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Maniac Abductor - Casualties of Causality
27/06/2019
( 331 letture )
Nel 2013, sulla scia dei connazionali Lost Society, che quello stesso anno rilasciavano il proprio debutto Fast Loud Death, un manipolo di thrash (e molto poco speed) metallari finlandesi decide di provare ad assaltare la scena. Originari di Joensuu, i nostri trovano un assetto quasi definitivo già l’anno seguente, con Niklas Pappinen al microfono, Jesse Elo e Late Jaatinen alle chitarre, Janne Parviainen al basso e Jesse Räsänen alla batteria. Nel 2015 è tempo di pubblicare un primo EP, contenente l’adrenalinica Thrash Assault, Privacy for Sale, certificando così una posizione debitoria nei confronti di Havok e Warbringer, peraltro citati dagli stessi Maniac Abductor tra le principali fonti d’ispirazione, e First World Disease, nella quale Pappinen allenta il suo screaming per concedersi il lusso di scimmiottare uno stile à la Hetfield. Nulla di nuovo sotto il sole, ma comunque un discreto punto di partenza. Impressione peraltro confermata due anni dopo con il rilascio del singolo Fight or Die.

Arriviamo così al 2019, anno in cui vede la luce l’esordio sulla lunga distanza Casualties of Causality, inciso con Saku Tauru in luogo di Jaatinen e pubblicato con la Inverse Records il 10 maggio scorso. L’album si compone di nove tracce, recuperando parte dell’Ep del 2015, con Thrash Assault e First World Disease, cui si aggiungono sei nuove composizioni e, in coda, la cover di Troops of Doom dei Sepultura. L’apertura è affidata a Fooled Again, peraltro rilasciata alcune settimane prima come singolo, che cala subito l’ascoltatore in uno scenario thrash classico, restituendo l’immagine di una società marcia e violenta e di un’umanità inevitabilmente condannata, sebbene i testi, in generale, non risultino particolarmente ispirati. A ruota Watery Tomb, che gioca con sonorità trite e ritrite nell’ultimo decennio, e la già nota First World Disease. Dopo Evil Brotherhood, che sembra invece strizzare l’occhio più al groove, i finlandesi decidono finalmente di calare gli assi, si fa per dire, risollevando così le sorti dell’album. Nell’ordine arrivano le più corrosive Destroyer of Worlds, No Hope for You, Hatebound e Thrash Assault, prima della chiusura affidata alla rivisitazione del brano dei Cavalera. Proprio Thrash Assault, risalente però, come detto, a quattro anni prima, rimane la traccia più convincente dell’intero lotto, testimoniando così, indirettamente, che la band non ha ancora compiuto in modo definitivo il proprio percorso di maturazione.

Nel complesso, Casualties of Causality è un esordio che pone i Maniac Abductor a metà del guado. Un album che raggiunge sicuramente la sufficienza, senza tuttavia riuscire a impressionare, ma con un crescendo finale a offrire buone speranze a ogni thrasher assetato di novità.

Buon ascolto e che il metallo sia con voi!



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
66.5 su 4 voti [ VOTA]
ElManjo
Mercoledì 3 Luglio 2019, 23.04.28
1
A me hanno convinto, secondo me album abbastanza vario e tutto sommato senza punti davvero deboli. Ci sta, magari qualcosina in più del 65 come incoraggiamento, un 70 dai. Mille volte meglio di tanto pattume tutto uguale che ci viene propinato spesso (in ambito thrash sempre)
INFORMAZIONI
2019
Inverse Records
Thrash
Tracklist
1. Fooled Again
2. Watery Tomb
3. First World Disease
4. Evil Brotherhood
5. Destroyer of Worlds
6. No Hope for You
7. Hatebound
8. Thrash Assault
9. Troops of Doom
Line Up
Niklas Pappinen (Voce)
Jesse Elo (Chitarra)
Saku Tauru (Chitarra)
Janne Parviainen (Basso)
Jesse Räsänen (Batteria)
 
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