedere il posto a Gwen Stefani o ai Paramore. Tutto ciò non è necessariamente un male come si potrebbe pensare, poiché, sebbene sulla carta poco compatibili tra loro, le soluzioni ben si amalgamano nel loro insieme, risultando come un unicum formato da più generi di estrazioni diverse. Spesso un esperimento che si rivela mortifero per una buona parte delle band che hanno tentato in precedenza, invece di togliere un’identità ben precisa al gruppo, contribuisce a dare ancor maggior profondità alle composizioni. Una bella prova di resilienza per una band che rischiava di saltare fino a qualche anno fa. Si piega ma non si rompe.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
45.33 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Century Media Records
Alternative/Gothic
Tracklist
1. Come for Me
2. MissUnderstood
3. Skeletons
4. Unbreakable
5. Shut Up
6. Done with You
7. Poltergeist
8. Break My Body
9. Sorry Not Sorry
10. My Monsters
11. Nocturnal
12. I Survived
Line Up
Ashley Costello (Voce)
Nikki Misery (Chitarra solista)
Frankie Sil (Basso)
Trixx (Batteria)
 
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