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Árstíðir Lífsins - Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr
14/07/2019
( 1154 letture )
A ben cinque anni di distanza dall’ultima fatica discografica, gli Árstíðir Lífsins, terzetto che si colloca geograficamente tra Islanda e Germania, ritorna a raccontarci le imprese legate agli eroi della propria tradizione folkloristica e popolare. In questa nuova esperienza musicale e, soprattutto narrativa, la band decide di aprire un nuovo filone, pubblicando la prima parte di quella che sarà una saga incentrata sulla storia leggendaria di Óláfr Haraldsson II, detto il Coraggioso, sovrano del regno di Norvegia e martire cattolico del II secolo D.C.

La proposta degli Árstíðir Lífsins, non è “solamente musicale”.
La missione della band tedesco/islandese è quella di immergere l’ascoltatore nel contesto storico narrato, non solo grazie all’utilizzo di strumenti legati alla tradizione norrena, cori che trasudano epicità e melodie che sfiorano le sonorità più legate al genere Viking; infatti, il collante alle diverse canzoni che compongono Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr è la voce narrante di Marsél, vero protagonista del Full length. Il narratore, perfettamente integrato anche nelle parti più aspre e decise del disco, prende per mano l’ascoltatore e con voce stregante racconta le diverse fasi delle vicende storiche trattate; l’espediente funziona, riesce ad intrattenere e creare curiosità ed aspettativa in chi ascolta.
Anche dal punto di vista strettamente musicale gli Árstíðir Lífsins, sanno il fatto loro: le chitarre, perfettamente a proprio agio anche nelle fasi più lente e introspettive, sfoderano un black metal astioso e di vecchio stampo, tagliente e avvolgente, aiutato anche da una produzione che non ne intacca l’autenticità. Gli strumenti folk rimangono decisamente sulle retrovie, assumono un ruolo centrale solamente in poche circostanza (come sul finale della traccia Vandar jǫtunn reisti fiska upp af vǫtnum), ma risultano allo stesso tempo focali, per creare quella tipica atmosfera delle produzioni dal sapore Nord Europeo.
Unica pecca sono i limiti linguistici; gli Árstíðir Lífsins, veri tradizionalisti quali sono, creano un aurea di mistero attorno alla propria personalità, elevando una barriera linguistica insuperabile per molti, tranne in quei pochi frangenti in cui la voce narrativa sceglie il tedesco. Una soluzione che può considerarsi a doppio taglio, ma la band riesce comunque a fare un lavoro egregio dal punto di vista musicale, facendo quasi dimenticare le difficoltà strettamente semiotiche.

Nella prima parte della produzione gli Árstíðir Lífsins, mettono i diversi perni su cui si baserà tutto il restante del disco; l’assaltante Fornjóts synir ljótir at Haddingja lands lynláðum apre le danze con i suoi riff di chitarra abrasivi e la doppia cassa che detta ritmiche al cardiopalma; un pezzo che descrive al meglio l’anima oscura del terzetto; mentre la successiva Sundvǫrpuðir ok áraþytr, con i suoi suoni più delicati, accompagnati dalla sempre ottima voce narrativa, scopre il fianco, mettendo alla luce il lato più sensibile della band, in un pezzo in un costante crescendo, dove ad emergere è la voce pulita e decisa di Marsél. Nella parte centrale troviamo, invece, le canzoni che segnano decisamente l’apice dell’intero platter: Líf á milli hveinandi bloðkerta, nonostante la lunga durata, è un pezzo che non perde mai di intensità; i riff di chitarra, nella loro robustezza, si sporcano di una glaciale melodia estremamente musicale; gli scream si alternano alle profonde voci corali alla perfezione, sul finale di canzone i ritmi calano di intensità per dare maggiore spazio proprio a questi ultimi, in uno slancio di epicità che non appare comunque pacchiano. Anche la successiva Stǫng óð gylld fyr gǫngum ræfi, segue più o meno questo schema, sebbene, in questo frangente, i ritmi sono più serrati e corposi. Ma è proprio qui il punto di forza degli Árstíðir Lífsins; il terzetto riesce a creare pezzi che, pur partendo già con una certa potenza, crescono progressivamente di intensità grazie alla aggiunta progressiva di tutti quelli espedienti estranei alla sfera black che man mano si vanno ad accorpare, per poi, sul finale, esplodere in un climax sonoro travolgente. Non mancano però momenti meno concitati, ma comunque apprezzabili: Siðar heilags brá sólar ljósi è una vera e propria ballad in cui la voce pulita e abissale, viene accompagnata dagli strumenti della tradizione e dagli ormai soliti cori; un frangente sicuramente aulico, in cui però i limiti linguistici si sentono maggiormente. Nella parte finale di disco non troviamo importanti sussulti; il secondo pezzo più intimo del disco, Fregit hefk satt, riprende lo schema tracciato nella canzone descritta sopra, ma questa volta sono i cori la voce trainante, mentre la conclusiva Haldi oss frá eldi, eilífr skapa deilir gli strumenti a fiato e a corda folk prendono finalmente lo spazio meritato, amalgamandosi perfettamente con le chitarre distorte, in un pezzo che suona in modo sia delicato, sia deciso nei suoi ritmi cadenzati e trascinanti.

In conclusione, questo nuovo capitolo aperto dagli Árstíðir Lífsins sembra promettere davvero bene: Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr è un disco completo e che nella sua lunghezza di esecuzione, non stufa, anche nei passaggi più rarefatti e reiterati. La commistione di elementi legati alla tradizione folk, black e pagani suona in modo coerente e le diverse istanze risultano ben equilibrate, anche andando più in profondità con gli ascolti. Aspettiamo quindi al varco la band per il prossimo capitolo, se questo è solo l’inizio, per i prossimi l’aspettativa sarà alta.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
68.85 su 7 voti [ VOTA]
FedeBlack
Giovedì 5 Settembre 2019, 12.52.04
2
Non capisco il voto dei lettori. Disco splendido, un po’ “misterioso” come scrive il recensore per via della lingua, forse anche per questo estremamente affascinante. Musicalmente pazzesco, curato nei minimi dettagli. Di sicuro è un disco impegnativo che richiede un bel numero di ascolti per essere apprezzato a pieno. Splendida recensione!
Doomale
Domenica 14 Luglio 2019, 13.49.43
1
Grande gruppo, qui serve tempo e pazienza per apprezzarne a pieno tutte le sfumature. Di certo non uno di quei gruppi che puoi ascoltare nei 10 minuti liberi. Lo prenderò appena possibile, il precedente era stupendo e ti catapultava a bordo di un imbarcazione che stava per attraccare in qualche landa dei ghiacci.
INFORMAZIONI
2019
Van Records
Folk/Black
Tracklist
1. Fornjóts synir ljótir at Haddingja lands lynláðum
2. Sundvǫrpuðir ok áraþytr
3. Morðbál á flugi ok klofin mundriða hjól
4. Líf á milli hveinandi bloðkerta
5. Stǫng óð gylld fyr gǫngum ræfi
6. Siðar heilags brá sólar ljósi
7. Vandar jǫtunn reisti fiska upp af vǫtnum
8. Fregit hefk satt
9. Haldi oss frá eldi, eilífr skapa deilir
Line Up
Marsél (Voce)
Stefàn (Voce, Chitarra, Basso, Piano, Vibrafono)
Arnì (Voce, Batteria, percussioni, Viola, Cello, Organo)
 
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