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Maudlin of the Well - Bath
15/06/2019
( 623 letture )
Era una notte buia e tempestosa, mi trovavo sotto le coperte, cellulare in mano, cercando di prendere sonno mentre bazzicavo tra vari siti di musica e, ad un certo punto, incappai in questa band che presentava il proprio genere come "astral metal". Il motivo di questa inusuale classificazione? L’approccio alle composizioni. Come affermato in più occasioni dal leader Toby Driver, la band non aveva semplicemente composto la musica, aveva cercato di "trovarla", tramite sessioni di proiezione astrale e sogno lucido; quest’ultimo, in particolare, consiste nel riuscire a prendere coscienza, nel sogno, del fatto di stare dormendo. In questo modo il sognatore (onironauta, per usare il termine specifico) ha la possibilità di muoversi all’interno del sogno e di influenzarlo a proprio piacimento. Nonostante il mondo del metal sia sterminato e ci sia sempre un pazzoide pronto a sperimentare qualcosa di nuovo, dopo aver letto tutto questo la curiosità era tanta e mi addormentai fantasticando su come potesse essere la musica di questi misteriosi figuri, che veniva definita come un mix di jazz, prog rock, post rock, death metal, doom metal e musica classica.

Inutile dire che, la mattina dopo, appena svegliato, presi i fidati auricolari e cercai immediatamente qualcosa da ascoltare. Decisi di partire da Bath, secondo album della band e prima parte dell’accoppiata Bath / Leaving Your Body Map (anche se sono due dischi separati a tutti gli effetti si possono considerare, anzi devono essere considerati, come un unico lavoro). Onestamente non avevo la più pallida idea di cosa avrei trovato e non sapevo cosa aspettarmi, ma ricordo come fosse ieri quello che mi travolse.

È un’impresa titanica tentare di descrivere tutto ciò a parole, senza poter fare uso di suoni, immagini e colori. I Maudlin of the Well, molto semplicemente, mettono in musica i sogni: frammenti indistinti di ricordi che si vanno a fondere l’uno con l’altro, una grigia matassa che sempre più si aggroviglia su sé stessa quando cerchiamo di districarla. In Bath ci ritroviamo a saltare di continuo da una realtà all’altra (sempre che realtà si possa chiamare), in maniera spesso repentina ma sempre efficace. Già dall’intro strumentale The Blue Ghost / Shredding Qliphoth ci accorgiamo che non stiamo avendo a che fare con una band come le altre: chitarra acustica e sax si intrecciano in una canzone dall’eleganza sconfinata, che lentamente fiorisce in un’esplosione che dura poco più di un minuto, ma che immediatamente si va a schiantare sul muro sonoro di matrice death metal di They Aren’t All Beautiful. E non è altro che l’inizio: l’assolo di gusto neoclassico di Heaven and Weak, l’organo da chiesa in The Ferryman, le acque che scorrono in Marid’s Gift of Art, il clarinetto in Girl With a Watering Can sono solo una minima parte di ciò che andremo a trovare. Menzione d’onore per Birth Pains of Astral Projections: se fossi costretto ad avere solo dieci minuti per tentare -invano- di riassumere l’operato dei Maudlin of the Well, questa sarebbe la mia scelta. Lucida, ragionata pazzia in musica le cui fondamenta sono linee di basso pulsanti e ipnotiche sulle quali si danno battaglia chitarre elettriche e acustiche, vocals pulite e urlate, assoli trascinanti e riff pesanti come macigni.
Grandissima varietà, forse anche esagerata in alcuni frangenti, al punto che alcuni salti risultano quasi completamente scollegati, ma è l’atmosfera mistica e sognante che fa da background a tenere unito il tutto. Può capitare di sentirsi smarriti, soprattutto nella prima parte in cui le composizioni, corredate da un acidissimo scream di Jason Byron, si fanno più folli e cervellotiche, ma nella seconda metà la celestiale voce di Maria-Stella Fountoulakis e l’innocente, impalpabile cantato pulito di Byron ci aiutano a ricordare dove ci troviamo: in un sogno. Tutto è permesso, dobbiamo solo lasciarci andare e non farci troppe domande su cosa ci sta succedendo.

Come avrete notato, non ho citato nessun’altra band o musicista: questo perché i Maudlin of the Well sono i Maudlin of the Well, e nient’altro. Non dal punto di vista meramente qualitativo, sia chiaro; non avrebbe senso elevarli al di sopra di altre band sperimentali e cercare di far passare ciò come verità oggettiva e inconfutabile. Ma una cosa è sicura: Bath e il gemello Leaving Your Body Map, legati indissolubilmente da mille particolari tra cui il medesimo running time e le copertine volontariamente invertite, sono tra i lavori più personali e inimitabili di cui il metal d’avanguardia ci abbia mai fatto dono.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
97 su 2 voti [ VOTA]
Carmine
Giovedì 27 Giugno 2019, 13.03.32
3
Ottima recensione, mi ha spinto ad ascoltare il disco non appena ho finito di leggere. Tanta roba questo gruppo!
Andry Stark
Mercoledì 19 Giugno 2019, 21.39.28
2
Madonni che discone della madonna, è stato amore a primo ascolto.
Ad astra
Sabato 15 Giugno 2019, 16.11.10
1
Al limite della perfezione. Chapeau
INFORMAZIONI
2001
Dark Symphonies
Avantgarde
Tracklist
1. The Blue Ghost / Shredding Qliphoth
2. They Aren’t All Beautiful
3. Heaven and Weak
4. Interlude I
5. The Ferryman
6. Marid’s Gift of Art
7. Girls With a Watering Can
8. Birth Pains of Astral Projections
9. Interlude II
10. Geography
Line Up
Maria-Stella Fountoulakis (Voce)
Jason Byron (Voce, Tastiera)
Tobias Driver (Chitarra, Basso, Tastiera, Violoncello)
Greg Massi (Chitarra)
Josh Seipp-Williams (Chitarra)
Terran Olson (Tastiera, Flauto, Clarinetto)
Jason Bitner (Tromba)
Sam Gutterman (Batteria)
 
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