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Public Image Ltd - Metal Box
12/06/2019
( 1107 letture )
Devi essere pazzo per comporre un album come Metal Box, e se all'anagrafe di nome fai John Lydon la cosa è abbastanza credibile. Quello che può sembrare meno reale è che il disco riesca ad ammantarsi di un'aura mistica per divenire fonte d'ispirazione per molti musicisti negli anni a seguire: già, perché Metal Box è tutto tranne che un ascolto "facile" con le sue note sgraziate, una voce che non conosce il concetto di melodia, il songwriting secco, scarno, meccanico; e che dire del packaging? Una scatola tonda di metallo con impresso il logo della band, fredda, asettica, idealmente poggiata su un tavolo operatorio accanto a bisturi e pinze, quasi uno strumento di tortura... cosa che, in effetti, il disco vuole essere nelle intenzioni dei Public Image Ltd.

E allora che il delirio new wave abbia inizio: suoni alieni mischiano ritmi afro al dub, la disco music al kraut rock, il funk in sottofondo di Jah Wobble imbastardito a sonorità nere. Un senso di malessere e inquietudine scaturisce da questi solchi, distribuiti nella versione originale su tre dischi 12" a 45 giri e successivamente ristampata come doppio LP col titolo Second Edition e copertina differente (inoltre vennero scambiati di posizione due brani nella tracklist). La rabbia e la frustrazione che Lydon gridava col suo gruppo precedente ora trova nel tipico non-cantato uno sfogo più ragionato, quasi profondo, ma non per questo meno amaro e rabbioso, anzi. Chant è il prototipo del ritmo ossessivo, Careering ci dà un assaggio di techno prima che questa sia stata inventata portandoci verso un pianeta lontano eoni (e probabilmente visitato dai Nostri durante le serate scandite dall'ascolto di reggae e dal consumo di droga) Graveyard grattugia i timpani, porta alla follia l'ascoltatore materializzando le note in una serie di puntine metalliche che si conficcano nel cervello, in netta contrapposizione con la spiazzante -rilassante?- Radio 4 (la cui esecuzione è affidata interamente all'estro di Levene) tutta tappeti di tastiere e archi sintetici, mentre Swan Lake nonostante sia ispirata dal capolavoro di Tchaikovsky fa lo stesso effetto delle unghie su una lavagna. Ma non è descrivendo i singoli brani che si rende la follia e la voglia di sperimentare dei PiL, il loro essere all'avanguardia, l'estremizzazione della ricerca musicale di Wobble e Levene guidati da un Johnny esasperato ed esasperante. Questo album è la (in)naturale evoluzione del Lydon-pensiero, di quello che la sua ingombrante figura poteva portare alla scena musicale e che nel precedente First Edition si era intravisto senza che però questo si rivelasse in tutto il proprio potenziale.

L'ascolto è ostico come non mai, claustrofobico e a tratti insopportabile e sta proprio qui la grandezza di Metal Box/Second Edition: risultare così in anticipo sui tempi, l'aver fatto da apripista ad artisti di levatura internazionale e di generi diversi, l'aver contribuito a cambiare la Storia del rock non è cosa da tutti, e di questo va dato atto ai PiL al di là dell'orecchiabilità dei pezzi o dei gusti personali.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
84.11 su 18 voti [ VOTA]
GRC
Giovedì 13 Giugno 2019, 19.50.06
3
Credo che i PIL, e in particolare questo disco, sono stati importantissimi per lo sviluppo del genere (Post-Punk), molti gruppi si ispirarono a loro, vedi i mitici Joy Division di Ian Curtis, ma a mio parere più seminali e importanti, per il Post-Punk e la New Wave tutta, sono stai due gruppi di qualche anno antecedenti a loro, i mai tanto ricordati Television e i Talking Heads.
Carmine
Giovedì 13 Giugno 2019, 14.35.05
2
Eh beh. Discone.
Alex Cavani
Giovedì 13 Giugno 2019, 13.33.46
1
Una bella bombetta questa qui! Consumato durante il primo anno di università, dove lo ricomprai due volte perché ormai non girava più il vinile da quante botte aveva preso (lo portavo ovunque). Ma rimane una bella "reliquia" da mostrare in collezione. Dalla più ovvia Albatross fino alla nauseante Graveyard, sono tutti brani che sono rimasti scolpiti nel mio cuore fin dal primo ascolto. Sebbene rimanga per certi versi più legato al debutto dei P.I.L., questo disco è un capolavoro che ancora oggi risulta ostico sotto diversi aspetti. Ottima riscoperta!
INFORMAZIONI
1979
Virgin Records
Post Punk
Tracklist
1. Albatross
2. Memories
3. Swan Lake
4. Poptones
5. Careering
6. No Birds
7. Graveyard
8. The Suit
9. Bad Baby
10. Socialist
11. Chant
12. Radio 4
Line Up
John Lydon (Voce, Piano)
Keith Levene (Chitarra, Synth, Batteria su traccia 4, Tutti gli Strumenti su traccia 12)
Jah Wobble (Basso, Piano su traccia 8, Batteria su tracce 5 e 8)
Richard Dudanski (Batteria su tracce 2, 6, 10, 11)
David Humphrey (Batteria su tracce 1 e 3)
Martin Atkins (Batteria su traccia 9)
 
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