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Apophis - Gateway to the Underworld
22/06/2019
( 337 letture )
Quando si parla di “scena death metal” è molto probabile che il primo pensiero vada alla scuola americana, seguita poi dalle più note e prolifiche che si spostano dalla Finlandia al Sud America. L'elenco dei gruppi è lunghissimo, ma raramente sentirete parlare di “scena death metal tedesca”. È infatti difficile sentir citare gruppi tedeschi, proprio per il fatto che nonostante una terra che ha partorito i “big 4 teutonici” (che però ha sempre avuto un interesse particolare per la musica elettronica), non si hanno grandi nomi per quanto riguarda il death metal, Tanto che, per avere due nomi veramente grossi e di fama internazionale, bisognerà aspettare la fine degli anni 90 con l'arrivo di Necrophagist o Heaven Shall Burn.

Mentre il genere viveva un periodo incredibile, la Germania non sembrava essere in grado di partorire un gruppo del calibro di Morbid Angel, Bolt Thrower o Asphyx. I nomi più noti arrivano infatti scavando ed entrando più nell'underground: tra tutti si fanno sicuramente notare Poison, Mangled Torsos, Torchure e gli Apophis, che nel 1993 erano tra i primi gruppi estremi ad essere completamente assorti dalla mitologia egizia. Ma no, Gateway to the Underworld, interamente autoprodotto, non farà d'apripista ai Nile. Si tratta infatti di una passione rivolta interamente alle tematiche, perché in fin dei conti, si parla di un disco puramente death e in linea con gli standard del periodo. Dopo una breve intro atmosferica si parte infatti su ritmi sostenuti da una batteria che pesta senza sosta e da riff che mettono in mostra le capacità dei musicisti; pur non essendo un lavoro originale come altri, al gruppo bisogna riconoscere una certa abilità nello scrivere riff arzigogolati, strutture meno quadrate ed un gusto per le armonie che segnerà in modo più marcato le uscite successive. I brani infatti pur mantenendo un mood oscuro, complice sia il growl cavernoso, le sezioni più lente e scelte stilistiche che coinvolgono synth, “parlato” e chitarra acustica, non sono mai “neri” come lo sono dei brani a firma Incantation. Si ha a che fare con pezzi dal taglio più “mistico” se vogliamo, a tratti quasi onirico. Sono piccole cose che se da un lato non rendono il disco un capolavoro nel senso assoluto del termine, aiutano però a renderlo interessante e coinvolgente in tutta la sua breve durata (meno di mezz'ora). È interessante segnalare la doppietta finale composta da Signs of Appearance e The Frontier (pezzo registrato live); entrambi mostrano infatti il gruppo alle prese con brani dalle strutture più articolate e lunghe in cui gli elementi che poi caratterizzeranno le uscite successive iniziano a farsi sentire a dovere. I lavori successivi infatti, Down in the Valley (1993) ed in particolar modo Heliopolis (1998), sono senz'ombra di dubbio le migliori prove dei tedeschi, che nel 2005 torneranno in scena con I Am Your Blindness per poi restare in silenzio per ben quindici anni (nel 2018 pare siano iniziati i lavori per un nuovo disco).

Pubblicato e prodotto in modo del tutto autonomo, Gateway to the Underworld non è un capolavoro e certamente non un disco che segna la storia del genere. Nonostante ciò, è comunque un disco da rispolverare per riscoprire, se non scoprire, gli Apophis, che nel loro piccolo hanno comunque fatto parte di una schiera di gruppi in grado di regalarci dei dischi tutt'altro che da dimenticare.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
45 su 1 voti [ VOTA]
Galilee
Martedì 25 Giugno 2019, 16.36.32
4
Non li conoscevo e dovrei ascoltarli meglio, ma non mi sono spiaciuti per nulla. Bella copertina davvero.
Hagen
Martedì 25 Giugno 2019, 15.30.56
3
A differenza dei Mangled Torsos (a quando una recensione?), questi non li avevo mai sentiti nominare. Ho ascoltato il disco, e concordo con la recensione e il voto: non un capolavoro, ma comunque godibile.
duke
Domenica 23 Giugno 2019, 14.25.07
2
....copertina insolita.....niente splatter....niente soliti simboli....
gamba.
Sabato 22 Giugno 2019, 16.00.01
1
non ho alcun interesse per il death, non seguo nessun gruppo, però per qualche ragione a me sconosciuta conosco gli apophis di Heliopolis lo ricordo come un ascolto piacevole, potrei tentare pure con questo. grazie per la rispolverata
INFORMAZIONI
1993
Autoprodotto
Death
Tracklist
1. Intro - Gateway to the Underworld
2. Sad Realization
3. Apophis - Hostile Forms
4. Darkness
5, Signs of Appearance
6, The Frontier (Live)
Line Up
Kristian "Henne" Hahn (Voce)
Jörg 'High Tech' Bartelt (Chitarra)
Roger "Handwerker" Kirchner (Chitarra)
Christoph "Bibert" Bittner (Basso)
Erik Stegmaier (Tastiera, Synth)

Musicisti ospiti:
Frank Brenner (Tastiera)
 
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