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Holy Moses - Finished with the Dogs
06/07/2019
( 390 letture )
A vederla oggi, Sabina Classen attizza assai meno di quanto non facesse nel 1987.
Adesso Sabina -ancora in giro per concerti, festival e sballi vari- è in sovrappeso, il suo viso non ha più i tratti angelici che furono, ma la grinta è sempre quella di un tempo.
Nel 1987, anno di uscita del secondo lavoro degli Holy Moses, le copertine delle riviste specializzate erano tutte per lei; gli altri della band erano appunto “gli altri”, quasi senza identità. Perché il palco (ed il retropalco) era il regno di Sabina, la principessa del thrash made in Germany. Vabbè, diciamola tutta, Sabina ci faceva strippare di brutto. Nelle foto ammiccava con gli occhi da gatta, on stage tirava fuori la sua voce unica, degna della figlia di Lemmy.
L’anno prima, dopo la solita gavetta quasi decennale (sette demo in cinque anni), gli Holy Moses avevano esordito con Queen of Siam: nulla di eccezionale, se non -si ripeta per l’ennesima volta- perché a cantare era una fanciulla ben dotata, in ogni senso. Queen of Siam era piaciuto, ma con grandi riserve; insomma se non avesse cantato la Classen, l’album non se lo sarebbe filato praticamente nessuno; ed invece lei era riuscita a catalizzare l’attenzione su un esordio che, lontanissimo dall’essere eccellente, aveva fatto parlare di sé.
Al tempo di Finished with the Dogs, ci si aspettava il lavoro della consacrazione, quella della maturità. Ed invece, rispetto all’esordio, il nuovo lavoro non aggiungeva alcunché rispetto a quanto ascoltato un anno prima. La maturazione sarebbe arrivata dopo, a distanza di tempo, cambiando 2/4 della band (Terminal Terror, 1991, così thrash, così doom, magnifico album).

Finished with the Dogs era la perfetta puntata numero due di Queen of Siam; come se si trattasse di un’unica concezione, parcellizzata in due momenti. A voler trovare delle differenze, questa seconda fatica era un tantino più ragionata rispetto all’esordio in cui la ferocia e l’aggressività -poco controllata- la avevano fatta da padroni. A sentirlo oggi, Finished with the Dogs non può che farti rimanere un po’ toccato dentro l’anima come a ritrovare, in età adulta, un gioco rudimentale al quale, da bambino, eri affezionato.
Suoni crudi, velocità sparata senza freno. Tutto basico, tutto incredibilmente anni ottanta. Definire se sia un album thrash o piuttosto speed non è facile perché anche se le tematiche thrash ci sono, le stesse sembrano sovrastate dalla ricerca della velocità ad ogni costo. Al tempo, in Germania, girava gente tipo i Violent Force (Malevolent Assault of Tomorrow) o, ancora, gli Assassin (The Upcoming Terror), band che non concepivano il rallentamento, folgorate dall’ascolto di Kill ‘em All.
Il disco dura poco più di mezz’ora, il tempo di una fumata di Garibaldi ammezzato. Per chi degli Holy Moses non sapeva nulla, si stentava a credere che a cantare fosse una donna. Già dal primo brano -quello da cui prende il nome l’album- Sabina canta, urla, strepita. È un pezzo velocissimo, con inserti degni della tradizione californiana. Ancora più tirata è Current of Death, uno dei cavalli di battaglia degli Holy Moses dal vivo, ancora oggi. Nella terza traccia, Criminal Assault, lo speed estremo lascia finalmente spazio a qualche idea un po’ più tecnica (si fanno apprezzare un paio di assoli e la buona base ritmica). La macinatura delle pietre riprende con In the Slaghterhouse. Siamo al quarto brano, ma la sensazione è come se fossimo ancora al primo, senza soluzione di continuità. In Fortress of Desperation il ritmo si fa, nell’incipit, cadenzato. La voce della Classen diventa ancora più ruvida, scartavetrando i padiglioni auricolari dell’ascoltatore.
Titolo che meriterebbe un approfondimento è Six Fat Women. Lo speed lascia spazio al thrash più complesso, con qualche tempo-controtempo interessante. Corroded Dreams è la piccola perla di questo album: elementare ma perfetta. Ottimo il lavoro del bass player Andre Chapelier che con Uli Kusch crea una combinazione perfettamente riuscita. Il brano è decisamente il migliore dell’album, condito da un assolo centrale di scuola Slayer, quindi brevissimo e di grande impatto. Nuovamente, si torna a picchiare duro -in stile USA- con Life’s Destroyer e con la seguente Rest in Pain, quest’ultima piena di dissonanze inconsuete per gli Holy Moses del 1987, quasi a voler dimostrare che, oltre al contachilometri sempre in zona rossa, i nostri sapevano anche -a richiesta- far bella mostra di doti tecniche (ma tanto nel 1987 a chi sarebbe interessato ? magari giusto ai fans dei Cacophony, quelli sì che hanno dato la sterzata giusta e definitiva verso il thrash-speed tecnico). Si chiude con Military Service che inevitabilmente fa il verso a Metal Militia dei Metallica. Con tutti i dovuti, enormi e palesi distinguo.

Il voto è per la simpatia, per il coraggio e per essere stata, Sabina, nei nostri sogni notturni e nottambuli.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
85 su 2 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Martedì 9 Luglio 2019, 19.45.13
5
Una delle poche vocalist donne che mi piacciono, anche dal vivo spaccano davvero, grandi Holy Moses
Area
Lunedì 8 Luglio 2019, 13.19.05
4
L'ho ascoltato ormai troppo tempo fa, dopo che lo ristamparono insieme agli altri loro album , quindi parliamo già di 15 anni fa.... sinceramente preferisco il successivo che lo reputo un po più semplice da ascoltare.
ObscureSolstice
Domenica 7 Luglio 2019, 16.59.54
3
Ricordo che lo comprai subito senza esitazione dopo averlo sentito in un negozio di dischi. Uno di quegli album che mi spiazzò e mi fece acquistare stima in loro tra le mie band thrash preferite e tra le file una leader Sabina Classen di una donna leader del thrash metal e metal, a livello europeo e oltre se si ascolta bene la discografia. Troppo forte, il thrash metal quello granitico ma per pochi, niente da invidiare ad altri, la più storica band thrash della Germania gli Holy Moses. 85
Aceshigh
Domenica 7 Luglio 2019, 10.59.00
2
Beh, anch’io non mi trovo in linea con la recensione. I miglioramenti rispetto all’album d’esordio (invero piuttosto acerbo) a mio parere sono parecchio evidenti e, pur rimanendo l’impatto e la ferocia abbastanza grezza le basi di questa release, spesso tale formula è mischiata a soluzioni di riff e ritmiche tutt’altro che scontate. Basta dare un ascolto a Criminal Assault, Corroded Dreams o all’anomala Rest in Pain. Ottimi anche i pezzi più quadrati e diretti come la title-track, Current of Death o Military Service. Ottimo anche il lavoro di Kusch alla batteria. Il successivo e più ragionato The New Machine of Liechtenstein mostrerà ulteriori miglioramenti e rappresenta secondo me la punta della discografia degli Holy Moses (ma già sento qualche vecchio thrasher controbattere), tuttavia Finished With The Dogs rimane forse l’album più rappresentativo della band. Non è un capolavoro (gli Holy Moses non mi risulta ne abbiano fatti) ma di sicuro è un gran bell’album di thrash tetesken! Per me merita almeno un 80.
Rik bay area thrash
Sabato 6 Luglio 2019, 18.23.58
1
Ehm, forse verrò tacciato di non capire niente di speed/thrash metal, ma, nel mio piccolo, trovo la review non in linea con il mio gusto musicale e la mia opinione su questo album. Da come viene descritto l album, sembra un qualcosa buttato lì alla belle meglio. La tecnica musicale non manca affatto e le song cmq si distinguono. È molto anthraxiano se vogliamo proprio essere pignoli, ma non mi sembra una cosa così orribile. Qui la classen ancora 'canta', così come sul successivo album, dopo sarà solo esclusivamente growl. Per me è un album veramente valido. Poi ovviamente siamo fatti in molti modi e giustamente si percepisce in modo soggettivo. Holy moses mai stati considerati tra i grandi del thrash teteschen, ma per me, grandissima band e che ha realizzato fino a qualche anno fa dischi pregevoli, molto pregevoli. 🤘
INFORMAZIONI
1987
AAARRG Records
Thrash
Tracklist
1. Finished with the Dogs
2. Current of Death
3. Criminal Assault
4. In the Slaghterhouse
5. Fortress of Desperation
6. Six Fat Women
7. Corroded Dreams
8. Life’s Destroyer
9. Rest in Pain
10. Military Service
Line Up
Sabina Classen (Voce)
Andy Classen (Chitarra)
Andre Chapelier (basso)
Uli Kusch (Batteria)
 
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