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Morgoth - The Eternal Fall / Resurrection Absurd
29/06/2019
( 499 letture )
La grande epopea del death metal e la grande corazzata teutonica esclusa da questa tavola del Risiko, schiacciata dall'imbizzarrimento giovanile inglese, svedese, olandese e dal Patto Atlantico firmato lungo le coste orientali degli Stati Uniti. Unica eccezione: una band seminale, che ha inciso il proprio nome nelle tavole sin dalla pubblicazione del demo Pits of Utumno, dalla mirabile perizia tecnica che li ha portati ad evolversi e sconvolgere le proprie radici. Maturi e rigorosi prima di tutti gli altri, figliastri di quel thrash ricercato, serrato e dalle tinte oscure (Kreator e Coroner in primis), ammaliati dalle sirene floridiane e dalle creazioni firmate Mameli e Van Drunen. I Morgoth esprimono quel genere senza etichette e senza digressioni, sicuramente scevri di brani e soluzioni particolarmente catchy, non avvezzi alla semplicità, alla schematicità e all'istinto selvaggio del hardcore punk. Una violenza perfetta, miscela emblematica di passato, presente e futuro, di armonia e martellamento, di ritmiche e riffing già compiuti tra il 1988 e il 1989.

Proprio in quegli anni ha inizio la nostra storia: la storia di una compilation diventata album inossidabile e oggetto immancabile nelle collezioni di generazioni di fanatici. Resurrection Absurd riparte dalle tinte stilistiche e dalle progressioni del precedente demo, con 5 brani segnati dall'abilità dei musicisti: la formula implica un songwriting compatto, con cambi costanti di soli e ritmiche, interludi e riffing granitico, sostenuti dalla batteria precisissima di Henneke. Registrato come demo e re-mixato appena trovato l'accordo commerciale con Century Media, denota un sound pieno e ruvidissimo, con chitarre e voce ispirate dai monumentali primi due Death condita di una sensazione generale di macabro ed incorporeo. I Morgoth non cercavano gloria, non ispiravano clamore né volevano alzare l'asticella dell'intensità, come molti colleghi tentati dalle evoluzioni brutal e grind.

The Eternal Fall è la perfetta prosecuzione e l'anello di congiunzione al successivo ed impenetrabile Cursed: le strutture e le composizioni divengono più elaborate sebbene senza esagerazioni, strizzano l'occhio oltreoceano seppure con una personalità stilistica sempre encomiabile. Burnt Identity, il suo timing diretto e la doppia cassa incalzante, le vocals tipiche di Grewe ed il sound esaltante di scuola Scott Burns: la opener è servita, bandiera di una concezione irremovibile di death metal made in 1990. Altro EP, altri 5 brani, inclusa l'ormai classica title-track del primo demo, i suoi palm muting in mid-tempo, a formare un concept oscuro e misterioso, sancito dai ritmi ostinati e dai contro-tempi di White Gallery come dalle aperture doom-style di Eternal Sanctity, senza mai disdegnare tastiere e inserti orrorifici.

Spesso ignorati, senza legami né solide fratellanze, abbandoneranno la retta via da lì a qualche anno, pur confermando le proprie doti, la brillantezza e l'avanguardismo dei songwriters. Il death metal non è un gioco, non è un trend, non è una gara a chi miete più vittime o una sfida di decibel: è pensiero, carattere, abnegazione, risolutezza. E i Morgoth, in quella grande epopea, erano campioni.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
76.33 su 6 voti [ VOTA]
thrasher
Sabato 29 Giugno 2019, 23.58.53
4
Comunque avevo commentato anche qui dicendo che era un grandissimo album Death metal... Dalla regia si sono divertiti a cancellarmi...
Galilee
Sabato 29 Giugno 2019, 21.57.49
3
Buona recensione concordo in tutto. Ottimi poi i due album che seguirono. Assutamente da avere per chi ama il Death metal.
Aceshigh
Sabato 29 Giugno 2019, 17.51.11
2
Grandi Morgoth!!! Band che mi è sempre piaciuta un casino. Se Resurrection Absurd, il primo dei due ep, era magari ancora un filo grezzo, con The Eternal Fall siamo già al livello dei due seguenti fantastici full-lenght. 5 pezzi da paura, dove ogni tanto spuntano fuori influenze dei primissimi Death, filtrate da una rozzezza tipicamente teutonica. E poi ho sempre amato il vocione catarroso e schizoide di Marc Grewe! Facendo la media... direi che arrotondo ad 85.
lisablack
Sabato 29 Giugno 2019, 17.45.02
1
Eeeh qui siamo nella storia, poco da dire..e' una vita che non l' ascolto, sara' il caso di rispolverarlo😀
INFORMAZIONI
1990
Century Media
Death
Tracklist
1. Burnt Identity
2. Female Infanticide
3. White Gallery
4. Pits of Utumno
5. Eternal Sanctity
6. Dictated Deliverance
7. Travel
8. The Afterthought
9. Selected Killing
10. Lies of Distrust
Line Up
Marc Grewe (Voce)
Harald Busse (Chitarra)
Carsten Otterbach (Chitarra)
Sebastian Swart (Basso)
Rüdiger Hennecke (Batteria)
 
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