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First Signal - Line of Fire
28/06/2019
( 446 letture )
Terzo capitolo della saga First Signal. Capitanati dalla voce ipermelodica di Harry Hess, la band made in Canada sciorina un AOR di alto livello, e lo dimostra anche in questo Line Of Fire, uscito a metà maggio per Frontiers Records. Il progetto First Signal appare come una creatura personale del singer, che ha partorito l’omonimo debut album nel 2010, prodotto ed elaborato insieme all’ex bassista dei Pink Cream 69, Dennis Ward, ben accolto da critica e pubblico in quel periodo. One Step Over The Line, secondo gradino della discografia del gruppo è datato 2016, e registrò meno clamore e riscontri, mentre per questo ritorno si è riformato lo staff che aveva dato i natali al debut album. E in verità si percepisce chiaramente il mutamento di rotta. La line-up viene completata da musicisti talentuosi quali Michael Palace alle chitarre e Johan Niemann (Therion, Evergrey) al basso, con lo storico e fedele Daniel Flores, dietro le pelli a menare bordate. Il sound che ne scaturisce è un bilanciato, quanto inebriante, mix di attraenti sonorità sospese tra hard rock e AOR di lignaggio regale: Harry Hess, dietro al microfono già con i grandi Harem Scarem, capeggia il pentagramma da par suo, avvalendosi di numerosi songwriter esterni per apportare maggior incisività ed ariosità a questo nuovo disco.

Born To Be A Rebel apre i giochi con tessiture strumentali di classe, la voce dipinge paesaggi solari che colano verso un inciso catturante, guarnito da cori sofisticati e chitarre avvolgenti; il solismo della sei corde è energico mentre le key riempiono l’aere, A Million Miles è un pezzo fantastico con grande groove e una capacità di scrittura elevata che raggiunge l’acme nel ritornello, arrangiamenti pregiati per uno dei momenti più alti dell’intero CD, strizzando l’occhio ai grandi Giant di Dann Huff. The Last Of My Broken Heart è una ballad delicata, corroborata da grandi atmosfere, incastri vocali paradisiaci e cori rarefatti che portano l’ascoltatore a sognare ad occhi dilatati, ennesima riprova della bontà della band in questione; assolo di Palace di gran gusto e tecnica sopraffina, insomma, una resa perfetta. Tonight We Are The Only riparte in quarta con un altro brano di bellezza rilucente e un chorus brillante e memorizzabile al primo ascolto, con le guitar che graffiano la griglia delle casse, Walk Through The Fire è spezzata nel riff, inglobando appieno la lezione storica di Foreigner e Toto, espletata anche nello stile di Hess che scoppia su un ritornello tipico da radio fm americane, il tutto condito da un grande lavoro delle tastiere in primo piano. Never Look Back sa molto di momenti bonjoviani nel incipit, colorandosi ancora di striature alla Giant e risultando ancora una volta uno scampolo assai apprezzabile, ben realizzato e convincente a palla: gli amanti del genere potrebbero godere a lungo anche grazie ad un assolo evocativo di Michael Palace all’ascia: rotondo, levigato, decisamente maturo e scoppiettante, cori compresi. La title-track mostra fauci spalancate e aggressive, confermate da un solo pirotecnico e ed eruttante lapilli roventi del solito ottimo chitarrista, Here With You è la seconda ballad, racchiusa tutta in un circuito di feeling e soavità musicale, mentre Need You Know è dritta come un fuso nel suo riff compatto di chitarra che la rende hard rock così come la seguente Falling, brano scatenato che spara un grande ritornello che si stampa sulla pelle dopo pochi secondi, con effetti benefici, mentre la batteria picchia duro e la chitarra sega via i momenti malinconici della vita. Chiude il full lenght The End Of The Word, altro ottimo esempio di musica raffinata, accurata ma anche pronta a mostrare i pugni, con la sei corde di Palace che recita una parte dominante sempre in tutto il timing, e la sezione ritmica che sa farsi le sue belle serie di piegamenti e sollevamento pesi.

Un disco potenzialmente pieno di hit, suonato alla grande con perizia e stupefacente bellezza che si avvicina per qualità da leccarsi i baffi, anche se lo stile è un po’ diverso, ai compagni d’etichetta Perfect Plan con il loro disco del 2018. Per chi ama l’AOR i First Signal sono una libidine illimitata, opera da avere assolutamente. Imperdibile Harry Hess, con i suoi degni pard d’avventura.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
54.4 su 5 voti [ VOTA]
Andy
Domenica 30 Giugno 2019, 17.26.22
1
...il primo album era notevole ma gia' il secondo era di molto sotto tono!...questo terzo parte con un pezzo gia' prestato ai white widdow alcuni anni fa per l'album crossfire....ma che senso ha riproporlo?...dato che i WW l'avevano suonato pure meglio?...come apertura poi?....iniziamo con i reciclaggi di brani da parte di frontiers?....boooo
INFORMAZIONI
2019
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1 Born To Be A Rebel
2 A Million Miles
3 The Last Of My Broken Heart
4 Tonight We Are The Only
5 Walk Through The Fire
6 Never Look Back
7 Line Of Fire
8 Here With You
9 Need You Know
10 Falling
11 The End Of The Word
Line Up
Harry Hess (Voce)
Michael Palace (Chitarra)
Johan Niemann (Basso)
Daniel Flores (Batteria)
 
RECENSIONI
70
 
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