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Shotgun Sawyer - Bury The Hatchet
01/07/2019
( 688 letture )
Dylan e Brett, amici dall’ infanzia, appassionati e compagni di musica da molti anni si uniscono a una jam nel 2015, dove incontrano David Lee, il batterista dallo stile vecchia scuola che stavano cercando: scatta così la scintilla che ha dato il via agli Shotgun Sawyer. Dopo il loro incontro, nel giro di pochi giorni i tre musicisti condividono idee e progetti per il proseguimento del gruppo, arrivando a breve a suonare in concerti locali, fino a toccare l’Europa con un tour svoltosi la scorsa estate.
Dopo il loro debutto avvenuto nel 2016 con Thunderchief tornano a farsi sentire con Bury The Hatchet, secondo full length caratterizzato sempre da uno stile grezzo, di stampo vintage, registrato live, utilizzando solo strumentazioni analogiche. Nel corso della sua durata si possono percepire infinite influenze, tra cui quelle da loro citate che spaziano dal delta blues di Muddy Waters e Howlin' Wolf, al rock inglese dei Led Zeppelin e Black Sabbath, al grunge dei Nirvana e Soundgarden. A questi si possono inserire decine di altri nomi da Jimi Hendrix, ai Thin Lizzy agli ZZ Top.

Bury The Hatchet si apre con Ain't Tryin' to Go Down Slow e (Let Me) Take You Home, due canzoni scappate dagli anni ’70: il sound è sporco e graffiante, così come lo è la voce di Dylan Jarman, non precisissima ma credibile e tutto sommato in grado di offrire una performance originale, in cui non si va a emulare nessuno. Il risultato è ottimo. In Backwoods Bear si è in pieno territorio blues mentre in You Got to Run e Son of the Morning si spazia dal blues allo stoner, con riff fuzzosi, ritmati ed energici. Le restanti quattro tracce Hombre, Love You Right, When the Sun Breaks e Shallow Grave costituiscono un combo di brani blues-rock, potenti e rudi, che scorrono senza un secondo di quiete fino alla fine dell’album.
Per descrivere Bury The Hatchet non bisogna scavare alla ricerca di significati particolari, non c’è bisogno di nessun filtro per comprenderlo: è un disco che si ispira dal passato, ma con personalità, genuino e credibile. Le influenze sono tantissime, a tratti si fanno sentire e ovviamente un album di questo genere non può essere un campione di sperimentazione e di innovazione, ma senza questa voglia di strafare, a basso profilo riesce a dire la sua. I Shotgun Sawyer percorrono la loro strada, non vogliono essere i nuovi Led Zeppelin o i nuovi Black Sabbath, vogliono solo inserirsi nel filone rock-blues con la loro personalità, cercando di dire la loro mettendoci la faccia: alla fine ci riescono, mantenendo le promesse fatte in termini di sound e di songwriting. La produzione è ottima, il sound ha un’ottima resa, è vintage, caldo e avvolgente, così come le canzoni presentano un grandissimo stile e funzionano: questa combinazione di personalità e qualità è letale.

Bury The Hatchet è un cd che merita sicuramente di essere ascoltato: di questi tempi escono molti album simili, dischi blues-rock che guardano al passato, ma tra i tanti, compresi quelli di artisti ben più famosi e conosciuti, il lavoro degli Shotgun Sawyer è uno dei più meritevoli, per via di canzoni e suoni dallo stampo vintage, estremamente ben curati, piacevoli ed elaborati con grande energia e una quantomeno sufficiente dose di personalità.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
57.25 su 4 voti [ VOTA]
El Faffo
Mercoledì 10 Luglio 2019, 19.14.01
1
Non male, se si hanno aspettative diverse sul ben recensito contenuto! Lo riascolto volentieri... Con l' ultimo Grand Magus sono sempre in heavy rotation.
INFORMAZIONI
2019
Ripple Music
Rock
Tracklist
1. Ain't Tryin' to Go Down Slow
2. (Let Me) Take You Home
3. Backwoods Bear
4. You Got to Run
5. Son of the Morning
6. Hombre
7. Love You Right
8. When the Sun Breaks
9. Shallow Grave
Line Up
Dylan Jarman (Voce, Chitarra)
Brett “The Butcher” Sanders (Basso)
David Lee (Batteria)
 
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