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Five Finger Death Punch - American Capitalist
25/06/2019
( 466 letture )
Capitalista americano. Non poteva esserci titolo migliore per il terzo album dei Five Finger Death Punch. I Cinque cow-boy sono l’incarnazione stessa dell’hybris consumista americana, come esplicitato dalla copertina dell’album, che ci sbatte in faccia Lamborghini e tette al silicone. È proprio con il qui presente terzo album che il quintetto di Las Vegas (la città più esagerata degli USA, e non è un caso) forgia l’immagine da Real American Heroes che oggi lo contraddistingue. Pubblicato nel 2011, American Capitalist è preceduto da due lavori molto promettenti e ben accolti, The Way of the Fist e War is the Answer. Due titoli battaglieri che tengono fede al sound, un muscoloso miscuglio di groove, modern thrash, hardcore, condito da sapienti ritornelli da stadio e contraddistinto da una sezione ritmica devastante. Due album furbetti quanto genuinamente belluini, e soprattutto Americani quanto il fucile a pompa nel pickup di un redneck. Da qui ad incarnare l’immagine stessa degli eccessi a stelle e strisce, il passo è breve.

Un cambiamento d’immagine dicevamo, ma in parte anche sonoro. Se le coordinate di base restano quelle, la proposta della band si semplifica parecchio rispetto al passato. I brani si fanno più lineari, i riff più semplici, le melodie più patinate, le aggressioni più ignoranti. In una parola, i Five Finger Death Punch diventano (ancora) più tamarri. Questa semplificazione va di pari passo all’entrata del nuovo bassista Chris Kael, che si fa notare più per i rasta nella barba che per la sua prova alle quattro corde. Anche se l’assenza del potentissimo basso di Matt Snell si fa sentire, i Cinque non si sono certo rammolliti, anzi, e mettono le carte in tavola a partire dalla title-track posta in apertura. Un roccioso mid-tempo, costruito sulla sapiente alternanza fra strofe taurine e un ritornello melodico. Si tratta di un brano innegabilmente semplice, molto diluito rispetto alle prove passate, eppure con un tiro e un groove innegabili. Lo stesso discorso vale per la maggior parte dei brani, beceri quanto tremendamente efficaci. Difficile non muovere la testa all’ascolto di Generation Dead, Under and Over it, If I Fall, dopati da riff che prendono alla pancia, da una batteria martellante ed esaltati da vincenti melodie. A fare la differenza è la versatile voce di Ivan Moody. Il singer passa con disinvoltura – molto minore dal vivo a dire il vero – da una growl corrucciato ad una bella voce pulita, intensa ed espressiva. Quest’ultima si esprime al meglio nelle due (semi) acustiche Coming Down e Remember Everything. Ruffiane fin che si vuole, le due ballad sono inevitabili nell’economia di un album patinato come American Capitalist. Più semplicemente, esse sono ottimamente eseguite. In particolar modo la seconda, condita da un ritornello da brivido e da un bell’assolo di chitarra, mostra una band musicalmente preparata e attenta ai dettagli.

Il terzo album è generalmente considerato quello della verità, delle conferme. In questo caso, il terzogenito dei Five Finger Death Punch mostra chiaramente la fortunata via poi intrapresa dal Quintetto con i lavori successivi. I FFDP abbandonano per strada parte della loro forza in favore di un approccio molto più fruibile. Una strategia fruttuosa, visto che American Capitalist ha venduto ad oggi più di un milione di copie, ma anche un cammino naturale verso la piena identità del gruppo. Un’immagine eccessiva e pacchiana certo, ma anche coerente ed efficace. O si amano o si odiano insomma, e di certo quest’album non migliora le cose. Ma ogni tanto ci si può lasciar andare alla tamarranza più sfrenata, e allora vi ritroverete a canticchiare I’m a goddamned American capitalist!



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2011
Prospect Park Records
Groove
Tracklist
1. American Capitalist
2. Under and Over it
3. The Pride
4. Coming Down
5. Menace
6. Generation Dead
7. Back for More
8. Remember Everything
9. Wicked Ways
10. If I Fall
11. 100 Ways to Hate
Line Up
Ivan Moody (Voce)
Zoltan Bathory (Chitarra)
Jason Hook (Chitarra)
Chris Kael (Basso)
Jeremy Spencer (Batteria)
 
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